lunedì 27 febbraio 2017

12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente - Mohamedou Ould Slahi


12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente

 

I Contenuti

Quando, nel 2002, Slahi viene mandato nel famigerato campo di detenzione di Guantánamo, è costretto a sopportare tutto il peggio che un carcere può offrire, compresi mesi di deprivazione sensoriale, tortura, violenze sessuali, minacce di ogni tipo, perfino ai suoi cari. Dopo tre anni di prigionia, ha cominciato a scrivere a mano la sua storia, in inglese, la lingua che ha imparato interagendo con i suoi carcerieri. Nel 2007 l'Fbi, la Cia e l'intelligence americana hanno stabilito che non ci sono elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo. Non è mai stato accusato formalmente di alcun crimine. Nel 2010 un giudice federale ha ordinato la sua scarcerazione. Eppure resta a Guantánamo. Nonostante questa inimmaginabile ingiustizia, Slahi rimane tollerante, razionale, benevolo. La sua è una memoir intima e personale, spaventosa, pervasa da una grazia sorprendente. Il suo manoscritto è stato ora declassificato dal governo americano e le sue parole ispirate, percorse da un umorismo dark, comunque devastanti, sono finalmente a disposizione di tutti. Raccontano una storia scioccante, fondamentale, che ha il potere di modificare la considerazione di ciascuno e rappresenta un documento di immensa importanza storica. Il risultato è una lettura avvincente e rivelatrice, un racconto di perseveranza umana portata al limite, ma mai spezzata.


La Recensione

"12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente", in originale "Guantánamo Diary" è un romanzo/diario di prigionia di Mohamedou Ould Slahi, edito nel 2015. Slahi ha scritto questo libro di memorie mentre era ancora imprigionato, nel 2005, e noi lo possiamo leggere perché il governo degli Stati Uniti ha recentemente declassificato molto materiale al riguardo ma facendo numerose redazioni e cancellature (parte del libro presenta linee nere su frasi, nomi e paragrafi interi). Le quattrocentosessantasei pagine sono state scritte in inglese, una lingua che Slahi ha imparato a Guantánamo. 

Il libro ha provocato molte reazioni ed è diventato un bestseller internazionale. Quando sono trapelate queste pagine l'autore si trovava ancora in stato di detenzione e infatti il libro si chiude con ancora il protagonista rinchiuso a Guantánamo. 

Il libro fornisce i dettagli degli interrogatori subiti dal protagonista: è stato vittima del trattamento speciale riservato ai presunti terroristi e voluto da Donald Rumsfeld negli anni della presidenza Bush; torture sia psicologiche che fisiche, tra cui l'alimentazione forzata anche con acqua di mare, molestie sessuali da parte dei suoi inquisitori donne, sottoposto a una finta esecuzione e ripetutamente picchiato, preso a calci in faccia, privato del sono e costretto a stare in posizioni scomode per giorni interi, segregazioni in celle a bassissima temperatura, privato di tutto, dall'igiene personale, alla preghiera, dal possedere alcunché, alla preghiera... il tutto senza mai essere accusato formalmente di nulla. La vicenda giudiziaria di Slahi inizia nel 2000 quando, dopo aver trascorso oltre un decennio lavorando come ingegnere in Germania e in Canada, Slahi torna in Mauritania. Qui viene arrestato due volte, sotto richiesta degli Usa, e viene interrogato per il suo presunto coinvolgimento nel Millenium Plot, una serie di attentati progettati da Al Qaeda per l’inizio del nuovo millennio. Slahi viene rilasciato una prima volta, per essere poi nuovamente fermato nel settembre 2001 in Mauritania e interrogato dall’Fbi in patria. Viene nuovamente rilasciato, ma a novembre la polizia mauritana lo preleva ancora una volta per un nuovo interrogatorio: Slahi questa volta finisce su un volo segreto della Cia che lo porta in Giordania, dove sarà interrogato per sette mesi. Slahi è vittima di un’extraordinary rendition e nemmeno la famiglia ha più idea di dove si trovi. Non tornerà più a casa. Dalla Giordania, un altro volo segreto della Cia lo porta questa volta in Afghanistan, nella base Usa di Bagram. Siamo a luglio 2002 e i fatti narrati nel diario di Slahi hanno inizio qui, mentre la scrittura del testo ha inizio nel 2005. Ad agosto 2002, Slahi è trasportato in aereo a Guantanamo, a Cuba, da dove non uscirà più. In questi 14 anni a Slahi non sono state formalizzate accuse di alcun tipo: la sua vita è stata rapita e portata al di fuori di ogni legge e buttata nel limbo della lotta al terrorismo dell’America di Bush e Obama, dove i diritti umani possono essere sospesi sulla base di nessuna prova. Il coinvolgimento di Slahi nei fatti che lo hanno visto protagonista involontario sono legati alla sua effettiva affiliazione con i mujaheddin – elemento che Slahi non ha mai negato – nei primi anni ’90 quando Slahi andò in Afghanistan per unirsi alla guerra contro l’Unione sovietica e ricevere addestramento in un campo di Al Qaeda. Le ultime attività di Slahi e il gruppo risalgono però al 1992, periodo in cui Al Qaeda era considerata ancora un alleato dagli Usa nella lotta anti-Urss. Da quel momento, i legami di Slahi con Al Qaeda si interrompono completamente fatto salvo contatti personali con ex-compagni di militanza. Nel frattempo Slahi è in carcere a Cuba da sei anni e solo nel 2008, quando la Corte Suprema degli Usa stabilisce che i detenuti di Guantanamo possono ricorrere contro la loro detenzione, il suo caso viene riaperto per una revisione. Nel marzo 2010 una corte federale ordina la scarcerazione di Slahi per mancanza di prove, per l’effettiva non affiliazione con Al Qaeda al momento dell’arresto e perché alcune confessioni di Slahi erano state ottenuto con la tortura. L’amministrazione Obama ha ricorso in appello contro la decisione. La svolta nella situazione di Slahi è avvenuta la scorsa estate, quando la Periodic Review Board, che ripercorre i casi dei singoli detenuti, ha ribadito come Slahi non rappresentasse alcuna minaccia per gli Usa e andasse di conseguenza liberato. 

Sappiamo ora che il 14 luglio del 2016 a Slahi è stato approvato il rilascio dalla detenzione e che il 17 ottobre è stato liberato e ha avuto permesso di tornare a casa in Mauritania. In totale quest'uomo è stato rinchiuso, e torturato, senza accusa per quasi 14 anni. 

 La storia del diario è a sua volta incredibile: man mano che Slahi aggiungeva pagine alle sue memorie, queste venivano ritirate e poste sotto segreto: i legali e la famiglia di Slahi ha cercato per anni, senza successo, di ottenere il manoscritto di 466 pagne. Aclu, dopo un’estenuante battaglia legale a colpi di Freedom of Information Act, è riuscita a ottenere la desecretazione del testo, consegnato comunque pesantemente censurato. Il livello di cancellazione è tale che intere pagine del testo sono totalmente oscurate. 

Credo che questo racconto scritto in prima persona sia un’opera irrinunciabile per comprendere la guerra al terrore di questi anni e i suoi abusi: pochi altri testi hanno una portata documentaristica e storica tale e possono offrire testimonianze dirette su alcune delle pagine più nere della storia recente degli Stati Uniti. 

La lettura è complicata, difficile (per le molte note a corredo del testo che cercano di focalizzare gli avvenimenti storici a corredo), disturbante e ci vuole parecchio coraggio a leggere di uomini che applicano metodicamente e scientificamente la tortura verso altri uomini. Quello che ne emerge è la resistenza psicologia, più che fisica, di questo innocente che si è ritrovato rinchiuso e seviziato per quattordici anni della sua vita, senza praticamente nessun contatto umano se non quello dei suoi inquisitori e delle guardie che lo detenevano. 

Due cose su tutte mi hanno profondamente colpito di questo libro: la prima è la grandissima e incrollabile umanità di questa persona e la sue fede che va al di là di qualsiasi punizione fisica e morale nonostante si sia ritrovato in balia e alla completa mercé dei suoi simili e la seconda è come la più grande potenza democratica al mondo possa aver concepito una simile barbarie come Guantánamo. 

Una testimonianza che va al di là di qualsiasi parola.


Voto: 3/5

    venerdì 17 febbraio 2017

    Quando il respiro si fa aria. Un medico, la sua malattia e il vero significato della vita - Paul Kalanithi


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    I Contenuti

    A 36 anni, appena conclusa la scuola di specializzazione in neurochirurgia e con una brillante carriera davanti a sé, Paul Kalanithi scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato. Improvvisamente, da medico che si prende cura degli altri, Paul si ritrova, in una posizione diametralmente opposta, a lottare per la propria vita. Il futuro che lui e sua moglie avevano immaginato insieme evapora in un istante. Questo struggente memoir è la cronaca della trasformazione di Kalanithi da giovane studente di medicina, alla continua ricerca di cosa renda una vita piena di significato, a neurochirurgo di Stanford che si occupa di cervello, a paziente che deve affrontare una malattia mortale. Cosa rende la vita degna di essere vissuta quando ci si confronta con la morte? Cosa fare quando il futuro davanti a noi si appiattisce in un eterno presente? Cosa significa avere un figlio, nutrire una nuova esistenza mentre la propria svanisce? Sono solo alcune delle domande che Kalanithi si pone in questo memoir intenso e di grande scrittura. Paul è scomparso il 15 marzo 2015 mentre stava lavorando a questo libro, ma le sue parole sopravvivono: una riflessione indimenticabile sulle sfide che la morte ci obbliga ad affrontare e sulla relazione tra medico e paziente, da un brillante scrittore che è stato entrambe le cose.


    La Recensione

    "Quando il respiro si fa aria. Un medico, la sua malattia e il vero significato della vita", in originale " When Breath Becomes Air" è un romanzo di memorie di Paul Kalanithi del 2016. E' stato in vetta alle classifiche saggistiche per molte settimane negli Stati Uniti e ha riscosso molto successo in tutti i paesi in cui è stato pubblicato.

    Paul Kalanithi è nato il 1° aprile 1977 e viveva a Westchester, New York . Era nato in una famiglia cattolica proveniente dallo stato meridionale indiano del Tamil Nadu, in India. Kalanithi ha frequentato la Stanford University , dove si è laureato con un "Bachelor of Arts" e un "Master of Arts" in letteratura inglese e un Corso di laurea in Biologia Umana nel 2000. Dopo Stanford, ha frequentato l'Università di Cambridge, dove si è laureato con un "Master of Arts" in Storia e filosofia della Scienza e Medicina. Anche se inizialmente ha considerato l'idea di perseguire un dottorato di ricerca in letteratura inglese, Kalanithi ha frequentato la "Yale School of Medicine", dove si è laureato nel 2007 con lode. A Yale, Kalanithi incontra Lucy Goddard, che sarebbe diventata la sua futura moglie. Dopo la laurea in medicina, Kalanithi torna a Stanford per completare la sua formazione in neurochirurgia e una borsa di studio post-dottorato in neuroscienze presso la Stanford University School of Medicine. Nel maggio 2013, gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni. Paul è morto all'età di 37 anni, nel mese di marzo del 2015. Questo libro sono le sue memorie, con l'epilogo scritto da sua moglie Lucy.

    Un malato che è stato prima un dottore, un medico che si trasforma a 36 anni in paziente, chi indossa il camice bianco e cerca di salvare più vite umane possibile e cerca di arrivare con le parole là dove non si può arrivare con il bisturi, si ritrova ad indossare il camice verde, ad essere curato, sostenuto e consolato per affrontare una malattia senza scampo. Chi dovrebbe leggere questo libro? Tutti, nessuno escluso dovrebbe leggerlo. Ma per primi dovrebbero essere proprio i medici per capire cosa si prova ad essere dalla parte sbagliata del bisturi. Questo libro si interroga sul rapporto con la morte, e quindi con la vita.

    Paul, da sempre, si interroga sul significato della vita, sul destino che accomuna ogni organismo vivente che nasce, cresce e muore, cercando disperatamente di scoprire il punto di intersezione tra la biologia, l’etica, la letteratura e la filosofia. Come dire a chi sta morendo che sta morendo e come essere davvero certi di poterlo dire, perché la vita scappa dalle previsioni e dalle statistiche. Utilizzando la scrittura per comunicare, riesce ad aprire, senza autocommiserazione, una vera breccia profonda in chi legge le sue parole apportatrici di grandi e fondamentali spunti di riflessione sulla natura dell’uomo e il suo ciclo vitale.

    L’amore, il lavoro, il matrimonio, la semplice vita coniugale: bella e difficile, come quella di chiunque. La vita in generale, e poi inesorabile la malattia e la morte, quella fisica per Paul, quella sentimentale e spirituale per la sua famiglia, ma con la speranza di una vita nuova lasciata in eredità nella sua piccola bimba Cady, voluta e cercata quando era già malato, per dare continuità alla sua vita.

    Non è un libro facile. Bisogna sceglierlo con consapevolezza. Occorre ponderatezza per avvicinarsi a questa delicata e sofferta storia. Si legge piano e con rispetto, affianco a un uomo che aveva scelto la missione di medico chirurgo. L'entusiasmo, la dedizione, la fatica, il progetto umano e professionale, lasciano spazio alla malattia, alla sofferenza e alla morte. Morire a trentasette anni.

    Quello che se ne ricava, oltre a conoscere in maniera postuma una persona eccezionale, è l'insegnamento a non esitare: se hai qualcosa di importante da dire a qualcuno fallo e non rinviare; se hai qualcosa importante da fare: metti a fuoco, trova il coraggio. Decidi. 
    Non angustiarti e dolerti di ciò che non sia davvero essenziale intorno a te.

    Perchè ancora una volta la vita non ti aspetta. Vivila, ora.


    Voto: 4/5

      lunedì 6 febbraio 2017

      Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton - Alfred Lansing


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      I Contenuti

      Nell'agosto del 1914 il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton e un equipaggio di 27 persone salparono per l'Antartide. Lo scopo dell'Imperiale Spedizione Transantartica era di attraversare via terra il Continente Antartico da ovest a est. A sole 80 miglia dalla destinazione la nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci del mare di Weddell. I partecipanti alla spedizione rimasero bloccati per 21 mesi durante i quali diedero prova di grande coraggio e incredibile resistenza e alla fine riuscirono a salvarsi tutti dopo un'incredibile odissea.


      La Recensione

      Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud è un romanzo del 1959 di Alfred Lansing. Il libro racconta il fallimento dell'"Imperiale Trans-Antarctic Expedition" guidata da Sir Ernest Shackleton nel suo tentativo di attraversare il continente antartico nel 1914 e la conseguente lotta per la sopravvivenza sopportato dall'equipaggio per quasi due anni. Il titolo del libro si riferisce alla nave di Shackleton utilizzata per la spedizione, l'"Endurance".

      Per ottenere il racconto completo delle circostanze relative alla spedizione antartica di Shackleton, Alfred Lansing si è servito della testimonianza diretta di dieci dei membri dell’equipaggio sopravvissuti all’impresa. Il giornalista e saggista americano, inoltre, effettuò ricerche sui documenti di bordo e sui diari personali di altri otto imbarcati.

      L'Endurance salpa il 1°Agosto del 1914 da Londra dopo due anni di preparativi, una goletta a tre alberi di fabbricazione norvegese che negli intenti avrebbe dovuto doppiare il continente antartico. Nei mesi precedenti Ernest Shackleton aveva curato gli approvvigionamenti necessari all'impresa, selezionato il personale. Il 27 Ottobre del 1915, tra i ghiacci del pericolosissimo mare di Weddel, la nave rimane incagliata tra ghiacci. Incagliatasi la goletta, con l’aumentare della pressione dei ghiacci diventa pericoloso per i componenti della spedizione ripararsi all'interno di essa. L’equipaggio decide di approntare un accampamento di tende sulla banchisa. Dopo che l'Endurance si inabissa, si studiano soluzioni, si progetta il raggiungimento con barche d’emergenza di luoghi dove potersi mettere in salvo e dai quali far rientro in patria. Raggiunta l’inospitale Elephant Island, dopo quattro mesi di fame, freddo e disperazione, arriva la soluzione definitiva: Shackleton
      decide di raggiungere la Georgia del Sud (700 miglia da Elephant Island) con una scialuppa, accompagnato da cinque dei suoi compagni.

      Il libro è sicuramente ben scritto e ottimamente documentato, è scorrevole e avvincente al tempo stesso, offrendo al lettore anche parecchie immagini suggestive dei luoghi in cui gli eventi si svolgono. Io avrei preferito decisamente un taglio più "avventuroso" e meno da reportage, un po' più "romanzo" e meno taglio giornalistico, ma probabilmente l'intento era dare risalto proprio all'aspetto reale della storia.

      Il Polo Sud, rispetto a quello Nord ed al famoso passaggio a Nord-Ovest, è stato lo scenario di un minor numero di avventure esplorative, in compenso l'emozionante e tragica contesa tra Amudsen e Scott ha in un colpo riportato la saga del Sud a livello di quella del Nord. Subito dopo (anche cronologicamente) viene però questo incredibile viaggio di Shackleton, sfortunato ma epico nella sua sfortuna. 

      Sicuramente un classico da non perdere nella lettura delle avventure tra i ghiacci, e molto si apprende sul fatto di quanto l’uomo sia in grado di battere se stesso, le debolezze e le paure, e di quanto solo la volontà e nient’altro possa far vincere e superare qualsiasi ostacolo la vita imponga.

      In fondo, a essere protagonisti nell’opera di Lansing sono il grande spirito di avventura e di competizione dell’uomo nelle situazioni di estremo pericolo e la sua costante naturale capacità di adattarsi alle avversità della vita; questa avventura sembra lontana anni luce dalle esplorazioni attuali che avvengono con l'ausilio di tutta la tecnologia a disposizione oggi (radar, gps, mezzi). Probabilmente lo stesso esploratore la considererebbe solo una gita turistica a confronto della sua. Credo che un buon paragone, si possa fare tra l'esplorazione di Shackleton e quella di Gagarin, l'uomo che primo affrontò lo spazio in uno stato del tutto simile.

      Chissà se veramente, la nostra ultima frontiera oggi, sono le stelle.


      Voto: 3/5