venerdì 14 ottobre 2016

Una solitudine troppo rumorosa - Bohumil Hrabal


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I Contenuti

A Praga, un uomo lavora da anni a una pressa trasformando carta da macero in parallelepipedi armoniosi e sigillati, vivi e morti a un tempo perché in ciascuno pulsa un libro che l'uomo vi ha imprigionato, aperto su una frase, un pensiero: sono frammenti di Erasmo e Lao-tze, di Hoelderlin e Kant, del Talmud, di Nietzsche. Professionista della distruzione di libri, l'uomo li crea incessantemente sotto forma diversa, e dal suo mondo infero promuove un suo speciale sistema di messaggi.


La Recensione

Una solitudine troppo rumorosa, in originale "Příliš hlučná samota" è un romanzo dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, pubblicato in origine nel 1977 e nel 1987 per la casa editrice Einaudi.

La trama del libro: Hant'a lavora da trentacinque anni a una pressa compattatrice di carta. Svolgendo il suo lavoro, ogni tanto raccoglie libri scartati e pronti per essere distrutti e li accumula nella propria abitazione. Hant'a diventa così "istruito contro la sua volontà": conosce e impara i pensieri di Hegel, Nietzsche, Kant e di altri scrittori importanti. Hant'a vive in un continuo stato di ubriachezza, dovuto alle numerose birre che beve durante il lavoro. L'apertura di una nuova pressa, tecnologicamente più avanzata, provoca a Hant'a una sorta di estraniamento e di malessere che lo porterà a tragiche conseguenze.

Due cose principalmente mi hanno colpito di questo libro: le merde e la birra. L'autore doveva avere un rapporto particolare con le deiezioni umane, visto che in molti passaggi vari personaggi la pestano, ci mettono i capelli dentro, la fanno sugli sci. E che la birra a Praga deve essere, o deve essere stata davvero eccellente, sia i personaggi (che l'autore stesso, come si evince dalla sua storia) ne fanno uso a litri.

Un libro che parla di libri e dunque ambito e glorificato da chi ama i libri, ma vorrei veramente sapere quanti effettivamente hanno compreso questo libro, ne hanno sondato veramente momenti storici e profondità. In ogni caso, per quanto mi riguarda, più m'inoltravo nella lettura e nella testa di Hanta più mi dicevo che il tutto è troppo rumore per poco; un libro sopravvalutato, suggestivo, che si scontra decisamente con una scrittura che è un muro di mattoni e cemento che ti si butta addosso, vanificando l'originalità del personaggio che a parer mio meritava uno svolgimento migliore. 

Un libro che vuole essere kafkiano, ma che non è Kafka, neanche lontanamente. Una lettura faticosa, ma che porta fastidio invece che godimento.

La storia è breve e il libro è infarcito, per giustificarne il prezzo, da prefazione, postfazione ed intervista all'autore. E’ lui a spiegare che quella appena letta è la terza e definitiva stesura dell’opera, concepita inizialmente come componimento poetico e così probabilmente doveva restare.

Unica citazione che mi trova d'accordo e degna di nota: "Siamo come olive, soltanto quando veniamo schiacciati esprimiamo il meglio di noi".


Voto: 1/5

    venerdì 7 ottobre 2016

    Una pura formalità - Giuseppe Tornatore


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    I Contenuti

    In una notte buia e tempestosa un uomo corre trafelato per i boschi. Viene raccolto e trattenuto in una fatiscente stazione di polizia. Mentre la pioggia non accenna a diminuire, il commissario inizia un interrogatorio molto particolare. Pian piano si vengono a scoprire alcune cose: l'uomo, che soffre di amnesie, si chiama Onoff ed è un grande scrittore, ma soprattutto vicino a casa sua è stato commesso un assassinio. Cosa è successo quella notte? Perché Onoff fuggiva? La spiegazione sarà stupefacente.
    Un film unico, superbo, ignorato da critica e pubblico, a malapena citato nelle filmografie di Giuseppe Tornatore, prende vita sotto forma di sceneggiatura.


    La Recensione

    Una pura formalità è innanzitutto un film del 1994 diretto da Giuseppe Tornatore, presentato in concorso al 47º Festival di Cannes. Il film, per motivi che mi sfuggono, e che mi sembrano incredibili, passò inosservato in Italia. Gli attori protagonisti sono Gérard Depardieu, Roman Polanski e Sergio Rubini. Come dice Tornatore stesso nell'introduzione di questo libro, che nient'altro è che la sceneggiatura del film, il film ha avuto una scarsissima diffusione, ma per lui è il migliore film che abbia girato e per me uno dei migliori che abbia visto. Aggiungo anche: ad impreziosire il tutto, la colonna sonora firmata da Ennio Morricone. E scusate se è poco.

    Tutta la vicenda si svolge all'interno di un commissariato di polizia: un film atipico, innanzitutto nell'ambientazione, essendo girato quasi esclusivamente, tranne la scena iniziale, in una caserma spoglia, o meglio, dall'arredamento essenziale, e soprattutto una vicenda che si snoda nell'arco di una notte piovosa, fin quando le prime luci dell'alba sveleranno il mistero. In una notte di tempesta, in un bosco echeggia un colpo di pistola. Un uomo corre sotto la pioggia, fino a quando raggiunge una strada ed incontra alcuni gendarmi che gli chiedono i documenti. Frugandosi in tasca si rende conto che probabilmente li ha dimenticati in un'altra giacca. I gendarmi lo conducono quindi presso il loro avamposto. L'uomo si oppone ai militari che non vogliono lasciarlo andare e devono faticare per sedare la sua aggressività. All'arrivo del commissario, questi gli spiega che deve trattenersi solo per una formalità, spiegandogli poi che quella notte, nei dintorni, "è stata uccisa una persona"; cosa è veramente successo poche ore prima? Di chi è il cadavere trovato? E soprattutto, qual è il ruolo di Onoff nell'omicidio?

    La pioggia continua a scendere in questa notte da lupi, la notte più assurda mai vissuta da Onoff, ma grazie alle domande incalzanti del commissario (che non esita a far usare la forza per farlo confessare), piano piano emergono dei particolari importantissimi, dei tasselli che permettono di ricostruire quanto accaduto la notte precedente, fino al sopraggiungere dell'alba, quando scopriremo tutto. Ed il finale è di quelli che spiazza, molto intenso, che dà una svolta radicale a quello che fino a poco prima sembrava un giallo.

    "Una pura formalità" è senza dubbio uno dei migliori film in assoluto che abbia mai visto e la sua sceneggiatura che ho voluto leggere per amore del film è una vicenda kafkiana, che per quasi tutto il tempo ha tutta la struttura di un giallo, salvo poi giungere ad un finale sorprendente.

    Una vicenda dai ritmi serrati e quasi claustrofobici, che ben si adatterebbe anche ad una rappresentazione teatrale, vista la sostanziale unità di tempo, di luogo e di azione. Se non volete cimentarvi nella lettura della sceneggiatura, il mio solo consiglio è: recuperatevi il film, è assolutamente da vedere.


    Voto: 5/5

      Momenti di trascurabile felicità - Francesco Piccolo


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      I Contenuti

      Possono esistere felicità trascurabili? Come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio? Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d'abbigliamento. Quando all'improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato. Per farti scoprire, ad esempio, quant'è preziosa quella manciata di giorni d'agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. A metà strada tra "Mi ricordo" di Perec e le implacabili leggi di Murphy, Francesco Piccolo mette a nudo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali tutti noi dobbiamo fare i conti. Pagina dopo pagina, momento dopo momento, si finisce col venire travolti da un'ondata di divertimento, intelligenza e stupore. L'autore raccoglie, cataloga e fa sue le mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada. Perché solo riducendo a spicchi la realtà si riesce ad afferrare per la coda il senso profondo della vita.


      La Recensione

      Momenti di trascurabile felicità è un libro di Francesco Piccolo del 2010, edito da Einaudi. E' una raccolta di brevi paragrafi che l'autore accomuna ai suoi momenti di felicità: possono esistere felicità trascurabili? Come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio?

      Libretto che di felicità ne ha veramente poca e che pone tutto il peso del suo essere sulla trascurabilità: infatti potrete sicuramente trascurarlo e probabilmente l'unico atto di felicità potrà essere quello di farlo volare da qualche parte come il ragazzino in copertina. Tipico esempio della scaltrezza di case editrici e autori che vendono a prezzi abnormi, sciocchezze simili facendo leva sulla quotidianità dei lettori.

      Per lo più un elenco di "situazioni" veramente comuni e banali, spruzzati da un cinismo e una cattiveria davvero fuori luogo: se per essere felici (tanto per citare l'autore) bisogna guardare nel carrello degli altri o curiosare negli armadietti dei bagni di chi ti ospita, oppure arrivare a mettersi con lo scooter davanti a tutte le macchine in attesa del verde del semaforo o ancora trovare queste trascurabili felicità nell'ignorare le campagne di raccolta fondi che vendono prodotti per raccogliere denaro per la ricerca o ancora correre a sedersi sull'autobus sull'ultimo posto disponibile per poi ignorare il resto del mondo e guardare fuori dal finestrino godendone. E queste da me citate sono quelle che escono dalle vere banalità delle altre, che cadono davvero nell'insulso quotidiano.

      Oltretutto queste perle di elucubrazioni è messo insieme in modo abbastanza irrazionale e senza un filo logico conduttore. Un insieme di idee, pensieri e riflessioni, che fanno davvero piangere più che rendere felici. Alcune poi sono così lunghe, come la felicità di organizzare un appuntamento con qualcuno in modo che l'altro debba compiere più strada di te per arrivarci (con tanto di formule di matematica posticce), che ti viene da piangere.

      L'unico mio momento di trascurabile felicità è stato quello di aver finito questo libro. 


      Voto: 1/5