martedì 9 settembre 2014

La morte paga doppio - James M. Cain




I Contenuti

La morte paga doppio uscì per la prima volta a puntate sulla rivista «Liberty» – uno dei tanti pulp magazine dell’epoca – tra il febbraio e l’aprile del 1936. Quando, poche settimane dopo, Joe Sistrom della Paramount entrò nell’ufficio di Billy Wilder ingiungendogli di leggere subito quel «thriller su una donna che uccide suo marito per riscuotere l’assicurazione», ignorava di avere innescato, oltre alla lavorazione di un grande film quale La fiamma del peccato, un’inesauribile vena di leggende. Come quella del curioso record stabilito da Wilder stesso, che divorò il romanzo di Cain in cinquantotto minuti contro le due ore, cinquanta minuti e sette secondi indicati dalla rivista come tempo necessario alla lettura. E si potrebbe continuare a lungo, se non altro per spiegarsi il profumo di scandalo che ancora oggi avvolge questo archetipo del noir, che ci attrae allo stesso modo in cui il protagonista, pur sapendo che sarebbe più prudente «mollarla come un attizzatoio rovente», è attratto dalla sua dark lady. 



La Recensione

La morte paga doppio è un romanzo noir del 1943 di James Cain. Ispirato a un caso di cronaca, il romanzo venne trasposto sul grande schermo in una rinomata pellicola di Billy Wilder, che nella versione italiana s'intitola (come la prima edizione del libro stesso) "La fiamma del peccato". Sono passati molti decenni dalla sua pubblicazione, ma è un testo che si legge ancor oggi in maniera perfetta. Cain è lo stesso autore de "Il postino suona sempre due volte".

La trama: Hollywood, fine anni trenta. Il cinico agente assicurativo Walter Huff si invaghisce di Phyllis, moglie di Nirdlinger, uno dei suoi clienti. 
Tra i due sorge una torbida relazione: con la complicità dell'amante, Walter ordisce un piano per far sottoscrivere a Nirdlinger una polizza sulla vita, poi organizza un incidente simulato, facendo credere che l'uomo sia accidentalmente caduto da un treno in corsa. Nonostante il piano sia stato congegnato fin nei minimi dettagli, subito dopo l'omicidio le cose inizieranno a complicarsi.

Lo stile è limpido, asciutto, immediato, con grandi spazi ai dialoghi, che rende la trama affascinante, tesa e vibrante e addentra il lettore in una storia per nulla banale e scontata; è un noir perfetto, architettato in modo impeccabile, anche se il tema ripropone quello dell'omicidio finalizzato a riscuotere il capitale di una polizza vita.

Probabilmente è la prosa di Cain che è davvero unica e rende tale anche il romanzo. I personaggi di questo breve noir sono perfettamente tratteggiati e le vicende narrate vengono percepite dal lettore come le scene di un film, come in effetti poi è stato fatto, rendendolo probabilmente uno dei pochi casi in cui il film arriva a reggere il confronto con il libro.

Sicuramente se siete appassionati lettori di noir avrete già letto questo titolo, e se non lo siete potete sicuramente permettervi di spendere poche ore per leggere una storia che di certo non vi annoierà. Compratelo ad occhi chiusi e divoratelo tutto d'un fiato.



Voto: 4/5

    mercoledì 3 settembre 2014

    E Johnny prese il fucile - Dalton Trumbo



     

    I Contenuti

    Considerata l'opera narrativa più sconvolgente sugli orrori della guerra E Johnny prese il fucile è un romanzo in cui viene descritta, e per così dire materializzata, la condizione di 'torso umano' del soldato Johnny: di un soldato che sopravvive grazie a un prodigio della chirurgia alle mutilazioni subite in guerra. La mente è l'unica cosa che gli è rimasta: Johnny rievoca il suo passato, le prime esperienze, l'amore, l'amicizia, e la superficialità con cui una guerra senza chiari motivi può travolgere gli individui, trascinandoli in un irresponsabile e complice stato di incoscienza. Uscito negli Stati Uniti nel 1939 E Johnny prese il fucile è romanzo di pacifismo integrale (Trumbo ne trasse una sceneggiatura per un film che diresse egli stesso nel 1971, e che fu tra i prediletti di François Truffaut), e la voce di Johnny tutt'ora intatta - come scrive Goffredo Fofi - è quella di un Lazzaro indomito e sarcastico: "Cantate cantate forte per me i vostri alleluia tutti i vostri alleluia per me perché io conosco la verità e voi no sciocchi. Sciocchi sciocchi sciocchi."



    La Recensione

    E Johnny prese il fucile è un romanzo dello scrittore statunitense Dalton Trumbo del 1939. Questo libro è un'atroce requisitoria contro la guerra, un grido di pietà ed indignazione, un attacco alla scienza e all'esercito, ed infine anche un'interrogazione sull'esistenza di Dio. Venne realizzato anche un film nel 1971 scritto e diretto dallo stesso Trumbo, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 24º Festival di Cannes.

    Antifascista e soprattutto antimilitarista, Trumbo scrive questo libro simbolo del pacifismo e contro ogni tipo di guerra nel 1938, ispirandosi ad un fatto realmente accaduto. Il libro uscì nel 1939, quando ormai gli americani stavano per intervenire nel secondo conflitto mondiale, ma dopo l'episodio di Pearl Harbour fu ritirato dalle librerie ed occultato ai più. Fin dal momento della sua pubblicazione è stato strumentalizzato da entrambi gli schieramenti politici, criticato, e addirittura deriso. Persino in Italia, fino a qualche anno fa, recuperare una copia di questo libro poteva essere molto, molto difficile.

    Colpito da una cannonata nell'ultimo giorno della prima guerra mondiale del 1914-18, Joe Bohnam soldato americano diciannovenne, perde gambe, braccia e parte del viso: cioè vista, olfatto, udito e parola, diventando un troncone di carne pensante. Ricoverato in un ospedale militare e mantenuto in vita da macchinari che lo alimentano e gli permettono di respirare, Johnny prenderà lentamente coscienza della propria condizione. Mente imprigionata in un corpo che ormai non ha più nulla di umano, ripercorrerà alcuni dei momenti più intensi del suo passato (pregne di "vita idealizzata" in puro stile "casa nella prateria"), fino alla conquista, ma che sarà del tutto amara, della comunicazione con il prossimo.

    Il fulcro del romanzo poggia essenzialmente sulla requisitoria contro la guerra e contro la propaganda governativa che costringe uomini e ragazzi ad andare verso la morte per dei concetti del tutto vani secondo Trumbo, di parole idealizzate come "onore" e "libertà"; queste sono le parti in cui il ritmo procede molto lentamente e i concetti si avvitano su se stessi, ripetendosi più e più volte, diventando per il lettore parole ridondanti che fanno perdere "potenza" ai concetti che si vogliono trasmettere.

    Le parti più toccanti e meglio riuscite sono quelle in cui l'autore cerca di far entrare il lettore nella condizione estrema di vita di Johnny parlando di solitudine, di isolamento, del bisogno di comunicare e di avere un contatto umano con il prossimo, di sentirsi lui stesso ancora umano. Non mi trova d'accordo con gli altri lettori il concetto della voglia di vivere estrema del protagonista, anzi io ho ravvisato esattamente il contrario.

    Per concludere, questo libro è sicuramente uno dei maggiori esempi di manifesti antimilitaristi esistenti, ma rimane principalmente quello o poco più. La storia, le vicende del protagonista con i suoi pensieri, la sua vita prima e dopo aver indossato l'uniforme, è più un contorno (molto ben presentato) per veicolare le idee dell'autore. Devo ammettere che mi ha deluso un poco e ho trovato migliori altri romanzi che raccontano le tragedie della guerra, vedi Remarque, Stern, Barbusse, Malaparte.


    Voto: 2/5