sabato 28 giugno 2014

Operazione Grifone - Carlo Nordio




 

I Contenuti

È l'autunno del 1944 e dopo il D-Day e lo sbarco in Normandia la guerra sembra essere in mano agli alleati. Ma Hitler non vuole arrendersi e l'avanzata delle truppe in Francia ha subito una battuta di arresto, con le vittorie naziste a Arnhem e nella foresta di Hurtgen. Le posizioni dei due schieramenti sembrano essersi stabilizzate.
La Germania è pronta a lanciare l'ultima offensiva, che porterà alla grande battaglia delle Ardenne.
Ma l'asso nella manica del Terzo Reich è un altro, un piano segreto concepito dallo stesso Hitler per affondare gli artigli direttamente nel cuore del nemico: Greif, l'Operazione Grifone.
A capo del piano sarà il colonnello SS Otto Skorzeny, colui che ha liberato Mussolini sul Gran Sasso e che viene considerato da entrambe le parti "l'uomo più pericoloso d'Europa".
Un manipolo di militari tedeschi, indossando uniformi americane, dovrà dunque portare scompiglio dietro le linee alleate, tagliando le comunicazioni, occupando depositi e incroci strategici.
Al comando degli infiltrati viene ordinato lo Sturmbannführer Helmut Kroller, campione di boxe, cresciuto a New York, una mente veloce, un temperamento violento e una perfetta conoscenza della lingua inglese. E soprattutto Kroller sarà incaricato di portare a compimento un'azione segreta e decisiva, da cui dipenderà l'esito della guerra stessa: l'assassinio del generale Eisenhower.
Nelle pagine di Operazione Grifone si alterna il punto di vista di molti grandi personaggi, reali e immaginari, nazisti e alleati: dallo spietato Kroller al colonnello Delaney McLaglen, che dovrà contrastare il piano tedesco, fino all'irresistibile Vera Atkins, affascinante e carismatica spia, leader di un gruppo di donne che con il loro eroismo saprà salvare il mondo.
Carlo Nordio, importante magistrato, conquista il lettore con un romanzo entusiasmante, che unisce con sorprendente maestria l'esattezza della ricostruzione storica e il respiro epico della leggenda, l'ampiezza della documentazione e uno straordinario ritmo narrativo. Un libro che regge il confronto con i grandi classici moderni americani.


La Recensione


Operazione grifone è un romanzo di Carlo Nordio, magistrato trevigiano dal 1977, che ha al suo attivo già tre saggi sul tema della giustizia ed ora si cimenta nel ruolo di romanziere per questo suo primo libro, che è un spy-thriller ambientato durante la seconda guerra mondiale.

La trama ricorda molto gli scrittori come Ken Follett (prima maniera) o Jack Higgins, scimmiottando molto romanzi quali: “La Notte dell'Aquila”, “La Cruna dell'Ago” o “Il Codice Rebecca”, arrivando però solo ad una discreta imitazione e nulla più: nell'autunno del 1944 e dopo il D-Day la guerra sembra essere in mano agli alleati, ma Hitler non vuole arrendersi e l'avanzata delle truppe in Francia ha subito una battuta di arresto; l'asso nella manica del Terzo Reich è un altro, un piano segreto concepito dallo stesso Hitler: Greif, l'Operazione Grifone. A capo del piano sarà il colonnello SS Otto Skorzeny, colui che ha liberato Mussolini sul Gran Sasso. Un manipolo di militari tedeschi, indossando uniformi americane, dovrà portare scompiglio dietro le linee alleate. Al comando degli infiltrati viene ordinato lo Sturmbannführer Helmut Kroller, cresciuto a New York, una mente veloce, un temperamento violento e una perfetta conoscenza della lingua inglese. Kroller sarà incaricato di portare a compimento un'azione decisiva, da cui dipenderà l'esito della guerra stessa: l'assassinio del generale Eisenhower.

Il libro è a tratti noioso e a tratti avvincente, ma i primi superano i secondi. I personaggi sono piuttosto stereotipati, non molto convincenti, come pure i dialoghi. La protagonista femminile è veramente poco convincente, sembra più una super eroina dei fumetti che un personaggio reale. Nel complesso, direi che è un romanzo che ha quasi nulla da dire se paragonato ai sopracitati “concorrenti” di scaffale. Niente a che vedere con quei romanzi che non ti stanchi di leggere finché non li hai terminati.

Diciamo che si va avanti nella lettura con una certa stanchezza e più che altro per la curiosità di vedere come va a finire, anche se poi non succede nulla di inaspettato, anzi il finale è peggiore della trama, doveva davvero essere studiato un po’ meglio, il tutto finisce banalmente e troppo in fretta rispetto a tutta la preparazione precedente.

Una buona idea, su una vicenda misteriosa, curiosa e intrigante per gli eventuali sviluppi romanzeschi della seconda guerra mondiale, peccato che venga sviluppata abbastanza male e non riesce quasi mai a prendere il lettore.


Voto: 2/5

    mercoledì 11 giugno 2014

    British shorthair - Mariaelena Turisani




     

    I Contenuti

    Il british shorthair incanta sin dal primo istante. Un orsetto tutto tondo, dalla cima delle orecchie, alla punta della coda, con uno sguardo dolce e un'espressione che affascina& Come non innamorarsene? Ancora poco conosciuto in Italia e spesso confuso con il cugino certosino, proviene dall'Inghilterra, dove è sicuramente molto diffuso. Se siete creature sensibili e tenere di cuore, il suo sguardo dolce e il suo English style vi faranno cadere in una 'britiscite' acuta senza scampo che si potrà attenuare nel tempo solamente con l'accrescimento della famiglia felina: i british shorthairs, infatti, sono come le ciliegie, uno tira l'altro... In questo libro scoprirete tutto il suo mondo.


    La Recensione


    A parte le bellissime fotografie dei gatti, non aggiunge praticamente nulla di nuovo a quanto già non si possa trovare in altri libri più generici o sui vari siti internet.


    Superfluo.



    Voto: 2/5

      Il settimo sigillo - Ingmar Bergman




       

      I Contenuti

      Sulle rive di un inquieto mare incolore, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte. L’ha incontrata al ritorno dalla Crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell’azione eroica al servizio di Dio. È tornato amaro e disilluso, con il cuore vuoto, tormentato dalle stesse domande con cui era partito. Per questo ha chiesto una dilazione, sfidando la Morte a una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un’occasione per capire, per compiere almeno un’unica azione che ha un senso. È la sospensione il tempo di questa sorta di “Leggenda di Ognuno”, la stessa di quel “silenzio di circa mezz’ora” che avvolge il cielo nell’Apocalisse all’apertura del settimo sigillo: l’attesa di una rivelazione. I vari personaggi, il Cavaliere, il quasi falstaffiano scudiero Jöns, l’attore Skatt, il fabbro Plog e la moglie Lisa, il farabutto Rayal, la Strega-bambina condannata al rogo, vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro tra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana. Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino, che incarnano quell’amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte. Scrivendo una sceneggiatura, dice Bergman, si vorrebbe avere a che fare, invece che con le parole, con qualcosa che somigli a delle note, si sogna una sorta di partitura che possa conservare il ritmo, il tono, ogni minima sfumatura di quelle visioni che sono la vera sostanza da cui nascono i film. Ed è proprio l’inadeguatezza delle parole, la resistenza che offrono a tradursi in immagini, la loro provvisorietà rispetto alle soluzioni poi adottate, che rendono la sceneggiatura del Settimo Sigillo indipendente dalla realizzazione scenica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare: i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del sole “che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d’acqua”.


      La Recensione


      Il settimo sigillo, di cui questo libro è la sceneggiatura originale, è un film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman, trasposizione cinematografica della pièce teatrale Pittura su legno che lo stesso Bergman aveva scritto nel 1955 per la sua compagnia di attori teatrali.

      In una Scandinavia dove imperversano peste e disperazione torna dalle crociate in Terra Santa il nobile cavaliere Antonius Block. Sulla spiaggia, al suo arrivo, trova ad attenderlo la Morte, che ha scelto quel momento per portarlo via. Il cavaliere decide di sfidarla a scacchi. La partita si svolge nel corso di vari incontri tra Block e la Morte.

      Durante la partita, Antonius ed il suo scudiero Jons, attraversando la Scandinavia, incontrano molte persone, le quali, prese dalla paura della morte, si sottopongono a violente pratiche per l'espiazione dei propri peccati, ed altri che inseguono gli ultimi piaceri prima della fine. Alla fine la morte non vincerà la partita con il cavaliere ad armi pari sarà infatti Antonius che lascia la possibilità alla morte di modificare la disposizione dei pezzi sulla scacchiera, tutto ciò per lasciare la possibilità ad una famiglia incontrata durante il viaggio di poter scappare e così poter compiere prima di morire, l'unico atto che probabilmente sarà importante per lui.

      I temi del libro e del film, sono molteplici: la morte e la paura di morire, il riscatto, lo scetticismo nei confronti della fede con un Dio lontano e nascosto, la morale comunque è sempre la stessa... che dalla morte non si può fuggire anche ingannandola un poco e tentando di guadagnare tempo, il momento arriva per tutti. Ma è anche una riflessione della bellezza delle piccole cose, come una semplice scodella di fragole con il latte appena munto.

      I personaggi sono magistrali, il cavaliere pieno di dubbi religiosi e filosofici che gioca a scacchi con la morte è pura poesia tragica, il fido scudiero noncurante di tutto ciò che accade, come se prendesse in giro tutto e tutti è la sua giusta contrapposizione. I dialoghi forti e pregni di significato, Bergman riesce davvero a realizzare un pietra miliare nel mondo del cinema.

      Da leggere il libro o da vedere il film, o entrambi, come più vi aggrada.



      Voto: 4/5

        venerdì 6 giugno 2014

        Le intermittenze della morte - José Saramago




         

        I Contenuti

        Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l'eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell'umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c'è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all'impegno di rinnovamento dell'umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.


        La Recensione

        Le intermittenze della morte è un romanzo di José Saramago, che è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, scritto a Lisbona nel 2005.

        La scrittura di Saramago è veramente particolare: tende a scrivere frasi molto lunghe, usando la punteggiatura in un modo anticonvenzionale. Ad esempio, non usa le virgolette per delimitare i dialoghi, non segna le domande col punto interrogativo; i periodi possono essere lunghi anche più di una pagina e interrotti solo da virgole dove la maggior parte degli scrittori userebbe dei punti. Questo all'inizio, e per chi entra per la prima volta in contatto con l'autore, rende la lettura un po' difficile, ma ben presto ci si abitua.

        Come l'altro libro che ho letto "Cecità" e molti altri la storia iniziano con un avvenimento inaspettato, surreale o impossibile, che si verifica in un luogo imprecisato. Non ci si deve domandare come sia potuto accadere: è successo, punto e basta. Da questo avvenimento scaturisce poi una storia complessa, occasione per studiare le mille forme del comportamento e del pensiero umano. I protagonisti (spesso senza nomi propri) devono cercare con le loro sole forze di uscire dalla situazione che si è venuta a creare.

        In questa storia in un paese senza nome, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre nessuno muore più. All'inizio la gioia è grande, ma ben presto molti problemi cominceranno ad affiorare in un paese dove nessuno più muore: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito; la chiesa, ora che non c'è più lo spauracchio della morte e non serve più nessuna resurrezione sarà in discussione. Dopo sette mesi però la morte annuncia che sta per riprendere il suo usuale lavoro, affidando però a delle lettere consegnate per posta, una settimana prima dello sfortunato evento, l'annunciazione della futura dipartita ai diretti interessati.

        Anche qui è frequente l'uso dell'ironia: ai personaggi non vengono risparmiate critiche per i loro comportamenti, spesso discutibili, ma profondamente umani. La lettura non è semplice anche se non siamo davanti ad una riflessione sul senso della vita o quello della morte, ma semplicemente uno studio dell'animo umano, delle dinamiche sociali, una critica alla società. Siamo di fronte ad una storia intelligente, piacevole, audace e barocca e sebbene la parte centrale sia la più ostica, il finale merita molto.

        L'unico peccato è aver letto prima di questo "Cecità" e dunque non potere affibbiare a questo le cinque stellette, perché questo per me è un gradino sotto al primo.


        Voto: 4/5