venerdì 26 aprile 2013

Cosa sognano i pesci rossi - Marco Venturino




 

I Contenuti

Pierluigi Tunesi, quarantacinquenne di successo e soddisfatto della propria esistenza, si trova - a seguito di complicanze sopraggiunte dopo un intervento chirurgico - ricoverato in gravi condizoni in un reparto di Terapia intensiva. Luca Gaboardi, quarantacinquenne in difficioltà e in conflitto con la propria esistenza, è il medico responsabile del reparto nel quale Pierluigi è stato ricoverato. Due uomini totalmente diversi, due vite andate in direzioni opposte, si trovano per destino faccia a faccia. Abbandonato, dopo l'operazione malriuscita, dal grande chirurgo privo di scrupoli che lo ha operato, e scaricato nelle mani frettolose, frustrate ma ancora non indegne di Gaboardi, nel giro di pochi giorni Tunesi ha visto se stesso trasformarsi, da uomo rispettato e potente, in "pesce rosso": un paziente bisognoso di tutto, incapace di parlare, di dare sfogo a quel dolore che pure sente con una nitidezza abbacinante, con una misura resa atroce, implacabile, dall'impossibilità di esprimerlo. Mentre Gaboardi, con i suoi fallimenti simili a quelli di tanti suoi colleghi, è soltanto una delle "facce verdi" che, indistinte, inadeguate, indifferenti, si chinano sul dolore altrui. Eppure questi due uomini, questi due coetanei le cui vite hanno avuto percorsi tanto diversi, hanno ancora qualcosa da dire e da dare. A se stessi, alla vita, e l'uno all'altro.


La Recensione

"Cosa sognano i pesci rossi" è un romanzo del 2006, di Marco Venturino, direttore di divisione di anestesia e terapia intensiva all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, prestato per questa volta all'arte difficile dello scrittore, che poi si replicherà in altri due romanzi, tra cui "Si è fatto tutto il possibile".

Se dovessimo dunque giudicare l'opera da un punto di vista prettamente letterario, potremmo dire che abbia un valore piuttosto scarso, la scrittura a volte è ridondante, prolissa dove non dovrebbe esserlo, i tempi di molti paragrafi sono lunghi all'inverosimile senza lasciare pause, le digressioni a volte annoiano un poco; ma i libri non si giudicano solo dall'aspetto della forma, della scrittura in sé, a volte, è quello che si ha da dire che è più importante del dire stesso, e qui il dottor Venturino non sbaglia.

La vicenda che si narra è questa: all'amministratore delegato di una importante azienda, uomo di successo a cui la vita ha dato tutto, viene diagnosticato un tumore in metastasi avanzata. Inoperabile per i più, troverà un chirurgo arrivista e famoso che tenterà dove nessuno si azzarderebbe a mettere bisturi. L'operazione va storta e l'operato si ritroverà in terapia intensiva. Tra quest'uomo ormai menomato, incapace di comunicare, in attesa della morte, e il medico di terapia intensiva che deve prendersi cura di lui, comincia un rapporto tormentato e umanissimo che l'autore descrive nei dettagli più personali.

I due protagonisti vivono le vicende del microcosmo ospedaliero, un mondo che brulica di una vita di cui essi sono solo spettatori e mai attori poiché non appartiene fino in fondo a nessuno dei due. Luca il dottore, l'uomo verde, stanco e disincantato, che beve la notte, pur disprezzando il suo lavoro e la maggior parte dei suoi colleghi, non ha il coraggio di opporsi e di migliorare la sua vita; Pierluigi il ricoverato, il pesce rosso, immobile e ormai incapace di parlare, vede la sua dimensione umana sgretolarsi inesorabilmente giorno dopo giorno e non può far altro che osservare qualche raggio di vita che filtra tra le pareti della terapia intensiva attraverso le persone che vi lavorano, proprio come un pesce rosso vede il mondo esterno unicamente attraverso il filtro della sua boccia di vetro.

L'obiettivo principale dell'autore che ha suddiviso il romanzo in capitoli, uno raccontato in prima persona dal malato, l'altro dal medico è quello di far prendere coscienza ai lettori, di volere aprire le porte a questa realtà poco conosciuta, il carico di sofferenze, di dubbi, di paure e di domande che si riversa nella mente di coloro che stanno male e di coloro che sono chiamati a prestare le proprie cure, di come il destino possa toglierci in un attimo tutto ciò che possediamo.

Il romanzo costituisce sicuramente un'occasione di crescita interiore per chiunque vi si accosti, una lettura che non si può dire piacevole, per il carico di dolore che porta, ma che per certi versi va fatta, per prendere coscienza di un mondo sconosciuto ai più, ma reale e di tutti i giorni; utile per cercare di capire anche gli animi di chi lavora negli ospedali.



Voto: 3/5

    sabato 13 aprile 2013

    Paura - Stefan Zweig




     

    I Contenuti

    Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce – certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, come per caso, raccontandole delle sue esperienze professionali, è atrocemente vero: il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo – la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, da lei ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale – del quale, per una volta, non sarà inopportuno dire che toglie il respiro.


    La Recensione

    Paura, il cui titolo originale in tedesco è "Angst", è un racconto dello scrittore austriaco Stefan Zweig scritto nel 1910 e pubblicato nel 1920.

    Stefan Zweig, ebreo austriaco cosmopolita, è stato un grande intellettuale europeo, oggi dimenticato, fu amico di Freud. Nel 1942 si suicidò, insieme con la giovane seconda moglie in Brasile, dove, superstite di un mondo scomparso, si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni naziste. Dai suoi racconti sono stati tratti più di venti film. Paura, per esempio, fu diretto nel 1954 da Rossellini, con protagonista Ingrid Bergman.

    Ho scoperto questo autore tramite suggerimento proprio di questo titolo, ma avendo acquistato anche "Lettera di una sconosciuta" insieme e piacendomi più la trama di quest'ultimo, di "Paura", avevo letto il primo, che infatti mi è piaciuto enormemente.

    La trama: Irene Wagner, è una signora della buona borghesia viennese, sposata da otto anni con un affermato avvocato e madre di due bambini. Nonostante sia soddisfatta del marito, Irene ha intrapreso una relazione con Eduard, un giovane pianista; più che la passione o l'amore, la scelta è solo frutto di una vita dove tutto è a portata di mano, ogni desiderio è compiuto con l'uso del danaro del marito, la voglia dell'avventura spinge la protagonista a tradire. Un pomeriggio, Irene viene affrontata da una donna volgare che ad alta voce la accusa di averle rubato l'amante. Confusa e a disagio, la signora consegna del danaro alla donna. Questo sarà l'inizio di un ricatto persecutorio che porterà Irene sull'orlo del suicidio.

    Va comunque accennato al fatto che la novella termina con un "coup de théâtre" risolutivo, non del tutto inatteso, visto che i più smaliziati lo potranno immaginare facilmente; la trama del racconto appare banale ed in effetti un po' lo è. Il punto di forza è la notevole descrizione della psiche dei personaggi, soprattutto della moglie. Ma è reso molto meglio nell'altra storia che ho letto di Zweig.

    L'autore è efficace nel raccontare i turbamenti dell’anima, le angosce interiori, ma qui, complici anche i quasi cento anni che ci separano dalla storia, non sorprende e non riesce ad entusiasmarmi praticamente mai. 

    Di suo mi rimane da leggere anche "La novella degli scacchi", che dovrebbe essere il suo racconto più famoso. Speriamo che sia altrettanto valido di "Lettera di una sconosciuta", perchè considerando il tutto e tirando le somme della lettura, questo non mi ha convinto fino in fondo.


    Voto: 2/5

      martedì 9 aprile 2013

      Le notti di Salem - Stephen King




       

      I Contenuti

      Da sempre a Marsten House, la maledetta dimora di 'salem's Lot, una tranquilla cittadina americana, accadono cose strane e continuano ad accaderne, in particolare da quando due uomini misteriosi si sono stabiliti in quella casa, disabitata da anni. Ben Mears, lo scrittore tornato a 'salem's Lot per cancellare gli incubi dell'infanzia, si troverà a fronteggiare altri orrori. Orrori tali da far gelare il sangue nelle vene. Un altro classico di Stephen King da cui è stato tratto un film di successo.



      La Recensione

      Le notti di Salem è un romanzo horror scritto da Stephen King, pubblicato nel 1975. È la seconda opera pubblicata da King, dopo il precedente Carrie. Come in altre occasioni, King arrivò a scrivere il romanzo sviluppando dei propri racconti, in questo caso Jerusalem's Lot e Il bicchiere della staffa, entrambi pubblicati nella raccolta "A volte ritornano". Come succede spesso con i libri di King, vengono anche tratte delle miniserie per la tv.

      Le notti di Salem è una combinazione di thriller psicologico e del classico genere horror, facendo riferimento al Dracula di Stoker in vari punti e, a volte, replicandone la storia. Anticipo subito che il libro non mi ha proprio entusiasmato e come mi succede spesso con i libri del Re o mi attirano nella storia sin dalle prime pagine riuscendo a fatica a staccarmene, oppure procedo con la lettura più o meno stancamente con la voglia di finirlo alla svelta. Come in questo caso.

      La trama: Ben Mears, uno scrittore di successo cresciuto nell'immaginaria città di Jerusalem's Lot, Maine (chiamata "il Lot" dagli abitanti), torna nella città natale. Ben ora ha intenzione di scrivere un libro su 'Casa Marsten', una casa abbandonata che nasconde al suo interno molti segreti e che gli causò molti incubi dopo una brutta avventura vissuta da ragazzo. L'arrivo di due strani personaggi che torneranno ad abitarla coincide con una serie di spiacevoli avvenimenti. Nel corso del libro, si scopre che molti abitanti sono stati trasformati in vampiri dai due nuovi venuti, i protagonisti e pochi altri residenti del Lot tentano invano di evitarlo.

      Essendo un libro di fantasia, non si dovrebbe stare a guardare propriamente le incongruenze o le forzature dei singoli passaggi, soprattutto quando si parla di conficcare paletti nel cuore dei vampiri, ma il ragazzino che si trasforma in Houdini o la ragazza che come in ogni stramaledetto libro o film dell'orrore si reca da sola nella tana del mostro, sono sempre troppi per l'occhio del lettore smaliziato e alla fine annoiano un poco. Probabilmente meno nel 1975. La scrittura del "Re", anche se acerba, comincia a prendere le forme che lo caratterizzeranno successivamente come un grande narratore, orrori a parte.

      Le notti di Salem è stato il primo dei libri di King ad avere un gran numero di protagonisti, una cosa che verrà ripetuta in successivi libri come "L'ombra dello scorpione". La città di Jerusalem's Lot servirà anche prototipo per le successive città immaginarie descritte da King, tipo Castle Rock e Derry nel Maine e se avete letto prima gli altri libri dell'autore, vi sentirete suonare le orecchie più volte.

      Se poi siete lettori della serie della "Torre Nera" sarete contenti di ri/vedere il personaggio di Padre Callahan, che appare ne "I lupi del Calla", "La canzone di Susannah" e "La torre nera".

      Per concludere consiglierei la lettura ai veri appassionati di King, o se come molti non sopportate più di vedere vampiri che volano per i boschi, si accoppiano ad ogni alito di vento e che sembrano scivolare fuori da riviste di mode, qui potrete respirare l'aria di vero terrore che un vampiro dovrebbe generare, e di questi tempi, è già molto.


      Voto: 3/5