mercoledì 30 gennaio 2013

Il linguaggio segreto del volto. Come riconoscere qualità, menzogne, capacità - Anna Guglielmi




 

I Contenuti

È difficile impedire al corpo di rivelare ciò che pensiamo e sentiamo davvero, perché indipendentemente dalla nostra volontà, le emozioni trovano sempre un modo per manifestarsi. E il volto è la parte più sensibile del corpo, la sede di ben quattro dei cinque sensi, quella che con più facilità reagisce agli stimoli interni ed esterni. I tratti del viso rivelano molto di noi, per questo è importante saperli leggere. Chi è in cerca di un compagno, per esempio, dovrebbe guardare per prima cosa la nuca. Per un buon commerciale meglio osservare le tempie, e per capire in generale se fidarsi di qualcuno, le sopracciglia. Con un linguaggio semplice e preciso e disegni esplicativi, Anna Guglielmi, grande esperta di comunicazione non verbale, ci insegna a leggere ciò che le persone hanno scritto in faccia. Ci svela come scoprire da uno sguardo o un sorriso se il nostro interlocutore è annoiato o interessato, se mente o è sincero, se è triste o preoccupato, o se nasconde qualche segreto dietro il fremito di una ruga. Per capire meglio il prossimo e noi stessi e costruire rapporti personali e professionali soddisfacenti.


La Recensione

Per fortuna che questo libro era in regalo con l'acquisto del Kobo Glo, perchè altrimenti avrei insegnato io un linguaggio, tutt'altro che segreto, all'autrice di questo compendio di stupidate.

Invogliato dalla curiosità, dovuta dalla visione della serie americana televisiva "Lie to me", in cui si vede il protagonista Tim Roth nei panni di Cal Lightman, uno studioso esperto della comunicazione non verbale ed infallibile nel capire quando una persona non dice la verità, il quale mette questa sua conoscenza al servizio della giustizia, mi sono subito buttato al download del testo.

La prima parte del libro è veramente pessima, ed occupa i 3/4 del volume, la sezione che dovrebbe insegnare "Come riconoscere qualità, menzogne, capacità" è relegata alla fine, poche paginette e vi assicuro che la serie televisiva "insegna" molto di più e meglio; ma tornando alla prima sezione, quello che più mi ha lasciato sorpreso è che, per esempio, si possa capire la tendenza alla riproduzione e alla vita famigliare, osservando la parte inferiore della nuca di un uomo, o come un naso prominente o meno, possa far capire quanta e che tipo di volontà è presente in noi stessi. E io che pensavo che tutto questo fosse determinato dal nostro DNA.

Ma per piacere.


Voto: 1/5

    lunedì 28 gennaio 2013

    Il canto della rivolta - Suzanne Collins




     

    I Contenuti

    Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.



    La Recensione

    Hunger Games - Il canto della rivolta (Mockingjay) è un romanzo di fantascienza del 2010 scritto da Suzanne Collins, il terzo della trilogia degli Hunger Games, in cui prosegue il racconto di Katniss Everdeen e la futuristica nazione di Panem.

    Dopo aver letto il primo capitolo della trilogia, "Hunger Games" ed averlo apprezzato molto e il secondo, "La ragazza di fuoco" ed averlo apprezzato meno, ho concluso in una carrellata continua anche il terzo e finale capitolo della trilogia. Mi è piaciuto? No, assolutamente. Questa trilogia è un classico esempio di come si ha una bellissima idea, una bella ambientazione e dei buoni personaggi (non ottimi, ma buoni) e buttare alle ortiche il tutto strada facendo.

    La lunga via che da "Ghiandaia Imitatrice" porta ad Oca Padovana, è stato breve, o lungo a seconda dei canoni di ritmi di lettura di ognuno; ma lungo o breve che sia, il percorso è stato compiuto fino in fondo e dalle penne nere e bianche si è arrivati dritti dritti alle piante palmate. Sì perché un buon conto è tratteggiare più umanamente possibile il carattere della Everdeen: vanno bene le insicurezze propriamente adolescenziali, vanno benissimo le titubanze, le angosce e il panico dovuti dall'affrontare eventi molto più grandi di te, ma arrivare a non fare nulla per le prime duecento pagine di libro è un po' troppo. E non parliamo della pappa scaldata ancora una volta dell'arena dei giochi, idea bellissima nel primo libro, ricotta nel secondo e trasformata e riproposta con il sugo sopra per nasconderla anche nel terzo, e basta!

    E alla fine cosa esce dal forno? Dopo un primo libro ben riuscito, a dadi lanciati, a giochi fatti, è soltanto una delle tante saghe e trilogie, tipicamente adolescenziali che non esce dagli stessi stereotipi di tutte le altre, sembra che i ragazzi d'oggi non riescano che leggere e farsi piacere, storie come queste.

    Vogliamo parlare dell'inettitudine dei protagonisti? Dello scempio subito di alcuni? Dell'idiozia di altri? Della trama che negli ultimi due libri è sempre sotto lo stesso filo conduttore? E vogliamo davvero parlare di un finale così banale che al confronto qualsiasi telenovella di terza categoria si sarebbe evitata?

    Insomma arrivato all'ennesimo ricovero di Katniss in ospedale, che da sola contribuisce all'intera spesa pubblica della sanità di Panem, direi che se ne può avere abbastanza di Ghiandaie per tutta la vita. Ti assale un senso di disturbo grave che fa a gara con quello dei protagonisti e sfiora la paranoia. Altro che gli incubi notturni di Katniss, non sono niente se paragonati a quelli del lettore.

    Indigesto finale, di una trilogia che sembrava un successo alla fine del primo libro, ha cominciato a morire nel secondo ed è arrivata a deludere tutte le aspettative, cadendo nel banale assoluto nel terzo.


    Voto: 1/5

      domenica 20 gennaio 2013

      La ragazza di fuoco - Suzanne Collins




       

      I Contenuti

      Grazie a una minaccia di suicidio, Katniss e Peeta hanno vinto gli Hunger Games sfidando pubblicamente lo Stato. Il loro gesto ribelle scatena la reazione nei 12 distretti di Panem, diventando un simbolo di libertà. Ma il presidente Snow non dimentica e per vendicarsi indice una nuova edizione dei giochi: un torneo in cui a sfidarsi saranno tutti i precedenti vincitori. I protagonisti finiscono così nuovamente nell'arena. E le torture fisiche e psicologiche che hanno già subito non saranno niente in confronto a quello che li aspetta...



      La Recensione

      Hunger Games - La ragazza di fuoco è il secondo romanzo della trilogia degli Hunger Games, in cui si prosegue il racconto di Katniss Everdeen e della futuristica nazione di Panem. E' un romanzo del 2009 scritto da Suzanne Collins, che ha raggiunto picchi di vendite impressionanti e ha praticamente spopolato tra i giovani lettori. La ragazza di fuoco ha ricevuto parecchi pareri positivi ed elogi riguardanti lo stile, il finale e il sofisticarsi sempre più della protagonista.

      Il primo libro mi era piaciuto molto, davvero ben congegnato, ben scritto e con un'ambientazione molto accattivante, anche se l'dea di rinchiudere delle persone in un luogo chiuso a combattere finché non ne rimane solo uno, non sia proprio un'idea di un'originalità estrema; il problema dei libri di mezzo nelle trilogie è che sono sempre i più deboli: da una parte devono un po' tirare le fila del primo, riassumerne i concetti di base e dall'altra devono essere un traghetto che porta il lettore alla fine della storia nella sua interezza nel libro conclusivo.

      La prima parte di questo volume fa appunto questo: il punto della situazione per coloro che si fossero accorti dell'esistenza di questa trilogia solo in questo momento e parte con brevi riassunti della puntata precedente, dei personaggi e del contesto, devo dire abbastanza noioso, ma si passa velocemente oltre. Poi arriva la parte più debole del libro secondo me, anche se tutto rimane scritto bene, veloce, di grande impatto, sembra di leggere una copia del primo libro, la replica degli Hunger Games. Dal momento in cui si decide che Katniss e Peeta dovranno fare ritorno nell'arena, c'è puzza di già letto, lontano un miglio. Non che sia un brutto libro, e se il primo vi è piaciuto sicuramente sarà così anche per questo. Però non c'è più il pathos che si è creato nella prima parte della storia.

      I temi che vengono affrontati in questo secondo libro includono la sopravvivenza, il controllo governativo, la ribellione, l'obbedienza, ma anche il sacrificio e l'amore.

      Insomma in questa parte centrale della storia, non si esce dalla regola dei libri di mezzo delle trilogie, è l'anello di congiunzione, probabilmente quello più debole che allaccia i due migliori. Lettura ovviamente improcrastinabile per chi vuole leggere tutta la trilogia, che non annoia mai ma anche che non stupisce mai, se non per l'evoluzione della personalità della protagonista.

      Lettura obbligata.


      Voto: 3/5

        domenica 13 gennaio 2013

        Hunger Games - Suzanne Collins




         

        I Contenuti

        Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.


        La Recensione

        Hunger Games è un romanzo per ragazzi scritto da Suzanne Collins, ed è il primo libro di una trilogia che contiene anche "La ragazza di fuoco" e "Il canto della rivolta". Il romanzo è ambientato in una Nord America post apocalittica, non ci è dato sapere il perchè. Protagonista è la sedicenne Katniss Everdeen, che vive nella terra di Panem', divisa in Distretti e governata da un regime totalitario con sede a Capitol City. In seguito ad un passato tentativo di rivolta, ogni anno da ciascun distretto, ce ne sono dodici, vengono scelti, tramite la "mietitura", un ragazzo e una ragazza per partecipare agli Hunger Games, un combattimento mortale trasmesso in televisione. Una sorta di reality show portato alle estreme conseguenze.

        L'autrice in un'intervista ha dichiarato che l'idea per Hunger Games è stata conseguenza di un momento di zapping televisivo e che il servizio di suo padre nella guerra del Vietnam l'ha aiutata a comprendere le emozioni derivanti dalla paura di perdere una persona amata. Decisamente un mix molto strano, ma che in questo caso ha prodotto una storia ad alto potenziale e decisamente esplosivo. La storia fa parte del filone letterario delle distopie, ma è stato adattato per renderlo fruibile e interessante anche ai lettori più giovani.

        Il libro è stato tradotto in 26 diverse lingue e i diritti di pubblicazione del medesimo sono stati venduti in più di 40 nazioni.
        Il libro è stato ben accolto da vari critici e autori; complice anche la pellicola cinematografica che è nata e che ha fatto da cassa da risonanza. In effetti possiamo apprezzare o l'azione e l'avventura, e l'unica pecca può essere l'inespresso potenziale allegorico del romanzo e il mancato approfondimento del mondo di Panem, ma soprattuto di Capitol City.

        Quando si parla di romanzi "Young Adult" è sempre più difficile stabilire quali di essi siano dei buoni prodotti e quali, magari inaspettatamente, si rivelino delle delusioni da parte di pubblico e critica. Anzi, possiamo ben dire che un buon settanta per cento di tali lavori, rasentino la banalità estrema. Hunger Games fortunatamente non è una delusione, ma è capace di tenere con il fiato sospeso fino all’ultima pagina e di voler proseguire con la trilogia; complice un’ottima scrittura, scorrevole fino all’eccesso. La storia offre molti spunti di riflessione, primo fra tutti quello legato alla libertà e alla ribellione, poi vengono i temi dell'amicizia e dell'amore, ma malgrado il target di lettura, non risultano mai stupidi.

        Dunque decisamente un prodotto di qualità, un romanzo Young Adult serio e mai banale, con dei bei protagonisti, dalla principale a quelli di contorno; una storia che riesce a tenere incollati alle pagine, senza mai annoiare e anzi a divertire in più occasioni.

        Che dire ancora? Che mi appresto a leggere subito il secondo e che, beh:

        Felici Hunger Games! E possa la buona sorte essere sempre a vostro favore!


        Voto: 4/5

          domenica 6 gennaio 2013

          I fratelli Karamazov - Fyodor Dostoyevsky




           

          I Contenuti

          Un grandissimo romanzo del più possente scrittore di quello che noi chiamiamo "il secolo d'oro" della letteratura russa. Uno dei vertici assoluti della narrativa di tutti i tempi e paesi.


          La Recensione

          Quando si arriva alla fine di un grande classico, è sempre una grande soddisfazione, indipendentemente se ti sia piaciuto o meno quello che hai letto. Non sai mai se veramente potrai apprezzare quello che ti appresti a leggere, personalmente mi accosto quasi sempre a questi grandi romanzi un po' titubante, non veramente convinto della scelta di lettura, perchè se è vero, che tutti lo hanno letto (ma quanti veramente?) e tutti te lo consigliano, stiamo parlando di un volume che ha quasi centocinquanta anni di vita alle spalle, più di mille pagine, concetti e vita di un mondo che oggi non esiste più da quasi due secoli. Ma è davvero così?

          Dostoyevsky però descrive e scrive, al contrario di Tolstoj per esempio dove si trovano potenti o nobili della Russia, la vita di una famiglia, anzi di una famigliola, di una provincia povera e squallida, dove le vite per lo più sono miserabili e dove la ricchezza non è mai sfarzo. Questo è uno degli elementi che fanno grande Dostoyevsky e che lo mantengono tra gli autori più letti anche oggi. Qui il lettore non troverà un romanzo storico, dove entrano in scena grandi Principi russi o potenti dame legate agli Zar, ma la vita reale che si riesce a comprendere perchè tutti ne abbiamo le chioavi di lettura in tasca, perchè, purtroppo, ancor oggi il mondo è pieno di miserabili.

          Ma come'è questa famigliola? Quattro fratelli, tutti con il medesimo padre anche se con tre madri differenti che muoiono tutte molto presto; i fratelli vivono separati, affidati a protettori e con la totale assenza del padre che entrerà in scena solo ad un certo momento. Quattro fratelli, di cui uno "bastardo": il mistico, il nichilista, l'irruento e il malato (tutti tanti piccoli specchi dell'autore stesso) che ha vent'anni si ritrovano in casa del padre, un lussurioso, ingordo individuo che non ha spazio per altri che per sé stesso.

          Questo lo spunto per affrontare nel romanzo dei temi che sono così attuali anche oggi, che a pensarci si rimane davvero a bocca aperta: gli errori giudiziari, l'omicidio, i processi più mediateci che reali, i concetti di libertà, la psicologia dell'uomo, la contrapposizione fra il Bene ed il Male e Dio. Ci sono passi, uno fra tutti e prendo il migliore, quello de "Il Grande Inquisitore", del quinto libro, dove si parla di libertà; protagonista è Cristo che ritorna sulla terra per la seconda volta ai tempi dell'Inquisizione spagnola e un grande Inquisitore: "[...] Li faremo lavorare, sì, ma nelle ore libere dalla fatica organizzeremo la loro vita come un gioco infantile, con canti in coro e danze innocenti... noi risolveremo tutto, e loro accetteranno la nostra decisione con gioia, perchè essa li libererà da una grande fatica e dal terribile supplizio attuale di dover decidere da sé, liberamente. Tutti saranno felici, milioni e milioni di esseri, meno un centinaia di migliaia, cioè quelli che li guidano. Perchè solo noi, noi che conosciamo il segreto, saremo infelici... quelli che avranno preso su di sé la maledizione di conoscere il bene e il male.[...]". Questo è una riflessione drammatica sull'uomo di oggi, da cui prendere davvero spunto.

          Non nego che alcuni punti sono veramente noiosi, fra tutti il libro sesto, quello dedicato allo starec Zosima, si fa davvero fatica a proseguire, oppure alcuni concetti, che appaiono nel mondo di oggi davvero superati (o no?) primo fra tutti quello della donna che farebbe inorridire oggi; ma un grande scrittore non è chi scrive ogni pagina come un capolavoro, ma che ne scrive alcune che rimarranno per sempre, a distanza di secoli ancora attuali. E poi queste parti noiose, questi concetti vetusti, fanno da contrappunto ad altre, che anche se non toccano i grandi temi a cui accennavo prima, fanno suscitare nel lettore sentimenti di grande passione, vanno a toccare qui sentimenti che rimangono inalterati nei tempi, come quelli del piccolo Iljusecka, malato e morente in un contesto di estrema povertà e di miseria, ma amato dal padre, dagli amici, da una madre disturbata mentalmente e da una sorella storpia. 

          Una lettura davvero imprescindibile per chiunque, un romanzo che rimane per alcuni versi anche incompiuto, di molti non si saprà cosa succede veramente alla fine. Ma d'altra parte è come la vita stessa, di cui molte volte non è dato sapere cosa ci attende dietro quella curva davanti a noi.

          Imperdibile, da consigliare e da regalare. Una vetta che si erge sovrana tra il ciarpame di tanti libri attuali di oggi, dove si parla di concetti saldi e di passioni forti, quelle vere, non quelle "sfumate".


          Voto: 5/5