sabato 24 novembre 2012

L'uccello che girava le viti del mondo - Haruki Murakami




 

I Contenuti

Un gatto scomparso e la telefonata di una sconosciuta sono sufficienti a rovesciare la vita di un giovane disoccupato in un turbine di avventure. E lo spazio limitato del suo quotidiano diviene il teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono.



La Recensione

L'uccello che girava le Viti del Mondo (Nejimaki-dori kuronikuru) è un romanzo del 1994-1995 del noto e ancora una volta mancato, premio Nobel, Murakami. La prima edizione italiana è del 1999 di Baldini&Castoldi, tradotta dal giapponese da Antonietta Pastore, adesso in edizione Enaudi. Per questo romanzo, Murakami ha vinto il prestigioso Premio Yomiuri-bungaku, conferitogli da uno dei suoi più acerrimi critici precedenti, il Premio Nobel Kenzaburō Ōe.

Il romanzo, ambientato principalmente a Tokyo tra il 1984 e 1985, è scritto in prima persona, e contiene numerose interruzioni in cui viene raccontata la storia precedente dei vari personaggi. Nella terza parte del romanzo, la narrazione lineare lascia il posto ad una serie di capitoli frammentari per stile e cronologia. Il titolo si riferisce al nome che il protagonista dà a un uccello di cui sente il verso, e che immagina avere la funzione di stringere le viti del mondo, e che si ripresenterà in seguito in alcune delle storie che vengono raccontate. Il soprannome di Toru nel romanzo è Uccello-giraviti.

I voti di gradimento sono molto alti, ma io decisamente ho apprezzato di più altri suoi romanzi come per esempio "Norwegian Wood" o "After Dark" o anche "Kafka sulla spiaggia"; questo per me risente troppo dell'adattamento da racconto (che era la prima stesura trovabile in "L'elefante scomparso e altri racconti") a romanzo. Mi è sembrato troppo dispersivo e, per certi versi, anche troppo sconclusionato. Prolisso, ridondante, inframmezzato di racconti, per carità notevoli, ma che c'entrano poco con lo svilupparsi della storia. Gli eventi si sviluppano in modo caotico, le coincidenze appaiono forzate e le trovate bizzarre mancano di coerenza, anche per un libro che fa dell'onirico, la sua base naturale.

Il romanzo segue la vita del protagonista, il trentenne Toru Okada, disoccupato per scelta che riceve una strana telefonata da una donna che non conosce, la quale, però, conosce lui molto bene. Oltre a questa strana situazione, la scomparsa del gatto domestico segna il momento in cui la vita di Toru prende una piega imprevista, fitta di difficoltà, che lo porta ad incontrare bizzarri personaggi: May Kasahara, un’adolescente che ha deciso di non frequentare più la scuola e di lavorare per una fabbrica di parrucche, il tenente Mamiya, che racconterà a Toru tutte le sue vicissitudini durante la seconda guerra mondiale, Malta Kano, una sorta di medium che ha cambiato nome dopo un'esperienza ascetica sull'omonima isola, la sorella Creta, sua aiutante e “prostituta della mente”, Nutmeg Akasaka, una misteriosa donna e suo figlio Cinnamon Akasaka, muto dall’età di sei anni, con i quali vivrà storie ed esperienze diverse, in una girandola di situazioni all'insegna del surreale e dell'onirico. Protagonista materiale ma fondamentale: il pozzo asciutto che si trova in una casa abbandonata nel quartiere che diventa il tramite per accedere ad un mondo parallelo attraverso cui è convinto di poter ritrovare la moglie.

Ho apprezzato molto la prima parte di questo romanzo, quell'aurea di mistero, di intrigo, di suspense che si dipana dalla misteriosa telefonata iniziale, ma poi è come se Murakami avesse unito forzatamente due o tre romanzi e li avesse mescolati ad altrettanti racconti brevi. Un minestrone a tratti stonato. Lo stile narrativo è come sempre eccelso, sempre impeccabile, molto reale nel dipingere l'irreale.

L'autore è indubbiamente uno dei migliori scrittori contemporanei, ma questa volta ha esagerato con l'irreale come se si fosse lasciato troppo prendere la mano creando una storia troppo complessa, troppo arzigogolata, con troppi personaggi e situazioni che si sovrappongono tra loro. Non ho amato molto questo lungo romanzo. Ci sono sicuramente dei passaggi mirabili ma non lo eleggo di certo tra i miei preferiti e decisamente è possibile rinunciare quasi alla sua lettura non aggiunge nulla a quanto già scritto dall'autore, anzi.

Uno spezzatino che mischia troppi ingredienti e rende il piatto indigesto.


Voto: 2/5

    giovedì 1 novembre 2012

    Il grande Gatsby - F. Scott Fitzgerald




     

    I Contenuti

    Nascere ricchi. È tutto lì il segreto. È la sola cosa che un self-made man non potrà mai comprare. La sola onta genealogica che non potrà mai ripulire, se non a costo di una patetica menzogna. È questo ciò che imbarazza tanto Gatsby? È questo il muro che non può scalare? Be’, basta dare un’occhiata a Tom e a Daisy, valutare come vivono, come parlano, come si muovono per capire che sono un’altra cosa, che appartengono a un’altra razza, forgiata con un metallo assai più prezioso.


    La Recensione

    Il grande Gatsby è un romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald pubblicato per la prima volta a New York il 10 aprile 1925 e tradotto per la prima volta in Italia nel 1936 da C. Giardini con il titolo Gatsby il magnifico e nel 1950 da Fernanda Pivano con il titolo Il grande Gatsby. Il libro, nel tempo, diventò innumerevoli volte opere teatrali, musicali e ne vennero fatte anche tre versioni cinematografiche: la più famosa quella di Francis Ford Coppola interpretato da Robert Redford e Mia Farrow. 

    Il libro è scritto in modo magistrale, la scrittura di Fitzgerald è qualcosa di fresco, autentico e lussuoso, intrecciando gli avvenimenti presenti con quelli passati in nove brevi capitoli. Questi sono concatenati rapidamente con un distacco obiettivo e la prosa è scorrevole e bellissima, il narratore quasi completamente in secondo piano.

    Il tema principale del romanzo è quello della solitudine, della incomunicabilità e dell'indifferenza. Nessuno comunica alle lussuose feste di Gatsby, che sono invece solo "entusiastici incontri tra gente che non si conosceva neanche di nome". Il più solo di tutti i personaggi è appunto Gatsby nella cui lussuosa villa si svolgono quelle feste favolose alle quali egli non partecipa. Tutto ciò che avviene nella sua casa avviene per il solo scopo di poter far venire da lui Daisy, donna amata e persa. Memorabile l'immagine di Gatsby, uomo solo, fermo sul prato della sua lussuosa villa mentre guarda con gli occhi fissi la luce verde che si riflette sul pontile della casa di Daisy dall'altra parte della sponda, la donna che non potrà mai riavere. 

    Gatsby si può considerare come un "eroe romantico". Egli è infatti destinato alla sconfitta e appare sempre inadeguato al mondo che lo circonda. Ed è qui però che risiede la sua grandezza: Gatsby infatti vive solo per un sogno ed è perfino disposto a morire per esso. La ricchezza, la bella vita, nulla ha importanza; paradossalmente la statura morale e spirituale del personaggio è immensa finendo per nascondere il suo passato oscuro e criminoso. Anche se i personaggi che gravitano attorno a lui, riescono quasi a privarlo della ribalta: Tom e Daisy, apoteosi dell'indifferenza umana, su tutti: «Erano gente indifferente, Tom e Daisy - sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia indifferenza o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettesse a posto il pasticcio che avevano fatto ».

    Il romanzo è ambientato a New York e a Long Island durante l'estate del 1922, Il grande Gatsby è il più acuto ritratto dell'anima dell'età del jazz, con le sue contraddizioni, il suo vittimismo e la sua tragicità.

    E' un libro essenziale e perfetto. Capolavoro del novecento, nella mia personale lettura ho letto avidamente la prima parte del libro, velocizzando la parte centrale con quasi astio e stroncandolo, per poi finirlo d'improvviso, rifletterci molto e rendermi conto di aver letto un libro meraviglioso.


    Voto: 4/5