domenica 30 settembre 2012

La sposa dell'aria: 1893. Un'odissea alpina - Marco Albino Ferrari




 

I Contenuti

Torino, domenica 8 ottobre 1893. È il giorno della vita per Anna Demichelis, diciott'anni, bellissima, di umili origini. Si sposa con l'"ammiraglio dell'aria" Giuseppe Charbonnet, grande appassionato di aerostatica che ha promesso a tutta la cittadinanza uno spettacolo sensazionale: dopo la cerimonia spiccherà il volo con la moglie a bordo dell'aerostato Stella. Al grido di "Viva gli sposi aeronauti!", il pallone si alza, diventa sempre più piccolo fino a sparire nel cielo. Ma sarà un'odissea, tra tempeste, manovre azzardate, un rovinoso atterraggio su una montagna che nessuno conosce. E poi la discesa lungo ghiacciai inondati di sole e minati da invisibili crepacci. Finché - qualcuno sostiene - interviene una mano celeste a indicare la via. Il filo di questa storia vera, che occupò le cronache dei giornali dell'epoca per settimane, oggi si unisce con quello tracciato dall'autore durante le ricerche nei luoghi più remoti delle Alpi Graie, dove si svolsero i fatti e si condensò il mistero finale.
Ne esce un intreccio narrativo fulgido, sorprendente. Il romanzo di chi la montagna l'ha vissuta, scalata e raccontata.


La Recensione

Questo libro descrive l'indagine di Marco Albino Ferrari, che ci accompagna sulle tracce dei coniugi Charbonnet, gli "sposi aeronauti", e dei suoi due compagni che compirono nell'ottobre del 1893, il viaggio di nozze in mongolfiera iniziato a Torino e concluso sulle Alpi Graie si trasformò in una vera e propria odissea che occupò le cronache della stampa dell'epoca per settimane.

Quella dell'autore non è solo una ricostruzione storica, come più volte ribadito dallo stesso nell'introduzione, ma mescola verità, tratta dagli articoli di giornale di allora e da interviste con i discendenti dei protagonisti con una rappresentazione letteraria, immaginando i dialoghi e le vicende dei quattro protagonisti; il viaggio dei protagonisti è accompagnato da quello dello scrittore che ripercorre i luoghi toccati dal viaggio di nozze degli sventurati.

L'"ammiraglio dell'aria" Charbonnet, all'età di cinquant'anni, rimasto vedovo, decide di sposare la figlia della sua governante Anna Demichelis, di appena diciotto anni. La passione per il volo lo spinge a decollare dal Gazometro di Torino con l'aerostato Stella proprio il giorno delle sue nozze, portando con sé la giovane sposa, davanti agli occhi increduli, all'entusiasmo e agli applausi della popolazione di Torino. Saranno accompagnati da il signor Botto, amico di Charbonnet con il quale condivide la passione per il volo e il suo garzone di fiducia Costantino Durando, segretamente innamorato di Annetta. Dopo una prima fermata in un paesino vicino a Torino i quattro ripartiranno, ma un'improvvisa tempesta farà volare l'aerostato fino a farlo schiantare contro un'impervia montagna. Da qui il susseguirsi della storia con il tragico finale.

La storia è scritta davvero bene, l'autore anche se non è propriamente uno scrittore di romanzi, ha una scrittura davvero bella e una prosa che ammaglia il lettore, le descrizioni sia tecniche dell'aerostato e del volo, sia descrittive dei paesaggi e dei personaggi, sono vivide ed eccelse; purtroppo però, la storia, alla fine non è all'altezza della bravura dello scrittore: la prima parte del libro è lenta e si riprende solo quando avviene la tragedia dello schianto sulla montagna. Sarebbe stato anche interessante sapere cosa accadde dopo che i superstiti ritornano alla loro vita normale, mi sembrava un giusto epilogo inserirlo.

Un libro che si fa leggere, ma nulla più.


Voto: 2/5

    sabato 22 settembre 2012

    Il buio oltre la siepe - Harper Lee




     

    I Contenuti

    In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un negro accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l'innocenza, ma il negro sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale. 


    La Recensione

    Vincitore del premio Pulitzer nel 1960. E io mi chiedo il perchè. Se lascio un momento alle spalle i valori che dovrebbe trasmettere questo libro, ma a questo punto molto meglio leggere altro, trovo una scrittura piatta, noiosa e non all'altezza dei grandi e scottanti temi come il razzismo e il pregiudizio, trattati nel romanzo ambientato negli Stati Uniti degli anni trenta. A meno che non si voglia premiare un valore assoluto come la lotta al razzismo e allora siamo tutti d'accordo.

    Il buio oltre la siepe è forse un libro da leggere in età adolescenziale, quando, forse, si è più vicini con la mente e il cuore alle vicissitudini di due ragazzini alle prese con qualcosa di più grande di loro e che non capiscono. Quando il gioco e la vita spensierata, cominciano a scivolare nell'oblio a discapito di un'età adulta dove si ha la responsibilità di quello che si fa e soprattutto di quello che si pensa.

    Ma il libro, la storia in sè, è pessima. Noiosa e pessima, non succede alcunchè fino a metà libro, durante il processo ad un povero nero innocente e torna a sprofondare nel limbo fino alla fine, dove rialza la testa un po' troppo tardi e un po' incerto. I personaggi sono poi quasi esilaranti nella loro pateticità e inverosimiglianza:

    Atticus sembra una specie di dispensatore portatile, tipo distributore di merendine, di morali e insegnamenti, sembra un supereroe, un paladino del bene, che predica ad ogni pagina, senza macchia; Dill, inserito dalla Lee per rendere omaggio a Truman Capote, non si capisce bene che ruolo abbia nella storia; Scout e Jem che dovrebbero essere bambini, raramente lo sono e il più delle volte parlano e agiscono come adulti, credibilità uguale a zero; gli altri personaggi ammorbano la storia in maniera pestilenziale. Le figure poi dei "negri", come più volta ribadita, quasi mi offende per come a volte sono stati descritti. Buoni, ma un poco stupidi. Forse il 1960, era ancora razzista, senza saperlo.

    Tutto questo per dire che probabilmente avrei dovuto leggere "Il buio oltre la siepe" molti anni fa, quando ero meno smaliziato e i concetti del libro avrebbero potuto entrare e sedimentare senza il setaccio mentale dovuto alla mia età e probabilmente avrebbe avuto una presa maggiore.

    Ora critico il libro e la storia, che ho trovato davvero noiosa, e i concetti espressi sono per me così radicati che mi sembrano una ridondanza inutile. Sono cresciuto in una società multi etnica, il nero, il rosso o il giallo o il blu non hanno alcuna differenza ai miei occhi. Negli anni trenta degli Stati Uniti, non era così, ma questo libro me lo ha detto annoiandomi e a questo non c'è rimedio.

    Superfluo.


    Voto: 2/5

      mercoledì 19 settembre 2012

      I presocratici e la nascita della filosofia - Emanuele Severino




       

      I Contenuti

      Teniamo anche presente che la filosofia nasce cinque secoli prima del cristianesimo. Nessuna meraviglia quindi che, quanto di grande c'è nel cristianesimo, così come nella scienza moderna e nell'arte occidentale, sia essenzialmente debitore al pensiero filosofico. […] La filosofia, possiamo dire, nasce grande; non sono i primi passi incerti di un esercizio mentale che poi andrà raffinandosi. No, la filosofia nasce grande.


      La Recensione

      Questo piccolo libricino è il primo di una collana di sedici volumetti, che altro non sono che la trasposizione scritta dell'opera in DVD intitolata "Il caffè filosofico", uscita in edicola qualche tempo fa con il quotidiano Il sole 24 ore. Con l'occhio e la mente completamente ignoranti in fatti di filosofia, giudico questa iniziativa molto ben fatta e interessante.

      Sicuramente l'argomento trattato è interessante, ma anche io capisco che questo non è un libro utile a capire sufficientemente ciò che presenta, si può dire che è un punto di partenza per il lettore che vuole approfondire molto meglio il tema della nascita della filosofia.

      Per me che volevo solo una infarinatura su questo argomento, ho trovato un buon volume, utile e soprattutto i contributi di Emanuele Severino, che aiuta alquanto a comprendere meglio i frammenti del testo, che occupano buona parte del volume e che sono gli stessi dove migliaia di studenti ci pestano il cranio. 

      Dopo un inizio di presentazione vengono trattati i filosofi presocratici quali, per esempio, Anassimandro, Eraclito, Parmenide e Zenone. La sintesi finale di Ferraris è perfetta, nella sua sintesi, a chiudere il volumetto. 


      Voto: 3/5

        domenica 16 settembre 2012

        La Valle d'Aosta - Giorgio Giubelli




         

        I Contenuti

        Ad Aosta le montagne si vedono ovunque ti giri, ma soprattutto si sentono nell'aria pungente. Come si vede e si sente che qui sono passati secoli di storia. Percorrere la val d'Aosta fino al suo confine naturale con la Francia è molto affascinante. L'eco delle grandi ascensioni contagia anche il viaggiatore più frettoloso, che trova mille occasioni per ''tastare'' la zona: dalle traversate per l'alpinista più esperto alle escursioni per il turista che ama sentieri più abbordabili.


        La Recensione

        Descrizione molto turistica di tutte le principali attrazioni turistiche della Valle d'Aosta. Fornisce una veduta d'insieme, molto spartana, di tutta questa regione.

        Per chi vuole qualcosa di più serio, si rivolga altrove.


        Voto: 3/5

          sabato 15 settembre 2012

          I castelli della Valle d'Aosta - G. Clerici




           

          I Contenuti

          Tra i castelli della Val d'Aosta, tra luoghi d'incanto e suggestioni del tempo, tra storia e storie, vittorie e sconfitte, amori e tradimenti...


          La Recensione

          Descrizione molto turistica di tutte i principali castelli della Valle d'Aosta. Fornisce una veduta d'insieme, molto spartana, della storia e della morfologia dei castelli.

          Per chi vuole qualcosa di più serio, si rivolga altrove.


          Voto: 3/5

            martedì 11 settembre 2012

            I libri ti cambiano la vita - Romano Montroni




             

            I Contenuti

            La letteratura è una lanterna magica, un caleidoscopio di segni e di sogni: i più si dissolvono immediatamente; altri vivono una breve esistenza fatalmente destinata all’oblio; altri ancora, pochissimi, vivono per sempre. Questo libro ne è un’appassionata testimonianza. Oltre cento autori – scrittori, giornalisti, gente di spettacolo – raccontano in queste pagine l’incontro con un libro che in un certo momento della loro vita ha segnato un punto di non ritorno. Tutti, come dice il curatore Romano Montroni, un uomo che dei libri ha fatto una delle ragioni di vita, si sono messi in gioco, «con generosità hanno accettato di condividere emozioni, sensazioni e pensieri nati dalla lettura». Ci sono quasi tutti, i giganti: Omero, Dante, Cervantes, Manzoni, Dostoevskij, Tolstoj, Proust, Kafka. Ma ci sono altri nomi spesso sorprendenti, solo in apparenza figli di un dio minore, che hanno scandito in modo indelebile i giorni e le ore di molti lettori. E se poi, come in questo caso, parlare di un libro significa anche contribuire alla ricostruzione di un santuario della lettura profanato dagli elementi come la Biblioteca Comunale di Aulla, allora forse è vero che i libri possono cambiare non solo la vita ma anche un po’ il mondo.



            La Recensione

            Un libro che parla di libri. Cosa c'è di meglio? Già di per sé questo sarebbe lecito motivo per indurre qualsiasi lettore che voglia farsi carico di questo appellativo, a correre in libreria a comperarlo. Se ci aggiungiamo il fatto che tale saggio porta tanti spunti di lettura disseminati qua e là proprio non ci si può esimere dal leggerlo.

            I libri ti cambiano la vita. E' vero? Credo di sì, o meglio credo che influenzano continuamente il nostro pensiero portandoci con tutto il loro "parlare" a esplorare sentimenti, culture, idee e mondi sempre nuovi e sempre diversi. Strumenti potenti i libri. Per questo a volte vengono bruciati, segregati o messi in liste nere, perché se ne riconosce il potenziale distruttivo che contengono. 

            Ma la domanda su cui verte tutto questo saggio è se UN libro può cambiare la vita e questa è la domanda che è stata posta a tutte le persone che hanno contribuito alla stesura del libro e che di libri a loro modo ci campano; io non sono fra queste, ma se la domanda fosse stata rivolta a me, avrei risposto che no, un libro non cambia la vita. Un insieme di libri, quelli che tutti noi lettori fagocitiamo continuamente, sicuramente sì. 

            Partendo da questa domanda, una serie di spunti infiniti di letture, e in mezzo ai molti classici, quant'è stato facile per alcuni citare l'"Odiessa", l'"Iliade", la "Divina Commedia" e "Guerra e Pace", "Donchisciotte", per non parlare della Bibbia... (ma valeva davvero la pena, farlo?), ho trovato titoli meno noti, ma più appaganti. Personalmente ho apprezzato più chi ha parlato di libri meno conosciuti e non posso fare a meno di sorridere a chi si è fatto l'automarchetta al suo libro, per non parlare di chi sogna di essere Hemingway e di cognome fa Faletti.

            Alcuni interventi sono illuminanti, altri divertenti, altri decisamente noiosi, ma l'amore per l'oggetto libro è incondizionato e fuoriesce da tutte le righe del libro; personalmente ho già comperato tutti i libri che più mi hanno intrigato e che non avevo ancora letto:

            - Il giudice e il suo boia di Dürrenmatt
            - La nube purpurea di Phipps
            - Le botteghe color cannella: tutti i racconti, gli inediti e i disegni di Schulz
            - Paura di Zweig
            - Il demone meschino di Sologub
            - I fratelli Karamazov di Dostoyevsky

            dunque la lettura di questo bellissimo esperimento letterario per me è stato un successo, ma lo sarebbe stato anche se ne avessi trovato uno solo, qualsiasi cosa per scoprire un mondo nuovo.

            Questi libri mi cambieranno la vita? Probabilmente no, ma andranno a stare in buona compagnia, nel mio pozzo profondo interiore, dove tutte le parole di questi meravigliosi oggetti finiscono e che influiscono costantemente la mia vita.


            Voto: 4/5

              lunedì 10 settembre 2012

              Se questo è un uomo - Primo Levi




               

              I Contenuti

              Scritto fra la fine del 1945 e l’inizio del 1947, quindi immediatamente a ridosso dei fatti narrati, Se questo è un uomo è prima di tutto il resoconto minuzioso e asciutto, la cronaca sommessa e a volte volutamente dimessa, di un’esperienza estrema: un anno trascorso da Primo Levi nel lager di Auschwitz, vittima e testimone della massima quota di orrore che il XX secolo abbia prodotto. Ed è un orrore che risalta in tutta la sua evidenza “naturale”, proprio per il fermo rifiuto da parte dell’autore di ogni forma di amplificazione retorica, di ogni pur legittima “finzione” letteraria; un orrore nudo e crudo, e totalmente autentico: tanto più, perciò, terrorizzante, tanto più ineludibile e non esorcizzabile. E’ una testimonianza, in definitiva, sulla condizione umana, sui suoi limiti e sulle sue insospettabili risorse, sulla sua capacità caparbia di concepire il bene e sulla fragilità delle sue difese di fronte alla suggestione del male: non è tanto il rapporto carnefice-vittima ciò che interessa a Levi (i carnefici compaiono raramente nel libro, lontani e assenti, rinchiusi in una dimensione quasi aliena), bensì quello che si crea fra vittima e vittima, nelle assurde gerarchie interne, nelle ingenue collusioni col potere e nelle altrettanto ingenue speranze in una sopravvivente umanità, nel dileggio degli “anziani” nei confronti delle “reclute”, o di alcuni gruppi etnici nei confronti di altri. Ed è nella lucida registrazione del terribile snaturamento cui tutti, nessuno escluso, vengono sottoposti nell'universo del lager, il messaggio di più alta e sofferta eticità contenuto in Se questo è un uomo. Il giudizio morale, naturalmente, non cancella né ignora le responsabilità individuali e collettive, ma riesce sempre e comunque a valutarle sulla base semplicissima eppure difficilissima della coscienza umana: l’inappellabile tribunale dei giusti che giace nel fondo di ognuno di noi, e che Primo Levi sa interamente e miracolosamente esporre alla luce del sole.



              La Recensione

              Se questo è un uomo è un romanzo testimonianza di Primo Levi scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947, ma come dice l'autore stesso, il romanzo cominciò e prese forma già dal primo giorno di prigionia. Rappresenta, la forse più coinvolgente, testimonianza di quanto fu vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz da centinaia di migliaia di persone. Levi ebbe la fortuna, o la forza, di sopravvivere alla deportazione nel campo di Monowitz - lager satellite del complesso di Auschwitz.

              L'autore, partigiano antifascista, nel 1943 venne catturato dai nazifascisti e quindi, nel febbraio dell'anno successivo, deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo (pensò di rivelare di essere ebreo, piuttosto che dichiararsi partigiano e venire fucilato). Il 22 febbraio 1944, Levi ed altri 650 ebrei vennero stipati su un treno merci (oltre 50 individui per vagone) e destinati al campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Levi fu qui registrato (con il numero 174.517) e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. 

              Scampato al lager, tornò avventurosamente in Italia (questa storia è raccontata nel libro "La tregua"), dove si dedicò al compito di raccontare le atrocità viste o subite. Il suo romanzo più famoso, questo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista, ed è considerato un classico della letteratura mondiale.

              Fu uno dei venti sopravvissuti fra i 650 che erano arrivati con lui al campo e Levi attribuì la sua sopravvivenza a una serie di incontri e coincidenze fortunate. La più fortunata di tutte quella di essere stato internato solo nel 1944, periodo in cui le condizioni dei prigionieri erano ormai migliorate.

              Il libro è asciutto, descrittivo, sintetico e permette al lettore di immedesimarsi da subito con il protagonista ed affiancarlo nella sua tragica ed inumana esperienza. In nessuna delle pagine del libro, si troverà una condanna o del rancore verso il nazismo; l'intenzione dell'autore era quella di mantenere un approccio razionale, assumendo il ruolo del testimone e lasciando al lettore il compito di formarsi un'opinione sull'accaduto.

              Da sottolineare come Levi pone gli accenti sulla società che si era formata nel Lager, funzionante secondo regole complesse ed incomprensibili nella loro geometrica, precisa e lucida follia; viene ritratto un fervido e puntuale spaccato sulla psicologia e sulle dinamiche del gruppo dei detenuti, dando un ruolo di primo piano agli stratagemmi ed i sotterfugi necessari per appartenere al gruppo dei privilegiati che sopravviveranno.

              Questa diretta testimonianza è un manifesto crudo sulla follia dei campi di sterminio. Ho letto molti altri libri su quello che sono stati i lager nazisti e ho avuto la "sfortuna" di visitarne uno, non so perchè ho lasciato per ultimo questo, il più importante, ma certamente è una lettura che non si dimentica. Mai. 

              Mai più. 


              Voto: 5/5

                mercoledì 5 settembre 2012

                Sconosciuti in treno - Patricia Highsmith




                 

                I Contenuti

                Due uomini viaggiano sullo stesso treno e, come spesso accade tra sconosciuti, iniziano a parlare rivelandosi a poco a poco i segreti più riposti della loro vita, convinti di non rivedersi mai più. Non sarà così, però. L'incontro del tutto casuale si trasforma in un tacito patto di morte che dovrebbe portare l'uno a rendersi complice del delitto che cova nell'animo dell'altro. Da questo momento la vita di Guy e Bruno verrà stravolta. Un romanzo che avvince il lettore anche per i risvolti psicologici che fanno da sfondo alla complessa personalità dei due protagonisti, e che contribuiscono a caricare di ansia e mistero il loro strano e inquietante legame.



                La Recensione

                Questo "Sconosciuti in treno" è il primo romanzo della Highsmith (divenuta famosa per la straordinaria invenzione di un personaggio magnifico come Ripley), è del 1950 e alla sua prima apparizione negli Stati Uniti non riscuote un grande successo; tuttavia il grande regista Alfred Hitchcock ne fa il soggetto per il suo film "L'altro uomo". Libro e film, nel caso voleste procurarveli entrambi, sono però diversi.

                La storia che esce dalle pagine di questo libro è straordinaria. La trama, implacabile e avvincente, il plot è degno dei migliori thriller: un incontro casuale in treno, l’idea da parte di uno, giovane rampollo e vittima disperata, innamorato della propria madre, chiuso in se stesso e alcolizzato, al limite della psicopatia, di due omicidi scambiati e dunque senza nessun movente da parte dei due che li renderebbero liberi dal padre odioso e distante di uno e dalla moglie fedifraga dell'altro che invece è il prototipo dell’uomo di successo, con una vita tranquilla e borghese, destinato a una carriere brillante insieme ad una nuova compagna perfetta. Il delitto perfetto. Solo che ben presto uno diventerà lo specchio per l'altro e le loro dualità si mischieranno fino al finale tragico.

                Quello che però rende oltre che geniale nell'idea, straordinario questo romanzo è la solita capacità della Highsmith di tratteggiare divinamente la psicologia dei protagonisti, Bruno e Guy, uno deviante e psicotico, l’altro che finirà avvolto nel gioco di Bruno, fino ad arrivare a riconoscersi nell'altro. Il loro primo incontro è già un riconoscimento reciproco. 

                I thriller della Highsmith sono i più lucidi, più intelligenti, più penetranti, che mi sia capitato di leggere. Una scoperta che mi ha folgorato sulla via di Damasco, il connubio tra genialità dell'idea e la costruzione psicologica dei personaggi l'hanno fatta diventare la mia giallista preferita. 

                "Sconosciuti in treno" è un noir meraviglioso, solo una tacca sotto al "Talento di Mr. Ripley".


                Voto: 4/5

                  domenica 2 settembre 2012

                  Il vento tra le canne - W.B. Yeats




                   

                  I Contenuti

                  L'opera poetica di Waijlliam Butler Yeats è prova di acquisiziene da parte della poesia, in lingua inglese in Irlanda, di piena coscienza di se stessa da parte del poeta di un ruolo di eroica fierezza prima di Yeats, nel XIX secolo in Irlanda, la poesia restava una circostanza di sentimentalismo con connotati patriottici. Più indietro nel tempo esisteva l'antico idioma, il gaelico, e una tradizione letteraria di fatto poi perduta. Yeats viene così celebrandola, a tradurre l'Irlanda in una lingua poetica nuova, a restituirla, rinnovata, a se stessa.




                  La Recensione

                  Numero sedici, dedicato a Yeats: poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese; continua questa bellissima iniziativa del Corriere della Sera, che porta un secolo di poesia nelle nostre case con le grandi voci del Novecento in una collezione di antologie inedite, con ricchi apparati e nuove introduzioni. Un appassionato racconto del mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri. 

                  Yeats è sicuramente uno dei più importanti scrittori irlandesi del novecento, premio Nobel per la letteratura nel 1923, da molti considerato come appartenente al "Romanticismo", in realtà riversò nelle sue poesie la sua personalità duplice ed altalenante tra i dolci panorami irlandesi e la rabbia della ribellione verso il dominio inglese.

                  La sua produzione è talmente varia (poesie, autobiografia, trattato filosofico, drammi teatrali, ha curato la pubblicazione di alcuni racconti fantastici e ne ha scritti lui stesso) che ovviamente questa raccolta non può che presentare una selezione della sua vasta opera.

                  Come ogni volta che recensisco un numero di queste raccolte dei grandi poeti passati, lo faccio da profano, la poesia mi piace molto, ma non possiedo ovviamente nessuno strumento se non la mia "anima" per giudicarne i versi; purtroppo Yeats non ha solleticato le mie corde e devo dire che tutte le poesie che decantavano della complicata situazione politica irlandese mi hanno annoiato particolarmente.

                  Della raccolta salvo le prime, in particolare "Ephemera", "Cuchulain combatte il mare", "Avvento della saggezza con il tempo", che si riferiscono alle prime produzioni del poeta.


                  Voto: 2/5