venerdì 30 dicembre 2011

Il condominio - J.G. Ballard


 

I Contenuti

Un elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l'isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli da loro stessi. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e con mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un'intera classe sociale emergente. Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a istinti primordiali e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale anche di gerarchia sociale, si trasforma in un incubo.

La Recensione

Appena finita la lettura di questo libro e durante le ultime pagine di lettura, volevo concretamente stroncarlo, poi ho cominciato a rifletterci e ho aspettato un poco a scriverne la recensione.

Decisamente questo è un libro da ponderare, far decantare per capirne tutte le sfumature e gli aspetti sociali e psicologici; è sicuramente una lettura difficile e pesante da affrontare a dispetto delle poche pagine da cui è composto.

Piccoli litigi e lamentele in un condominio ultramoderno, contenente duemila persone del tutto indipendente (al suo interno supermarket, piscine, zone ricreative) che si presta facilmente alla rappresentazione dell’intera società, si trasformano velocemente in atti di attacco e guerriglia verso gruppi-clan dei piani differenti all’avvenire dei primi guasti strutturali; presto il grattacielo si ritrova in una brutale società tribale dove di notte tutto è permesso: pulsioni sessuali perverse, lotte, pestaggi, devastazioni e saccheggi ai danni dei “piani nemici”.

Scritto negli anni settanta dove l’alienazione dell’individuo è argomento scottante, si trova un’analisi della mente contorta e perversa dell’uomo, che ambisce alla scalata sociale attraverso il manifestarsi delle sue peggiori pulsioni, fino ad arrivare ad una forma di vita primitiva.

Libro di sicuro impatto, ma a volte ripetitivo e lento, che non consente una lettura semplice perché troppo visionario ed eccessivo in alcune parti, ma non posso che ricredermi sulle mie impressioni di primo impatto; anche se non posso dare una valutazione del tutto positiva per via di quello detto sopra, non posso certo non sottolineare come la lettura debba essere affrontata in ogni caso, per lo meno per leggere qualcosa di molto particolare.



Voto: 3/5
 

    giovedì 29 dicembre 2011

    Il mondo in cifre 2012 - The Economist


     

    I Contenuti

    La sedicesima edizione del libro compilato ogni anno dalla redazione dell’Economist. La più aggiornata raccolta di statistiche effettuate prendendo in considerazione i dati che riguardano 186 paesi del mondo.

    Il mondo in cifre presenta tutti i dati per capire il mondo di oggi. Geografia, popolazioni, affari, economia, mercato immobiliare, commercio, trasporti, università, turismo, internet, consumi, ambiente, società, cultura.


    La Recensione

    Secondo appuntamento (per me) annuale con questo libricino dalle tante informazioni.
    Il mondo in cifre viene compilato ogni anno dalla redazione dell’Economist, settimanale economico di riferimento in tutto il mondo, ed è la più aggiornata raccolta di statistiche effettuate prendendo in considerazione i dati reali che riguardano 186 paesi del mondo.

    Questa sedicesima edizione italiana del best seller britannico, realizzata in esclusiva dalla redazione di Internazionale, include nuove informazioni sull’uso di Facebook, migrazione, numero di deputati, donazioni, migliori università, classifica dei paesi più felici e indice di impronta ecologica.

    Veramente ben fatto. Piccolo compendio per capire con cifre alla mano il mondo di oggi: dati geografici, popolazioni, affari, economia, mercato turismo, internet, consumi, ambiente, cultura, etc...
    Da tenere sempre sotto mano sulla scrivania per quelle piccole informazioni e curiosità che ogni tanto saltano alla mente e qui possiamo ritrovare.
    Da un ottimo settimanale (Internazionale), un ottimo libro



    Voto: 4/5
     

      lunedì 26 dicembre 2011

      Canto di Natale - Charles Dickens (Christmas books #1)


       

      I Contenuti

      Scrooge è un uomo avaro ed egoista. Tiranneggia il suo segretario, il modesto Bob Cratchit, sempre di buonumore nonostante abbia una famiglia numerosa e un bambino malato; rifiuta qualsivoglia legame col resto del mondo; e ha compiuto molte malefatte. Ma la notte di Natale tre spiriti vengono a visitarlo. Sono il Passato, il Presente e il Futuro. E quello che Scrooge vede non gli piace per niente.

      La Recensione

      Favola natalizia per eccellenza, che si legge in un pomeriggio, possibilmente durante le feste, sotto un vischio verde, davanti ad un caminetto acceso, con la neve che scende fuori dalla finestra.
      Un quadretto natalizio che deve fare obbligatoriamente da cornice a questa storia, dove si racconta di un avaro che ha dimenticato il significato del Natale e sarà un trittico di spiriti (passato, presente e futuro) che lo farà ritornare sulla strada della bontà, della misericordia, della benevolenza, proprio nella giornata dove ognuno di noi si sente più altruista e buono nei confronti del prossimo.
      Favola da cui peraltro sono stati tratti innumerevoli film, dai più fedeli, ai più lontani, ma che festeggiano tutti lo spirito del Natale, festa che Dickens ha esportato dalla Londra in piena rivoluzione industriale dell'ottocento fino al mondo moderno che noi conosciamo.
      Racconto senza età, da cui scaturisce una scrittura che non invecchia mai, perchè narra una storia straordinaria ma semplice, che accomuna tutti gli uomini in uno spirito profondo di altruismo e fratellanza.
      Il personaggio di Scrooge è ormai entrato in pianta stabile a far parte dell'immaginario collettivo anche per la sua massima diffusione dovuta a quel Paperon de Paperoni, che Walt Disney ha tratto liberamente da questo personaggio.
      Immancabile lettura, vicino all'albero di Natale.



      Voto: 4/5
       

        lunedì 19 dicembre 2011

        American Gods - Neil Gaiman





        I Contenuti

        Shadow si è fatto tre anni dentro. Sta per uscire ma proprio il giorno prima di tornare in libertà lo informano che sua moglie e il suo migliore amico sono morti in un misterioso incidente. Sull'aereo che lo riporta a casa, Shadow fa conoscenza con un enigmatico Mister Wednesday che gli offre di lavorare per lui. Shadow finisce per accettare: un lavoro gli risolve il problema di cosa fare della sua vita, anche se gli arriva da un vecchio bevitore di Jack Daniel's dall'aria poco raccomandabile. Il contratto con il losco Mr. Wednesday viene annaffiato da una bevuta di idromele, ma Shadow ci metterà ancora qualche tempo per capire chi siano in realtà il suo boss, i suoi compagni in affari, i suoi concorrenti, e ancora più tempo per capire in che gioco sia finito. Il vecchio baro corpulento, l'improbabile seduttore di ragazzine, il gran mangiatore e bevitore, l'uomo dall'eloquio torrenziale e dalla risata tonitruante è Odino, Votan, Grimnir, il Padre di ogni cosa, la somma divinità del pantheon nordico, arrivato in America secoli e secoli fa con una nave di vichinghi.


        La Recensione

        L'idea alla base del romanzo è geniale, ma lo sviluppo della storia difetta in molte parti: a volte, eccessivamente, il libro si rivela lento, macchinoso, con trovate un po’ al limite e l’idea che il lettore se ne fa arrivato alla fine è di aver fatto una piccola indigestione. Troppi, davvero a dismisura gli argomenti dati in pasto nella storia.
        I giudizi da me letti erano molto positivi e visto anche le premiazioni Hugo e Nebula, è stato un incentivo a cominciarne la lettura, peccato che giunto all’ultima pagina, se dovessi mettere su una bilancia (come nel libro) l’anima di questa storia, dovrei dare tutto in pasto al Dio egizio dei morti. Troppe le parti noiose e inconcludenti.
        Il personaggio principale è un po’ troppo stereotipato e risalta troppo il background dell’autore che pesca a piene mani dai fumetti, in contrapposizione i personaggi comprimari sono troppi e rendono il percorso narrativo troppo pesante, soprattutto nelle digressioni continue ai riti degli Dei nei tempi antichi per lo più mal raccontati, che non alleggeriscono certamente l’intreccio narrativo e potevano essere saltati del tutto senza per questo pregiudicarne la comprensione.
        Ripeto l’idea di fondo è originale: uno scontro tra miti e dei del passato contro i miti moderni; quest’ultimi secondo me rispetto ai primi solo abbozzati e non ben definiti all’interno della storia. Gli dei del passato, in un pot-pourri  di divinità d'ogni tempo e d'ogni mitologia, vivono semidimenticati nel mondo d'oggi, sbarcando il lunario come poveri reietti della società. Arriverà una guerra finale tra le due contrapposizioni e il personaggio principale farà da ago della bilancia.
        Ma tutto ciò a mio avviso non basta a rendere la lettura piacevole, troppo spesso si scivola in un turbinio di caos, mischiando troppi generi: comedy, fantasy, mitologia, horror, noir, che invece di divertire, confondono e alla lunga stancano.
        Due stelle per l’idea e nulla più.


        Voto: 2/5


        mercoledì 7 dicembre 2011

        Ostaggi delle SS al lago di Braies - Hans-Günter Richardi





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        La deportazione in Alto Adige di illustri prigionieri dei lager nazisti provenienti da 17 paesi europei.


        La Recensione

        Libricino scovato nei classici negozi straripanti di souvenir a lato dei posti meravigliosi delle Dolomiti.
        Accanto a peluche improbabili di marmotte con cappelli che fischiano motivetti strazianti, ho scovato vicino alle venti versioni in tedesco, anche una in italiano, subito portato alla cassa anche con l'improbo prezzo.
        Incredibile come camminando e ammirando tali scorci della natura, ci dimentichiamo che proprio in questi luoghi oggi mete di tanti turisti, sono stati teatri di battaglie, tragedie (durante la prima guerra mondiale) e adesso scopro anche di deportazione (durante la seconda guerra mondiale).
        Ovviamente non stiamo parlando di lager, visto che questi detenuti erano tenuti nell'albergo sul Lago di Braies, ma parliamo di "detenzione illustre": un piano delle SS, avviato alla fine della guerra, per avere ostaggi da proporre come mezzo di scambio come salvacondotti per le loro malefatte. Piano fallito, visto l'imminente liberazione da parte degli americani.
        Molto belle le testimonianze e le fotografie di questo libricino che aveva accompagnato la mostra avvenuta nella commemorazione di questi fatti nel 2006.


        Voto: 3/5

        martedì 6 dicembre 2011

        Dolomiti. Patrimonio mondiale Unesco - Cesare Micheletti





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        Il sito delle Dolomiti comprende una catena montuosa nel nord della Alpi italiane, in numero di 18 vette che si innalzano sopra i 3.000 metri e copre 141.903 ettari. È dotato di alcuni dei paesaggi montani più belli ovunque, con pareti verticali, pareti a strapiombo e un'alta densità di strette, profonde vallate e lungo termine. Una proprietà di serie di nove aree che presentano una varietà di spettacolari paesaggi di importanza internazionale per la geomorfologia caratterizzata da guglie, pinnacoli e pareti rocciose, il sito contiene anche morfologie glaciali e sistemi carsici. E 'caratterizzata da processi dinamici, con frequenti frane, alluvioni e valanghe. La struttura dispone inoltre di uno dei migliori esempi di conservazione dei sistemi di piattaforma carbonatica mesozoica, con reperti fossili.


        La Recensione

        Libricino di largo formato per celebrare tramite la dichiarazione di eccezionale valore universale, l'entrata del territorio delle Dolomiti come patrimonio mondiale Unesco.
        Grazie alla loro bellezza e unicità paesaggistica e all'importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico è avvenuto l'inserimento nella lista del Patrimonio Mondiale, un riconoscimento straordinario che implica però anche un forte impegno e responsabilità in merito alla protezione e allo sviluppo sostenibile di questa splendida regione alpina.
        Speriamo che tutti noi con i nostri comportamenti saremo in grado di mantenere intatto questo patrimonio immenso.


        Voto: 4/5

        Dolomiti. La grande guerra - Michael Wachtler, Günther Obwegs





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        La grande guerra del 1914-1918 come nessuno l'ha mai vista: l'orrore ed il dolore, ma anche i piccoli momenti di gioia ed il suo aspetto umano. Un libro con più di 400 immagini sensazionali, per la maggior parte mai pubblicate prima.

         

        La Recensione

        Libro che ripercorre tramite le fotografie, molte delle quali inedite, la Grande Guerra sulle cime delle Dolomiti.
        Tragedia immane di uomini costretti a combattere anche a meno quaranta gradi su cimme innevate, dentro baraccamenti costruiti attaccati al ghiaccio e alla roccia.
        Per capire il sacrificio di chi combatté su questi scenari, oggi meta di turisti, che dovrebbero oltre ad apprezzare questi contesti magnifici, anche quello che fu la scacchiera di morte di molti uomini valorosi.


        Voto: 4/5


        Dolomiti. Tra le montagne e i colori più belli del mondo - Nicola Zardini, Stefano Zardini





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        "Il mondo non va messo in ordine; il mondo è ordine, personificazione. Tocca a noi armonizzarci con quest'ordine".


        Henry Miller


        La Recensione

        Libro fotografico che alterna bellissime foto delle Dolomiti, con descrizioni sui luoghi, sui costumi, sulla storia di questi posti meravigliosi.
        Il libro è suddiviso in sezioni, ogni sezione descrive una zona, una vallata, negli aspetti più salienti della parte descritta.
        Diciamo che la parte descrittiva lascia un po' a desiderare, non fornendo altro che informazioni che ai più sono già ben note; le fotografie invece sono sensazionali.


        Voto: 3/5


        domenica 27 novembre 2011

        Toccare i libri. Una passeggiata romantica e sensuale tra le pagine - Jesús Marchamalo





        I Contenuti

        Se vi piace toccare i libri, e lo state facendo anche ora, sapete di cosa parliamo. Libri. Da leggere, da sfogliare, da desiderare e da possedere, da perdere, prestare e regalare. Libri da contare, da sistemare, da classificare. Amici per una vita o incontri di un solo giorno, ricordati per sempre o subito dimenticati; libri illeggibili, letti e riletti...
        Nella passeggiata lungo queste pagine incontriamo tanti lettori illustri, curiosiamo nelle loro biblioteche e veniamo a sapere delle loro buone e cattive abitudini di lettura, talvolta così simili alle nostre. Quanti libri è possibile leggere in una vita? In che modo disporli? Come fare quando sono troppi? Ci piacciono di più tenuti come nuovi o un po' maltrattati? Bisogna davvero leggerli tutti, o certi sono fatti apposta per non esserlo? Jesús Marchamalo racconta gli intrecci e i personaggi della grande storia d'amore fra libri e lettori con la divertita partecipazione di un innamorato che la sa lunga, e argutamente ci ricorda che come tutte le passioni, anche questa dev’essere assaporata con un po' di sana ironia.



        La Recensione

        Libercolo che ti fa l'occhiolino davanti alle casse, a te lettore accanito, che ti piace passare il naso tra le pagine e sentire l'odore di carta e di stampa, a te che rinunci ai tuoi otto euro per l'amore incondizionato che i libri ti danno.
        Perchè principalmente non puoi resistere a qualcosa che parli della tua passione preferita e anche se lo tieni in mano e ti rendi conto che è impossibile spendere otto euro per sessanta pagine scritte grandi grandi e con una spaziatura ai margini che sembra un'autostrada a quattro corsie, lo aggiungi trafelato sopra la pigna di libri che hai appena consegnato in cassa, e la persona che sta lì ti guarda con un sorriso complice e tu non sai se anche lei o lui è lettore indefesso e amante segreto delle pagine, e questa è una pazzia comune, o se pensa che un altro pollo ci è cascato con tutte le piume.
        Personalmente mi sento molto pollo e in tutti questi otto euro ho trovato solo una frase che vale la pena citare e cioè che "quel che il lettore medio legge in tutta la sua vita, il mercato editoriale lo produce in meno di otto ore".
        E noi continuiamo a perdere piume alle casse


        Voto: 2/5

        sabato 26 novembre 2011

        L'occhio dello zar - Sam Eastland (Pekkala #1)





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        Pekkala un tempo era conosciuto come l'Occhio di smeraldo: il più famoso detective di tutta la Russia, il braccio destro dello zar, l'uomo a cui l'ultimo dei Romanov aveva affidato la sicurezza della sua famiglia e di tutto il paese. Ora, dopo la Rivoluzione, è solo il prigioniero 4745-P nel campo di lavoro della Siberia, dove è riuscito a sopravvivere per nove anni, e per il resto del mondo è un uomo morto e sepolto. Ma una possibilità di salvezza si presenta quando è Stalin stesso a convocarlo per chiedere il suo aiuto per risolvere un mistero che dura dal 1918. Lo zar e la sua famiglia non sono stati fucilati dai rivoluzionari come afferma la propaganda del partito: qualcuno li ha liberati o eliminati all'insaputa dei bolscevichi. La missione di Pekkala è scoprire che cosa sia successo davvero ai Romanov e trovare il loro tesoro scomparso. Il suo premio è la libertà per sé e la donna che ama. Il prezzo del fallimento è la morte. Ambientato nella Russia brutale e paranoica del periodo stalinista, L'occhio dello zar è il primo romanzo della serie che seguirà le avventure di Pekkala fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.


        La Recensione

        L'unica parte decente e interessante di questo libro sono le note storiche alla fine del volume, probabilmente perchè ricalcano i passaggi dei libri biografici presi come fonte storica e citati nel libro stesso. Visto che non sono neanche una decina, ci si può rendere conto della ricerca storica che si è fatta per scrivere questa meraviglia, probabilmente ne ho letti più io.
        I personaggi principali di questa storia sono delle macchiette completamente improbabili del contesto storico che si voleva presentare, forse si riesce a prendere per il naso qualche lettore affrettato con nessuna conoscenza del periodo pre e post rivoluzione d'ottobre, per gli altri sarà difficile farsi andare a genio un'accozzaglia di stupidate come questa.
        A parte il contesto e l'ambientazione i personaggi sono veramente comici, più di tutti il protagonista principale, che dovrebbe essere un supereroe zarista, un investigatore che Colombo mettiti da parte... ci mette tutto il libro a risolvere un enigma che un lettore smaliziato e avvezzo ai libri gialli ci mette due pagine, la cosa più bella è che questo improbabile detective russo ha così i sensi fini che è l'ultimo a svegiarsi durante un agguato; ed è soppravissuto dieci anni in solitaria in Siberia, cazzo che dormite che si facevano i lupi quando questo era in giro.
        I due poi che l'accompagnano, soprattutto il commissario del popolo di professione chef mancato, è qualcosa che fa rabbrividire dall'orrore della pateticità. Un insulto alle spalle di tutti gli Watson del mondo. Da notare che all'inizio del libro è un povero sprovveduto e alla fine si fa largo all'Ispettore Callaghan tra i cattivi.
        La storia poi è suddivisa con un tempo presente e un tempo passato (dove viene raccontata la vita precedente del grande Holmes russo), spezzettata ogni capitolo, un capitolo al presente e uno al passato, così via per tutto il libro: non si può leggere, anche perchè i capitolo sono brevi, di poche pagine e l'irritazione del lettore continua a montare inesorabile.
        Insomma, comperatevi pure una pizza.


        Voto: 1/5

        martedì 22 novembre 2011

        Agent 6 - Tom Rob Smith (Leo Demidov #3)





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        1965. Leo Demidov, ex agente della polizia segreta, è costretto dal granitico apparato sovietico a restare a Mosca mentre la moglie e le figlie partono per New York in missione diplomatica. Il viaggio finisce in tragedia e Leo chiede di indagare sul terrorista che ha attaccato la sua famiglia. La risposta è di nuovo e sempre una: NIET. Assetato di giustizia e di verità, Leo inizia allora la sua personale ricerca, da Mosca all’America degli anni Sessanta fino all'Afghanistan tormentato dall'invasione russa degli anni Ottanta, in un’odissea che svela i lati nascosti della storia, della politica e, in ultima istanza, della natura umana.


        La Recensione

        Terzo libro della serie con Leo Demidov protagonista, l'ormai famoso agente della polizia segreta Staliniana protagonista di "Bambino 44" prima e di "Il rapporto segreto", poi. Personaggio che si muove nella Russia Staliniana prima e che con questo romanzo arriverà a coprire un lasso temporale di vent'anni, portandoci direttamente agli anni ottanta.
        Il folgorante esordio del primo libro (ancora adesso il più bello e quello che consiglierei caldamente di leggere, potete trovare la mia recensione qui su Gr) e il seguito un po' più appannato rispetto al primo (sempre recensito da me), portano a questo terzo libro, che esce dai soliti schemi narrativi, temporali e di ambientazione: se infatti i primi due libri si svolgevano nella Russia degli quaranta/cinquanta, in un arco temporale breve, qui ci troviamo con un arco temporale di vent'anni, e andremo a toccare non solo la Russia, ma anche gli Stati Uniti e l'Afghanistan.
        Forse quello che è il difetto in questa terza opera dell'autore è proprio questo, infatti sembrano esserci due romanzi con due storie staccate all'interno dello stesso libro. Come ogni thriller, o romanzo spionistico che si voglia, storico o meno, dove il protagonista è un agente ci troveremo per forza con un "mistero" da risolvere, un'indagine da seguire, la cattura del cattivo: anche qui infatti partiamo dagli stessi presupposti, solo che a metà del libro, probabilmente per giustificare lo stacco temporale dal primo evento all'ultimo parte questa storia parallela (il protagonista esiliato volontario in Afghanistan) che sembra proprio una storia a se stante, con nuovi personaggi e nuova trama, e il lettore rimane un po' spiazzato perchè decisamente vuole tornare alla risoluzione del primo evento. E invece dovrà aspettare quasi il finale del romanzo.
        Decisamente si potevano fare due libri e allungare la vita all'agente Demidov, strana soluzione questa per uno scrittore seriale che usa lo stesso personaggio per i suoi libri, solitamente si cerca di produrre più libri possibili se il personaggio piace.
        Per il resto la trama, i personaggi, l'ambientazione è al livello degli altri libri, dunque ottima e anche questa storia ha come punto di forza di volere sempre avere in mano il libro per leggerne qualche pagina, anche se devo ammettere in alcuni punti s'impantana un poco e l'azione va scemando pericolosamente.
        Consiglio questo libro a chi ha letto i primi due e si è affezzionato all'agente segreto Demidov, agli altri decisamente consiglio di recuperarsi "Bambino 44" e cominciare da lì.


        Voto: 4/5


        mercoledì 16 novembre 2011

        Il processo - Franz Kafka





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        Josef K. condannato a morte per una colpa inesistente è vittima del suo tempo. Sostiene interrogatori, cerca avvocati e testimoni soltanto per riuscire a giustificare il suo delitto di "esistere". Ma come sempre avviene nella prosa di Kafka, la concretezza incisiva delle situazioni produce, su personaggi assolutamente astratti, il dispiegarsi di una tragedia di portata cosmica. E allora tribunale è il mondo stesso, tutto quello che esiste al di fuori di Josef K. è processo: non resta che attendere l'esecuzione di una condanna da altri pronunciata.


        La Recensione

        Kafka, un maestro indiscusso della narrativa, o meglio della letteratura del novecento. Credo che non ci si possa annoverare tra le schiere dei lettori se non si è letto almeno un libro di questo autore così tormentato e nichilista.
        La storia sembra irrevocabilmente un incubo, dove il protagonista si muove con ansia e disperazione crescente, verso una schiacciante verità: l’uomo è solo e in balia del destino, che lo troverà sempre per portarlo verso una tragedia di portata cosmica.
        Libro che ha molte chiavi di lettura è claustrofobico, asfittico, angosciante: il protagonista e gli altri attori sono spersonalizzati, appena citati, foschi e criptici, dello stesso personaggio principale non conosciamo neanche il cognome, tutti elementi che confondono il lettore per non dare nessun punto di riferimento come l’attore stesso di questa tragedia, accusato e poi condannato per una colpa di cui non gli è dato conoscere il perchè, ma che non è nota neppure al "tribunale" stesso.
        Sembra sempre di brancolare nel buio, l’aria è soffocante, calda e stantia, opprimente fino al finale dove sarà tersa e beffarda, come gli antagonisti che sembrano quasi diabolici che si passano il testimone velocemente per trascinare sempre più a fondo l’uomo verso il suo baratro personale e angosciante.
        La colpa e il giudizio davanti al quale nessun uomo può sottrarsi: Kafka parte crea l’assurdo partendo da semplici elementi di vita comune; ancora una volta come nella “Metamorfosi”, vediamo la mostruosità che si cela nella quotidianità e nella così detta normalità
        Leggere questo romanzo è un’esperienza unica e irripetibile che lascia storditi davanti all’ineluttabilità dell’uomo davanti al proprio destino e delle proprie colpe per infine morire come un cane!.


        Voto: 5/5


        sabato 12 novembre 2011

        Cuore di tenebra - Joseph Conrad





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        Scritto da Joseph Conrad nel 1902, questo è stato un romanzo di culto per più di una generazione. Ad esso, per esempio, s’è ispirato Coppola per girare «Apocalypse Now» con Marlon Brando. Ai tempi di Conrad la guerra in Vietnam non c’era, ma di uomini con «la tenebra nel cuore», sì. È il caso di Mr. Kurtz e della sua singolare follia, cui ci introduce la prefazione di Lanfranco Vaccari. Kurtz sarà raggiunto dopo un lungo viaggio per fiume nel centro dell’Africa da Marlowe, il marinaio protagonista.

        La Recensione

        Decisamente una delusione. Forse le aspettative erano un po' troppo alte, probabilmente sbagliate, forse la storia un po' troppo corta; generalmente non amo i romanzi brevi.
        Valuto con due stelline perchè mi sono paciute le descrizioni della giungla e praticamente null'altro; non so mi aspettavo un libro di avventura e mi sono trovato con un trattato contro il colonialismo, ripeto, probabilmente aspettative sbagliate.
        Mi avevano detto "l'Apocalipse Now dell'Africa", giusto riferimento al personaggio di Kurtz e alla sua trasposizione cinematografica MarlonBrandiana, giustissima osservazione perlatro solo che decisamente Brando è venuto molto, ma molto meglio. L'eccezione che conferma la regola di personaggi cinematografici migliori rispetto a quelli cartacei.
        Non saprei davvero cos'altro aggiungere, probabilmente che essendo un classico, non può mancare in una libreria e alla lettura di un lettore completo, ma personalmente preferisco altro.


        Voto: 2/5


        giovedì 10 novembre 2011

        Il tuo gatto per negati - Gina Spadafori, Paul D. Pion





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        Decifrare l'espressione di un gatto è una vera sfida. Per vincerla, basta leggere questo libro aggiornatissimo che illustra come scegliere il micio ideale, comprenderne il comportamento, come crescerlo e.., rendere tutte le sue nove vite semplicemente perfette.


        La Recensione

        Il massimo dell'utilità, come tutti i libri della serie "for dummies", massima comprensione, tanti consigli utili, informazioni chiare e precise.

        Se come me state per prendere un micio per fari compagnia, vi consiglio di partire da qui.


        Voto: 3/5




        martedì 8 novembre 2011

        Il cacciatore di draghi - J.R.R. Tolkien





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        Il libro narra la vicenda di un contadino abitudinario e un po' fanfarone, costretto dalle circostanze a dar la caccia a un drago, su cui riesce ad aver la meglio, diventando ricco e rispettato tanto da essere eletto re. La fonte sarebbe un'antica cronaca in latino contenente il resoconto delle origini del Piccolo Regno, dove il racconto è ambientato. Ma si tratta soltanto di un espediente. Tolkien vi ricorre non già per dare credibilità storica al suo narrare, ma per creare un mondo metastorico, senza precise coordinate spazio-temporali, un'atmosfera da fiaba, un universo immaginario popolato di draghi e di giganti in cui però è possibile ritrovare qualcosa che si incontra nella realtà di tutti i giorni.

         

        La Recensione

        Racconto di poche pagine ma intriso della genialità di Tolkien, il maestro del fantasy.
        Quello che più mi è piaciuto è il suo tocco di umorismo velato, come anche in "Lo Hobbit", sempre presente, mai di troppo.
        Come trasfmormare anche una piccola storia fiabesca, in un piccolo tesoro da custodire in una grotta custodita da un drago feroce.
        Consigliato agli appassionati Tolkeniani.


        Voto: 4/5

        domenica 6 novembre 2011

        L'alchimista - Paulo Coelho





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        L’Alchimista è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico, che al di là dello Stretto di Gibilterra e attraverso tutto il deserto nordafricano lo porterà fino all’Egitto delle Piramidi. Il miraggio, qui, non è più solo la mitica Pietra Filosofale dell’Alchimia, ma il raggiungimento di una concordanza totale con il mondo, grazie alla comprensione di quei “segni”, di quei segreti che è possibile captare solo riscoprendo un Linguaggio Universale fatto di coraggio, di fiducia e di saggezza che da tempo gli uomini hanno dimenticato.


        La Recensione

        Si arriva alla fine del libro e ci si sente un po' poveri, o tonti, o una strana combinazione delle due cose. Perchè il primo pensiero che viene in mente è che non sei riuscito a capire quello che hai letto, a penetrare nelle profonde conoscenze che l’autore voleva trasmettere.

        Poi ci rifletti bene, riprendi in mano il libro e ti metti a leggere alcuni passaggi importanti, diciamo quei punti significativi che probabilmente non hai appreso come dovevi fare e allora comincia la vera comprensione e cioè che hai letto una trama banale, scontata, pesante, piena di concetti cristiani, mussulmani, new age, alchemici (?), con frasi ad effetto che stanno bene scritte sui muri delle case per far capire quanto sei profondo alla ragazza che abita lì davanti; e sta qui la vera comprensione: come un uomo possa arricchirsi vendendo banalità confezionate per chi si accontenta di verità alla Baci di Perugina.

        Tanto di cappello a chi riesce con queste genialate a vendere milioni di libri, perché no? C'è chi ancora va dai maghi a farsi le carte o legge gli oroscopi tutte le mattine. La spiritualità però, così come i "misteri iniziatici" o l'alchimia, sono ben altre cose e per questo se uno vuole esistono libri sacri delle varie religioni e credi o i libri dei grandi filosofi del passato, le cui riflessioni sono sopravvissute ai secoli e sono reperibili ovunque e probabilmente a prezzi inferiori di questo libretto da poche pagine che viene ancora venduto a prezzo pieno in versione rilegata; bella furbata editoriale.

        Questo libro finge beffardamente una profondità che non esiste al suo interno mettendo parole come cuore, amore, sogni, anima: ma questo è sufficiente?; Se volete cimentarvi con qualcosa che probabilmente può farvi interrogare su gli aspetti della vita leggete i grandi capolavori della letteratura (Tolstoy, Hugo, Dostoievskj, ecc.), che potete trovare ovunque, sono sicuramente più complicati e di difficile lettura, ma scendono davvero alle profondità per cui arriviamo a interrogarci sui significati importanti della vita.

        Fornire risposte banali a cui tutti siamo già arrivati mettendole per iscritto in un libro, probabilmente non risultano più semplici ovvietà, ma profonde rivelazioni.

        "Segui la tua Leggenda Personale" o "ascolta il tuo cuore", insegui e porta a compimento i tuoi sogni, certo Coelho, perché non metterci anche un "quello che entra dalla bocca esce dal culo"?


        Voto: 1/5


        sabato 5 novembre 2011

        Il peso della farfalla - Erri De Luca





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        Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l'odore dell'uomo, dell'assassino di sua madre. Anche l'uomo, quell'uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell'uomo porta, impropriamente, il nome di "re dei camosci" - per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l'abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l'imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l'immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l'attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. "In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove," dice De Luca. E qui si racconta, per l'appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.
         

        La Recensione

        Romanzo, che è più racconto. Lieve come un peso di farfalla. A volte determinante.
        Primo libro di questo scrittore che affronto, ho visto in libreria che tutti i suoi romanzi sono piuttosto succinti o appunto lievi e considerate le vendite e l’apprezzamento di questo autore ho pensato che come in molti altri settori, non è il peso che determina la qualità; scorse velocemente le varie trame ho scelto questo suo scritto per iniziare a leggere le sue opere.
        Quello che mi ha attirato è stata indubbiamente l’ambientazione, io amo la montagna in ogni sua veste e caratteristica e poi l’ubicazione nelle Dolomiti, le mie montagne del cuore, hanno dato la spinta definitiva all’acquisto.
        Soldi spesi bene? Sì, di sicuro. La scrittura è notevole, arriva direttamente a quelle corde sensibili che stanno in ognuno di noi, non stancano, anche se in tutto il romanzo non esiste un dialogo; dunque più fiaba che storia? Forse, la definizione giusta è quella di parabola, scritta da un laico, dunque di ancor maggior pregio o curiosità.
        Un giorno perfetto che delimita l’autunno con l’inverno, un inverno in montagna dove il silenzio può davvero chiamarsi in tal modo, quando la neve ricopre il tutto. Dunque il tempo della svolta, il tempo dei duelli, prima del lungo riposo.
        Due Re contrapposti sotto l’occhio del "padrone di tutto, che si lasciava togliere, ma teneva il conto”: L’uomo, solitario che ha rifiutato ogni presente, e assassino per scelta di uomini e camosci; la bestia, Re dei Camosci, cresciuto solitario, rimasto solitario, ma richiamato al branco come la Natura comanda.
        Cosa sarà determinante nello scontro? Ma certo, il peso di una farfalla.
        Non voglio scrivere della trama per non rovinare la magia del racconto, che è struggente, ricco di simboli e di parabole sul significato della natura, della vita, della montagna.
        Infine, anche se la scrittura e la struttura narrativa è semplice, si deve leggere questo libro attenzione, se non con concentrazione come è giusto che sia durante un arrampicata in montagna e l’esempio non è certo casuale: anche qui richiamo simbolico. E, arrivati in cima, si gode il panorama della conoscenza e il senso di conquista, che solo la lettura e la montagna possono dare.
        Consigliatissimo.



        Voto: 5/5

        Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepúlveda





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        Dopo essere capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mar Nero, la gabbiana Kengah atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale strappa tre promesse solenni: di non mangiare l’uovo che lei sta per deporre, di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà. Così, alla morte di Kengah, Zorba cova l’uovo e, quando si schiude, accoglie la neonata gabbianella nella buffa e affiatata comunità felina del porto di Amburgo. Ma come può un gatto insegnare a volare? Per mantenere la terza promessa, Zorba dovrà ricorrere all’aiuto di tutti, anche a quello di un uomo. In una storia che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà, anche fra «diversi».

         

        La Recensione

        Una storia che si legge in un pomeriggio, magari piovoso come questo in cui sto scrivendo, con una predisposizione d'animo malinconico e pensieroso, dove si accoglie volentieri un abbraccio morbido come può esserlo quello di un gatto acciambellato sulle gambe.
        Si vede l'attaccamento dell'autore suo gatto Zorba (morto prematuramente) e la dedica ai figli la dice lunga su quanto un uomo o una famiglia possa considerare un animale come parte di essa. Un tributo, un ricordo ad un gatto a cui si è voluto bene, emozioni che per un romanziere di professione è facile trasformare e trasmettere ad una pagina, fino a diventare storia e condividierle con il lettore.
        Favola che intenerisce, fa sorridere e commuove nel finale, che insegna e punta il dito anche sull'ambiente che ci circonda e sui nostri errori che si ripercuotono sulla natura in cui tutti viviamo.
        Bellissima la frase che sintetizza molto questa storia e cioè che "vola solo chi osa farlo", una parabola che spinge ad inseguire un sogno e a realizzarlo, perchè niente probabilmente è impossibile: anche un gatto può insegnare a volare ad una gabbianella.
        Troppo candido ed ingenuo? Probabilmente sì, ma va letta come una fiaba dedicata ad un gatto e a dei bambini che lo amavano. Limitiamoci a questo
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        Voto: 3/5


        martedì 1 novembre 2011

        Gli inganni di Locke Lamora - Scott Lynch (The Gentleman Bastard #1)





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        Piccolo di statura, deboluccio e un po' imbranato con la spada, Locke Lamora ha però un grande punto di forza: nessuno lo può battere quanto ad astuzia e abilità truffaldina. E benché sia vero che ruba ai ricchi nessun povero ha mai visto un soldo bucato dei suoi furti. Tutto ciò su cui mette le mani lo tiene per sé e per i Bastardi Galantuomini, la sua banda. A suo modo, Locke è il re di Camorr, una città che sembra nata dall'acqua, ornata di migliaia di ponti e di sontuosi palazzi barocchi e popolata da mercanti, soldati, accattoni e, ovviamente, ladri. In realtà, Camorr è il dominio di Capa Barsavi, perversa mente criminale, che da qualche tempo è impegnato in una lotta senza quartiere con il Re Grigio, altro personaggio decisamente poco raccomandabile. Impiccione per natura, Locke si ritrova suo malgrado in mezzo a questo scontro di titani e rischia di lasciarci le penne. Anche perché il suo misterioso passato nasconde un segreto che può mettere in pericolo l'intera nazione camorrana...
         

        La Recensione

        Un fantasy assolutamente fuori dal comune, una ventata d’aria fresca in un genere letterario che troppe volte sforna fotocopie a ripetizione.

        Questo è il primo pensiero che viene in mente leggendo questo libro, che è prima di tutto originale, soprattutto la trama, molto ben congegnata e per i personaggi che sono insoliti per un fantasy, che si discosta molto dagli stereotipi comuni a questo genere.

        Menzione particolare anche per i dialoghi: briosi, a volte scurrili e mai banali, ben descritte anche le parti dedicati ai combattimenti. Altro fatto che fa di questo libro un’eccezione nel genere per lo più dominato da buone azioni contro il cattivo di turno e una “violenza” volta al bene. Un fantasy, che sembra una grossa truffa dei giorni nostri, ma ambientata in un mondo inventato.

        Anche l’ambientazione, sebbene il mondo dove si svolge la vicenda richiama in qualche modo un mondo di stampo medievale (dunque non proprio aria fresca), con gilde, nobili, dei, commercianti e la città principale Camorr suddivisa come una tipica città stato delle signorie di un tempo, vengono inseriti parecchi spunti affascinanti e insoliti: il vetrantico per esempio, enormi strutture lasciate dagli “avi” di un materiale che all’avvento della sera si illuminano, o alla conformazione della cittadina, che sembra una Venezia ingigantita, ma cupa, nebbiosa e tenebrosa; dove i mercati vengono svolti sull’acqua su enormi chiatte mobili e il tempo è caratterizzato di giorno dal Vento fresco che viene dal Mar di Ferro e la sera dal Vento del Boia, che porta afa e il tanfo dei campi e delle paludi, ma tutti e due smuovono i cadaveri appesi davanti al Palazzo della Pazienza o fanno muovere le gabbie del Corvo dove i prigionieri vengono appesi per espiare le proprie colpe.

        Anche i personaggi sono ben caratterizzati e anche qui originali, soprattutto ovviamente Locke Lamora, orfano truffatore iniziato al culto del Tredicesimo Ingannatore: in questo caso le figure protagoniste sono i “cattivi”, anche se non lo sono fino in fondo e in ogni caso vengono contrapposte a figure ancora più cattive e alla fine il buonismo fantasy non manca, ma per lo meno non annoia mai e non sembra di leggere la solita fiaba a lieto fine.

        Consigliato a chi ha voglia di sperimentare un genere un po’ diverso e respirare una boccata d’aria nuova.



        Voto: 4/5

        martedì 11 ottobre 2011

        Kafka sulla spiaggia - Haruki Murakami





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        Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico, e dalla sua profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Abbandonata la sua vita tranquilla e fantastica, fatta di piccole abitudini quotidiane e rallegrata da animate conversazioni con i gatti, dei quali parla e capisce la lingua, parte per il Sud. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca; una splendida prostituta che fa sesso citando Hegel; e poi i gatti, che sovente rubano la scena agli umani. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo".
         

        La Recensione

        Secondo libro di Murakami che affronto. Questo ben più corposo di “After Dark”, ma i temi sono gli stessi, qui molto più amplificati e sviluppati.
        Dico subito che a dispetto di tutti gli altri ho trovato la lettura difficile, non nel senso dispregiativo del termine, ma perché impegnativa, se si vuole affrontarla con una profondità che questo libro secondo me merita. Non possiamo leggere questa storia se non scendendo ad un livello intimo e profondo.
        La scelta del voto e la scrittura della recensione è arduo in quanto non è un libro di pronto “consumo” ed interpretazione e dunque non è facile mettere per iscritto le sensazioni provate nel corso della lettura: come si può dare un voto ad un sogno?
        Il romanzo di Murakami, può essere riassunto come un lungo viaggio nell'inconscio o come un viaggio nei ricordi, nelle memorie perdute; un viaggio onirico, un sogno lucido, dove si riesce a far vivere la realtà come sogno ed il sogno come realtà. Come tutti i sogni, anche questo a volte si presenta come irrazionale, confuso, nebuloso con la sensazione di essere sempre perduto ogni volta che gira pagina.
        La storia del protagonista (ma è davvero lui il protagonista?) Tamura Kafka, quindicenne in fuga da una vita non vissuta per un abbandono e da una profezia e del vecchio Nakata (personaggio commovente ed empatico), dalla memoria cancellata nelle più semplici funzioni e in grado di conversare con i gatti, procedono vicine come due parallele perpendicolari che non si incontrano mai vicine ed indissolubili verso un finale comune.
        Ma nei sogni tutti sono protagonisti: Ōshima, la signora Saeki, Hoshino e anche la biblioteca Komura, il bosco impenetrabile, il quadro senza attribuzione temporale; tutti dentro, compreso il lettore stesso, in una bellissima metafora che troviamo nel libro e cioè che la vita è una tempesta di sabbia in cui ci troviamo immersi dalla nascita alla morte e che dobbiamo attraversare senza paura, un vento che lacera la carne come mille rasoi, tinta di rosso del nostro sangue e dal sangue di tutti gli altri da cui usciremo diversi da come siamo entrati, se riusciremo ad uscirne perché in molti si perdono. Forse l’essenza di tutto non è uscirne , ma restare in piedi.
        Romanzo impegnativo perchè richiama e cita la psicanalisi di Jung e il procedimento onirico freudiano, Beethoven, passaggi di narrativa giapponese. Ciò che stupisce è la strabiliante fantasia con cui modella figure metaforiche che come in un sogno sono appena al di là della realtà, nel campo dell’inverosimile, delle situazioni irreali e stanno in una dimensione che è a cavallo tra due mondi. Questa è la bravura di questo autore.
        Libro di sogni come si è già detto, ma anche libro di memorie: che peso hanno per noi i ricordi di amori falliti, di dolori, di abbandoni? Quanto questi influenzano e condizionano la nostra vita? Siamo tutti alla ricerca delle memorie perdute come Kafka e Nakata?



        Voto: 4/5

        venerdì 23 settembre 2011

        Il miglio verde - Stephen King





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        Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come "Il Miglio Verde", i detenuti come lo psicopatico "Billy the Kid" Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri?
         

        La Recensione

        Credo proprio di essere un fan Kingiano del tutto atipico.
        Non si spiegherebbe altrimenti il fatto di come mi sia innamorato de "L'ombra dello scorpione" e abbia trovato pesantissimo "It", di come mi abbiano entusiasmato tutti i libri firmati "Bachman", o l'odiato dai molti "Cell" e abbia trovato lentissimo questo Miglio Verde, tralascio la saga di Roland che è umanamente apprezzata da tutti.
        Altro che miglio, qui mi è sembrato di fare la maratona di New York.
        Le prime parti del libro sono davvero di una lentezza esasperante e solo il finale mi fa aggiungere una stelletta alla mia recensione che altrimenti sarebbe stata una stroncatura piena. Avevo già fatto fatica con il film, ma di solito i libri sono meglio... di solito appunto. C'è sempre un'eccezzione che conferma la regola.
        King è bravissimo anche a scrivere racconti, ecco questo l'avrei visto benissimo come un racconto, magari un racconto lungo, tagliando a piedi uniti molte parti, soprattutto quelle di lui invecchiato all'ospizio o quelle di contorno "d'ambito famigliare", davvero troppo indigeste, troppo inutili al contesto.
        Mi sembra del tutto superfluo scrivere un riassunto della trama, chi non ha ancora letto il libro avrà sicuramente visto il film, decisamente più passabile, per lo meno quello in un'ora e mezza lo fai fuori.
        Non so veramente cosa scrivere di più, non mi è piaciuto, neanche lontanamente e non ci posso fare nulla. Quello che mi ha più infastidito è stato tutto quel continuo richiamo ai miracoli, a Dio, alle preghiere, certo posso capire il contesto culturale del 1930, ma io proprio non lo sopportavo.
        Anche i personaggi li ho trovati tediosi all'inverosimile, dal gigante Coffey al Capo Edgecombe, passando per tutte le altre piattole e soprattutto il topo. Per non parlare delle mogli.
        E' brutto a scriversi ma i personaggi più negativi erano i più accettabili ai miei occhi, forse perchè almeno loro facevano qualcosa, segno che se un assassino diventa più accattivante agli occhi di un lettore di tutta la ciurma buona, siamo poco al di sopra della cosidetta "frutta".
        Accetto il fatto che detesto i libri di King più amati dai suoi fan e letteralmente impazzisco per quelli più odiati.
        E va bhe, pace e amen.



        Voto: 2/5

        Fuga dal gulag 47 - Josef Morawietz





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        Nel 1942 Josef Morawietz è uno studente di diciassette anni. Chiamato alle armi dal suo Paese, la Germania, riceve un addestramento da cecchino e viene inviato con l'esercito hitleriano sul fronte russo. Attraversa i terribili mesi della battaglia di Stalingrado, sopravvive al freddo, alla fame, alla decimazione dei compagni; fatto prigioniero dai russi, viene trasferito nel gulag 47, in un punto imprecisato della Russia meridionale. Da qui, dopo mesi di lavoro forzato, organizza un'incredibile fuga assieme a un compagno di prigionia, con il decisivo aiuto di un'infermiera incontrata nel gulag. La rocambolesca storia vera di Josef Morawietz non è finita: una lunghissima traversata a piedi nella steppa russa porterà i fuggitivi in Iran, da dove tenteranno di salpare per l'Inghilterra. Una storia, quella di Josef, sorprendente e terribile, che racconta la tenace volontà di sopravvivenza di un ragazzo investito dal turbine della guerra. La vicenda di un misconosciuto soldato semplice, ricostruita da lui stesso durante la vecchiaia, emerge da un'epoca convulsa, restituendo la cronaca appassionante di una fuga al limite dell'impossibile.
         

        La Recensione

        Rimango basito di fronte a certe storie. All'idea delle vite che certi uomini fanno o hanno fatto; non parlo di chi balza continuamente alle cronache o di persone "importanti", ma di gente comune che ha avuto vite straordinarie, talmente dense e ricche che quasi mi verrebbe da piangere a confrontarla con le tante grigie di oggi.
        Questo libro mi ha ricordato per alcuni versi "Papillon", di cui straconsiglio la lettura a tutti quegli sventurati che ancora non l'hanno fatto; certo le dinamiche, i luoghi, la storia è completamente diversa, ma parliamo sempre di vite vissute al limite dell'impossibile.
        Questa è quella di Josef nato in Germania, al confine con la Polonia. Inviato appena diciottenne sul fronte russo con le armate hitleriane, sopravvive alla battaglia di Stalingrado, a un gulag e a una fuga rocambolesca attraverso vaste terre selvagge, dalla Russia all'Iran, inseguendo con ostinazione il sogno di una vita vera, di una possibilità di ricominciare tutto da capo.
        Una storia che a leggerla neanche il miglior romanzo di fantasia, e pure vita vera, vissuta. Piena e totale davanti alle peggiori tragedie mentre molti si lasciavano andare, la voglia di vivere su tutto.
        Un libro stupendo che si fa leggere in pochissimo tempo, scovato anche questo tra gli scaffali più alti di una megalibreria che presentava spavalda in vetrina schiere di vampiri innamorati.
        Questi libri andrebbero letti nelle scuole, non per insegnare la storia, ma per insegnare la vita.



        Voto: 5/5