venerdì 30 ottobre 2009

Il simbolo perduto - Dan Brown (Robert Langdon #3)


 

I Contenuti

Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, è in viaggio per Washington. È stato convocato d'urgenza dall'amico Peter Solomon, uomo potentissimo affiliato alla massoneria, nonché filantropo, scienziato e storico, per tenere una conferenza al Campidoglio sulle origini esoteriche della capitale americana. Ad attenderlo c'è però un inquietante fanatico che vuole servirsi di lui per svelare un segreto millenario. Langdon intuisce qual è la posta in gioco quando all'interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un agghiacciante messaggio: una mano mozzata col pollice e l'indice rivolti verso l'alto. L'anello istoriato con emblemi massonici all'anulare non lascia ombra di dubbio: è la mano destra di Solomon. Langdon scopre di avere solamente poche ore per ritrovare l'amico. Viene così proiettato in un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si perpetuano antichi riti iniziatici. La sua corsa contro il tempo lo costringe a dar fondo a tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città. Fino al sorprendente finale. Un nuovo capitolo de "Il Codice da Vinci", un thriller dalla trama mozzafiato, che si snoda a ritmo incalzante in una selva di simboli occulti, codici enigmatici e luoghi misteriosi.

La Recensione

Ho appena finito di digerire, anzi forse è meglio dire metabolizzare, il tomo da 600 pagine, il libro più lungo che Dan Brown ha scritto fino adesso.

Il primo impatto è: bello, mi è piaciuto. Devo dire che mi è anche più garbato del Codice e sicuramente più di Angeli e Demoni, che secondo me non era proprio un degno seguito del Codice. Se andiamo a guardare devo dire che Dan Brown sta migliorando scrivendo, invece che peggiorando come molti scrittori alle prese con lo stesso personaggio in più libri. Non so quanto questo sia dovuto al team che probabilmente ora collabora con lui e lo supporta nelle ricerche e nelle scritture. Ma sinceramente poco importa se il risultato è un bel thriller pieno di simbologia mistica e occulta che ti invoglia a proseguire con la lettura e cosa forse più importante a "cerchicchiare" qua e la su Google, immagini, dipinti, storie. Perchè forse questo è la cosa che mi ha sempre più affascinato dei libri di Brown, la voglia che mi mette addosso di cercare un luogo dove si svolge la parte di una trama, un riferimento misterioso o un quadro citato.

Devo anche dire che sono rimasto piacevolmente colpito anche dal fatto che molti passaggi di questo libro siano sconfinati in un noir più che un thriller e qualche spezzone mi ha ricordato in qualche modo anche la serie cinematografica di Saw.

Certo il dipanarsi della storia è sempre stata uguale nei tre libri con al centro la figura del professore Robert Langdon, mistero da risolvere, personaggio malvagio, ambientazione avventurosa e molta, tanta simbologia. Come già  ho detto per il Codice in passato, credo che questa sia da leggere non come un compendio di sapere (anche se può esserci effettivamente qualche spunto su cui riflettere) ma semplicemente come un buon thriller a sfondo simbolico mistico. Mi piace il personaggio di Langdon, mi piace la simbologia che trovo in questi libri, mi piace lo stile di scrittura non tra i più raffinati,  ma non è che stiamo cercando di leggere Proust e mi piace la curiosità  che suscitano in me questi libri.

E' un mix coinvolgente come un buon cocktail che non si può certo dire che non sia stato sapientemente mescolato. Aspetterò anche il film, sicuramente già  in fase di "produzione".


Voto: 4/5
 

    giovedì 22 ottobre 2009

    Il grande tempo - Fritz Leiber (Change War)


     

    I Contenuti

    Soldati provenienti da tutte le epoche della storia si danno appuntamento in un saloon extratemporale che si trova al di fuori dell’universo, e in cui affascinanti entraîneuse pensano a ristorare il morale della truppa. È in corso il più radicale e apocalittico dei conflitti, la Guerra del Cambio, e le due misteriose fazioni dei Ragni e dei Serpenti non si danno tregua, modificando la realtà di battaglia in battaglia.
    Il capolavoro di Fritz Leiber, un gioiello della fantascienza.



    La Recensione

    Non so, probabilmente non l'ho capito io, ma questo libro non mi è piaciuto per nulla.

    L'unico aspetto di questa storia che mi è risultato gradevole e che stava alla base della scelta delle lettura di questa storia è l'ambientazione, o meglio il mondo "fuori dal tempo" in cui si svolge il racconto. Un locale fuori dal tempo in cui si ritrovano vari soldati reduci da un combattimento e pronti per il prossimo dopo l'intrattenimento del locale.

    Ripeto probabilmente non ho capito io il senso del libro e i suoi molteplici spaccati interpretativi e sicuramente scende ad un livello di comprensione molto più profondo della mia interpretazione, mi sarebbe piaciuto anche seguirlo verso queste profondità di comprensione se solo mi avesse un po' più "divertito" ed entusiasmato, cosa che non è successa affatto.


    Voto: 1/5

      L'ultima equazione - Mark Alpert


       

      I Contenuti

      David Swift, docente di storia della scienza alla Columbia University, viene chiamato d’urgenza al St. Luke’s Hospital di New York: Hans Kleinman, il suo vecchio professore di fisica, è stato aggredito e torturato da uno sconosciuto e adesso è in bilico tra la vita e la morte. L’uomo che David trova è ben diverso da quello che, cinquant’anni prima, era considerato uno dei più brillanti assistenti di Albert Einstein e che poi era diventato uno scienziato ammirato da tutti. Kleinman è in stato confusionale e ripete in maniera ossessiva due termini tedeschi – Einheitliche Feldtheorie – e una serie di cifre. David intuisce quale significato dare a quelle parole: il professore si sta riferendo alla «teoria unitaria dei campi», quella che spiegherebbe tutte le forze della natura, dalla gravità all’elettricità alla potenza nucleare. E sa pure che Einstein ha dedicato gran parte della vita a formularla, ma senza riuscirci. O forse no?

      La Recensione

      Da quando ho la mia biblioteca su Goodreads e da quando scrivo le recensioni nel mio blog, nel mentre che leggo un libro penso sempre a come verrà la recensione che ne scriverò, trovo molto utili quelle degli altri e voglio che anche le mie possono essere d'aiuto per chi cerca di farsi un'idea del libro in oggetto.

      Con questo mi trovo in grande imbarazzo perchè veramente non mi viene in mente nulla da dire se non che: questo libro è orribile. Proprio è inutile che mi metto in qualsiasi modo a descrivere qualche personaggio, la storia... non ci riesco proprio, figuriamoci ad esaltarlo ma neanche a difenderlo.

      L'autore è un giornalista divulgatore scientifico, ma diamine amico mio perchè non continui a fare quello che fai? Voglio dire non ho letto niente di tuo, ma posso immaginare che qualsiasi articolo scientifico tu abbia scritto sia migliore di questo collage di schifezze. Ascoltami bene ti prego, non è che devi per forza scrivere un thriller per esporre ai più delle teorie scientifiche affascinanti, magari avrai meno pubblico, una cerchia più ristretta che acquista solo saggi scientifici, ma se scrivi queste nefandezze secondo me perdi gli uni e gli altri.

      Per amore degli scrittori, lascia perdere i thriller, ok?



      Voto: 1/5
       

        venerdì 16 ottobre 2009

        I sussurri della morte - Simon Beckett (David Hunter #3)


         

        I Contenuti

        All'interno del bungalow, la vittima giace nuda, supina su un tavolo, legata mani e piedi, con evidenti ferite d'arma da taglio, inferte quando, forse, era ancora in vita. La temperatura all'interno dell'edificio supera i 43 gradi. Una sedia davanti al corpo fa pensare che l'assassino abbia assistito allo spettacolo degli ultimi attimi di vita della vittima. Ma un particolare risulta incoerente: l'avanzato stato di decomposizione del corpo induce a pensare che il decesso sia avvenuto da almeno 6 giorni. Eppure il bungalow risulta affittato solo da 4 giorni. Le uniche impronte sulla scena, inoltre, risalgono a un certo Dexter, morto sei mesi prima. Almeno così registra l'anagrafe. È chiaro che l'assassino non solo è molto astuto e non lascia tracce; non solo è molto cattivo; è anche, scientificamente, molto preparato. Dopo La chimica della morte e Scritto nelle ossa, continua la saga di David Hunter. Stavolta lo scenario è la Body Farm di Knoxville, nel Tennessee, l'unico laboratorio al mondo dove si utilizzano autentici cadaveri umani per studiarne il processo di decomposizione all'aperto. E stavolta Hunter conduce l'indagine con il suo maestro, Tom Lieberman. Insieme affrontano una nuova, sconcertante avventura nel regno del male e della scienza.


        La Recensione

        Questa opera terza di questo nuovo autore che ci porta all'interno di storie thriller attraverso gli occhi del protagonista David Hunter, antropologo forense (che si occupa di risalire attraverso l'analisi dei cadaveri vittime di omicidi, all'omicida stesso) mi è parsa sottotono rispetto ai due folgoranti libri precedenti, di cui soprattutto ho apprezzato il secondo.

        Spero sia solo un intermezzo e non un calare di cui soffrono molti autori dopo le prime prove. Come nei precedenti anche in questa storia troviamo dei degni colpi di scena che si avvicendano nel dipanarsi della trama, ma manca quel qualcosa che ha reso davvero avvincenti gli altri libri. Insomma come se fosse una prova intermedia per qualcosa di più grande che deve ancora avvenire.

        Ho trovato anche molto più convincenti e da atmosfera gli scenari inglesi che questi americani, forse più adatti al personaggio e alle storie stesse. Una prova che delude un poco anche se la scrittura rimane sempre bella e scorrevole, anche i personaggi di contorno sono come sempre ben delineati e caratterizzati.

        Credo che le due stelle siano un apprezzamento più che adeguato a questo romanzo, che non si capisce bene se è un'opera intermedia venuta non troppo bene o se è l'inizio di un declino.

        Speriamo nella prossima avventura di David Hunter.


        Voto: 2/5
         

          sabato 10 ottobre 2009

          La prova decisiva - Lee Child (Jack Reacher #9)


           

          I Contenuti

          Venerdì, le cinque del pomeriggio. Sei spari esplodono improvvisi in una cittadina di provincia dell'Indiana. Sei colpi di fucile su una folla inerme, in una piazza del centro. Persone qualsiasi, gente che va a far spese o che sta tornando a casa per godersi il week-end. A terra cinque corpi senza vita: quattro uomini e una donna. Chi è stato? Perché? Domande che sembrano trovare risposta quando, poche ore dopo, viene arrestato un ex cecchino dell'esercito, James Barr. Le prove contro di lui sono schiaccianti, inequivocabili, eppure lui sostiene che abbiano preso la persona sbagliata, e chiede una sola cosa: "Trovatemi Jack Reacher". Ma Jack Reacher è un uomo molto difficile da trovare. Dal giorno del congedo, l'ex maggiore della polizia militare vagabonda per il Paese, fedele solo a verità e giustizia. All'insaputa di tutti, però, dalle spiagge di Miami è già partito per l'Indiana: non tanto per aiutare James Barr, ma per onorare una promessa fatta quattordici anni prima e inchiodarlo definitivamente.


          La Recensione

          Dopo il tonfo di un paio di libri fa, ho scoperto in seguito che in effetti quel libro era stato stampato qui in Italia molto tempo dopo la sua pubblicazione originale e dunque lo stile di scrittura e il personaggio risultavano ancora acerbi (non comprenderò mai certe scelte editoriali), mi sono catapultato ancora una volta nell'ennesima avventura del ex maggiore della polizia militare dell'esercito degli Stati Uniti.

          Come sempre Reacher non si smentisce, raccoglie ancora una tessera del mosaico della sua vita da vagabondo, con il suo stile duro e ironico che lo contraddistingue da sempre. La storia come sempre è ben congegnata e piano piano si dipana tra killer veri o presunti tali, mafiosi russi, persone corrotte e belle donne, che non guasta mai in un buon action thriller.

          Bella la scena dove Reacher spacca qualche naso fuori da un bar che mi ha ricordato tanto il primo meraviglioso action-thriller dell'autore. La trama è complessa e molto buona, Child ancora una volta riesce a tenere inchiodato il lettore fino alla fine, divertendolo e facendo apprezzare ancora una volta il carattere del protagonista Jack Reacher, un duro paragonabile solo a Nick Stone, altro bellissimo personaggio scaturito dalla penna di Andy McNab (anche se un po' appannato negli ultimi libri).

          Consigliato agli amanti del genere.


          Voto:  3/5