mercoledì 27 maggio 2009

Insomnia - Stephen King


 

I Contenuti

Ralph Roberts è un uomo distrutto, da mesi non riesce a dormire. Ciò che lo sconvolge di più sono le inquietanti percezioni, colori, forme, aure cangianti attorno alle persone, che accompagnano il suo stato di veglia. E non è tutto, l'intera comunità di cui fa parte sembra assalita da una marea montante di odio e di violenza. Ralph non lo sa ancora, ma forze terrificanti si stanno agitando nel sottosuolo.


La Recensione

Nelle mie recensione dei precedenti libri del Re, ho sempre descritto come i suoi libri siano trattati da me come vini pregiati, da leggere (bere) nel momento giusto magari dopo un libro (vino) che ti ha lasciato un cattivo sapore in bocca, perchè qualsiasi romanzo (bottiglia) prendi dalla tua libreria (cantina) non puoi che scegliere bene se è scritto (imbottigliato) da King.

Questa volta però appena aperto il libro (stappato la bottiglia) mi sono accorto subito che sapeva un po' di tappo e il colore nel mio bicchiere non era il solito rosso rubino. Al contrario di molti lettori di questa opera non ho trovato tanto pesante le prime pagine, ma proprio la parte centrale di libro, che si salva nel finale.

Non si può non apprezzare i tanti rimandi alla serie della Torre Nera e al pistolero Roland, per me figura leggendaria, ma davvero ho stentato in molte parti del libro. Bellissime le descrizioni dei mondi "paralleli" e l'idea delle aure intorno alle persone e il cordoncino da palloncino e via dicendo e non si può certo non gustarsi e tifare per un personaggio come Ralph o i dottorini calvi, ma per esempio ho trovato il personaggio di Lois insopportabile.

Alcune, forse troppe, parti di una lentezza esasperante sono controbilanciate da descrizioni di momenti di rara bellezza letteraria, una su tutte la parte dell'incidente con la macchina di Ed.

Insomma io consiglierei questo libro ai fan del Re, di certo non lo proporrei ad un profano dell'autore, a cui consiglierei sicuramente di iniziare con altri titoli; un filo, diciamo un piccolo gomitoli, sotto alla media di quelli letti da me fino ad ora.


Voto:  2/5

    giovedì 7 maggio 2009

    Cell - Stephen King


     

    I Contenuti

    Boston, primo ottobre. Tutto va bene. È un luminoso pomeriggio di sole, la gente passeggia nel parco, gli aerei atterrano quasi in orario. Per Clayton Riddell è il più bel giorno della sua vita. In quel preciso istante, il mondo finisce. A milioni, quelli che hanno un cellulare all'orecchio impazziscono improvvisamente, regredendo allo stadio di belve feroci. In un attimo, un misterioso impulso irradiato attraverso gli apparecchi distrugge il cervello, azzerando la mente, la personalità, migliaia di anni di evoluzione. In poche ore, la civiltà è annientata, l'homo sapiens non è mai esistito, lasciando al suo posto un branco di sanguinari subumani privi della parola. Ma questo è solo l'inizio.


    La Recensione

    Dirò un'eresia, ma io sono tra quelli che non hanno apprezzato così tanto "IT", e dunque dico che la parte iniziale e di mezzo di "Cell" mi è piaciuta di più della parte di mezzo e finale di "It".

    Con buona pace di chi a questo punto probabilmente non starà più leggendo questa recensione perchè mi ha dichiarato eretico! A parte gli scherzi questo libro reputato tra i più una prova deludente del Re a me non è dispiaciuta affatto, sarà perchè amo i libri catastrofici e il film "Zombi" di Romero.

    Siamo molto più vicini allo splatter che al'horror classico o al filone catastrofico in più punti ma in qualche modo, in certe descrizioni a me ha ricordato quel capolavoro de "L'Ombra dello Scorpione".

    Mi sono piaciuti i personaggi, mi è piaciuta la storia e mi è piaciuto il finale e l'ambientazione. Possiamo sorvolare su alcune misere riflessioni dell'uomo moderno a contatto con la tecnologia attuale che poco si addicono al libro e alla filosofia in se e che sembrano più discorsi del tipo "non ci sono più le stagioni", da sconosciuti in un ascensore.

    A parte questo il tutto scorre molto velocemente e l'idea di un impulso che faccia impazzire in un secondo l'intera umanità al cellulare in quel momento, regredendoli a semplici animali dall'istinto di sopravvivenza molto marcato, è bella anche se probabilmente non originalissima e viene sviluppata in maniera molto efficace all'interno della storia.

    Consigliato per un po' di svago a tinte rosse.


    Voto: 4/5
     

      venerdì 1 maggio 2009

      Educazione siberiana - Nicolai Lilin


       

      I Contenuti

      La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini. Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più. Nicolai Lilin ha solo ventinove anni, ma ha da raccontare una vita straordinaria e un universo che non assomiglia a nessun altro: anche per questo Educazione siberiana è un libro unico, senza paragoni possibili. Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare - e non è - fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Trans-nistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli sbirri o i minorenni delle altre bande. Lanciando mini molotov contro il distretto di polizia, magari: «Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice». La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. «Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi». Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, e cioè un «criminale onesto». E quest'altra scuola, ben più importante di quella della strada, passa soprattutto attraverso i vecchi, i criminali anziani a cui la comunità riconosce lo specialissimo ruolo di «nonni» adottivi. Sono loro, giorno dopo giorno, a trasmettere valori che paiono in conflitto con quelli criminali: l'amicizia, la lealtà, la condivisione dei beni. L'amore per i disabili, che i siberiani chiamano «Voluti da Dio». E anche la cultura del tatuaggio, della pelle che dice il destino di ognuno. «Nonno Kuzja - scrive Lilin - non mi educava facendo lezioni, ma raccontando le sue storie e ascoltando le mie ragioni. Non parlava della vita dalla posizione di uno che la osserva dall'alto, ma da quella di un uomo che sta in piedi sulla terra e cerca di restarci il più a lungo possibile». Grazie alla forza della narrazione, quel mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza, diventa a poco a poco familiare e vero. Come lo stile, che è intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, che risulta ora sgrammaticato, ora fin troppo esatto, ora contaminato. Uno stile a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, nei momenti di distensione che attraversano le pagine come la vita.


      La Recensione

      Che noia, che barba, che barba, che noia. Questo libro mi sembra proprio uno specchietto perle allodole, una tipica operazione commerciale per vendere libri non per il contenuto ma per il personaggio che le scrive (?), una sorta di Melissa P. a sfondo storico/thriller/che so altro.

      Un miscuglio di ricordi (?) messi uno in fila all'altro senza molto senso. Mentre stai leggendo la storia ti capita di essere trascinato in due, tre digressioni continue senza più racapezarti quando infine torni all'origine della storia raccontata.

      Lento all'inverosimile sembra più un saggio (ma scritto male) sugli usi e costumi del popolo siberiano, con più precisione del popolo criminale siberiano. Un caledoscopio di personaggi che se all'inizio divertono, alla fine stancano e non vedi l'ora che escano di scena. Per non parlare poi di tutte quelle scene di violenza o di crimini efferati che vogliono far passare come "onesti".

      Libro noioso, scritto veramente in maniera mediocre da una persona che assolutamente non sa narrare alcunchè; si tratta solo di un resoconto di vita, per lo più pasticciato che sono piatti e sempre uguali a se stessi.

      Libro mediocre, noiosissimo da leggere, senza nessuna trama.

      Veramente insulso.


      Voto: 1/5