martedì 26 febbraio 2008

L’uomo del giorno dopo - David Brin


 

I Contenuti

Dopo l'immane catastrofe che li ha colpiti, gli Stati Uniti sono ridotti a un pugno di comunità isolate e indifese. Nella totale desolazione del Nordovest vaga solo Gordon Krantz. Gordon casualmente trova il cadavre di un postino: si impossessa e indossa la sua divisa. Quel "travestimento" cambierà per sempre la sua vita: in ogni villaggio che visita viene scambiato per l'impiegato del nuovo, riorganizzato Servizio Postale degli Stati Uniti. Su questa grande illusione si costruirà la speranza di una possibile rinascita per tutta l'umanità. 


La Recensione

Il genere apocalittico o meglio post apocalittico è una branchia della fantascenza che mi ha sempre intrigato. Cerco sempre di scovare, soprattutto nelle banceralle dell'usato, come in questo caso, dei libri che ne trattano.

Purtroppo devo dire subito che questo non l'ho trovato particolarmente brillante; non ci sono descrizioni accurate dell'ambiente e dell'ipotetica vita post-apocalittica, che io solitamente apprezzo molto, anche la storia di fondo dell'avventuriero che si ritrova suo malgrado a rifar rinascere gli Stati Riuniti d'America non mi è piaciuta molto. Suona di già letto e di già visto.

L'ho trovata stantia e un po' tirata per i capelli, anche la parte dei "Sopravvissuti" (uomini geneticamente alterati per formare il soldato perfetto) mi è parsa stiracchiata. Mi è piaciuto relativamente il personaggio principale che si ritrova, probabilmente l'unico, ad anteporre l'idea di un ritorno alla civilizzazione alla propria sopravvivenza.

Insomma, bla, bla, bla. Siamo americani e siamo la culla delle civiltà, quanto siamo fighi, quanto siamo bravi.

Non lo giudico alla fine in maniera troppo negativa, perchè qua e là ci sono delle belle idee, anche se sfruttate male.

Da un mediocre libro, un film disastroso con un Kevin Constner, che era gia apocalittico di per sè.

Consigliato solo agli appassionati del genere.


Voto:  3/5
 

    domenica 10 febbraio 2008

    La strada - Cormac McCarthy


     

    I Contenuti

    Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

    La Recensione

    Un Libro con la "L" maiuscola questo testo di McCarthy, che ti fa entrare in un mondo di desolazione e di amore. Sicuramente una storia  dura, spietata e non "facile".

    Una terra desolata fa da scenario ad un padre e ad un figlio in un viaggio della speranza, verso un luogo risparmiato dalla cenere che tutto ricopre. Al domani di una catastrofe, che non viene ma esplicitata quale sia al lettore, è rimasta solo la grigia polvere a ricoprire la "Strada"; la continua ricerca di cibo, tentando di sfuggire al freddo e ai predoni che infestano il loro cammino.

    La desolazione di una Terra morta, aspra, apocalittica, dove la cenere copre ogni cosa, dove il fuoco brucia e i cattivi mangiano carne umana. L'amore di un padre verso il figlio che si trascinano stancamente in questo deserto di sentimenti e di crudeltà, fra mille peripezie, bisogni estremi... sotto di loro la Strada nera e lunghissima, quello che è rimasto di questo mondo imputridito, una striscia di asfalto per portarti al confine del legame di questi due esseri piccoli e mortali, ma scaldati dall'amore cieco e fraterno tra padre e figlio. I due hanno un rapporto intenso e profondo, i dialoghi, pur così spogli, sono di una bellezza rara.

    Il bambino ha un candore d'animo stravolgente, "noi siamo i buoni? Vero papà?" che è lancinante e costituisce una forza paurosa per il padre che cerca di trarlo in salvo ma al contempo è il suo bastone da viaggio. È un padre che lotta strenuamente e senza riserve per suo figlio senza mai perdere l'amore e i gesti quotidiani verso di lui.

    Un senso di ansia ti avviluppa e a volte ti fa togliere gli occhi dalle pagine, ma poi torni a leggere di queste due figure che malgrado tutto vanno avanti, insieme lottano e affrontano un mondo devastato.

    Un cammino verso Sud, la promessa che qualcosa di buono è rimasto... forse... abile, come sempre, McCarthy dal punto di vista linguistico, utilizza un gergo e una scrittura molto particolare, che però ben si adattano a questa poetica dell’apocalisse. Vincitore del Pulitzer 2007.

    "Qual è la cosa più coraggiosa che hai fatto in vita tua?" chiede il figlio al padre, "Svegliarmi stamattina" rispose.

    Veramente struggente, da non perdere.


    Voto: 5/5
     

      giovedì 7 febbraio 2008

      Chi è morto alzi la mano - Fred Vargas (The Evangelists #1)


       

      I Contenuti

      È possibile che un enorme albero compaia dal nulla in una sola notte? E se, dopo qualche giorno, sparisce la proprietaria del terreno in cui è spuntato il faggio clandestino? Per risolvere il mistero non basta un solo detective: ce ne vogliono quattro, gli stessi improbabili investigatori di "Io sono il tenebroso" dell'archeologa e medievalista francese Fred Vargas.


      La Recensione

      Il titolo originale dell’opera è “Debout les morts” del 1995 e qui ci sta la solita critica agli editori italiani che non rispettano mai le cronologie delle uscite dei libri, tralasciando il fatto che è uscito in Italia quasi sette anni dopo.

      Se volete partire a leggere la serie degli “Evangelisti” consiglio comunque di partire da questo in quanto è introduttivo sui personaggi che la scrittrice utilizzerà nei libri futuri, quindi anche se in Italia è il secondo pubblicato, il consiglio è di partire da questo, perché' il carattere dei personaggi è delineato, e, dopo questa narrazione, si apprezza meglio anche “Io sono il tenebroso” (il secondo della serie, ndr).

      La trama è presto detta: un faggio, spuntato dal nulla nel giardino dell'ex cantante lirica Sophia Siméonidis, fa da starter per le indagini, trasformando rapidamente l’albero in una vera e propria ossessione, acuita dalla più totale indifferenza dimostrata dal marito Pierre nei confronti dell'evento. E’ uno scherzo? Un regalo? Oppure è qualcosa di più tenebroso? Verrà chiesto aiuto ai nuovi vicini, abitanti nella “Topaia”, una villetta abbandonata da anni. I protagonisti del libro, tre giovani storici disoccupati ed un ex sbirro corrotto che li soprannomina Gli Evangelisti, cominceranno subito ad indagare.

      Ottimi fattura e trama, una scrittura divertente, scorrevole, incisiva, intelligente ed ironica, punto di forza la raffigurazione e caratterizzazione dei personaggi. Forse qualche eccesso nel ricorso al surreale. Non troverete un giallo pieno di azione e particolarmente complesso, ma di sicuro un’ottima scrittura.
      Consigliato a tutti, anche a chi poi vorrà avventurarsi nelle indagini dell'ispettore Adamsberg, altra serie della scrittrice che fa della sua inesauribile vena creativa ed il suo rigoglioso talento narrativo, un suo punto di forza.



      Voto: 4/5