martedì 4 luglio 2017

Il dolore è una cosa con le piume - Max Porter


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I Contenuti

Un uomo, studioso di Ted Hughes, è rimasto solo con i due figli, nella loro casa di Londra, dopo la morte della moglie. I tre devono fare i conti con un tempo che si è fermato, con un dolore ingombrante come una presenza. Fino alla visita inaspettata di uno strano personaggio che ha le piume e l’aspetto di un corvo. Un corvo dotato di un feroce senso dell’umorismo, un po’ baby-sitter, un po’ terapeuta, ma soprattutto amico. Un corvo che potrebbe aiutarli a venire a patti con la sofferenza e a dare un senso a un evento terribile. Sogno o realtà? Quello che è certo è che i ricordi feriscono, ma a poco a poco leniscono anche. E giorno dopo giorno il tempo ricomincia a scorrere.
Fiaba, romanzo, poesia, questo libro è una struggente storia sul dolore, sulla perdita, e sulla forza dell’immaginazione e delle parole che aiutano a vivere.

La Recensione

Il dolore è una cosa con le piume, titolo originale "Grief is the Thing with Feathers", è un romanzo del 2015 di narrativa dell'autore esordiente Max Porter, che è stato nominato dal Guardian First Book Award, dal Dylan Thomas Prize, dal Sunday Times/Peters Fraser e altri. il racconto è un po' fiaba, romanzo, poesia e tratta una struggente storia sul dolore, analizzando la perdita di una persona cara e come la forza dell'immaginazione e delle parole aiutano a vivere.

La trama è quella di un uomo, studioso di Ted Hughes, che è rimasto solo con i due figli, nella loro casa di Londra, dopo la morte della moglie. I tre devono fare i conti con un dolore ingombrante come una presenza. Fino alla visita inaspettata di uno strano personaggio che ha le piume e l'aspetto di un corvo. Sostanzialmente è una favola sull'elaborazione del lutto: la loro disperazione prende corpo in un grande corvo che vivrà a casa loro per il tempo necessario fino a che la loro disperazione lacerante e immobilizzante si trasformi in dolore sopportabile.

Tutta la narrazione è in prosa poetica ripartita per punti di vista: quelli del padre, dei bambini e del corvo; più che bello il libro mi sembra furbo, perchè va a toccare i nostri lutti famigliari, solleticando le nostre corde del dolore e in più riesce in poche pagine anche a ritagliare squarci sul futuro di questo nucleo, parlando anche a noi di un futuro possibile senza le persone da noi amate e scomparse.

Sinceramente ho letto di meglio, ma devo anche dire che la lettura non mi ha portato via molto tempo; l'idea del corvo, che è la parte "favoleggiante" e focale del racconto è brillante ma secondo me sviluppata in maniera pessima e la scrittura più che aiutare a entrare i sintonia con i personaggi, mi ha allontanato. Le uniche parti interessanti, coinvolgenti e ben scritte del libro sono quelle dei bambini. Secondo me l'autore qui ha centrato in maniera eccellente i sentimenti e l'elaborazione del lutto dal punto di vista infantile.

In ogni caso, una lettura superflua.


Voto: 1/5

    sabato 1 luglio 2017

    Il soldato dimenticato - Guy Sajer


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    I Contenuti

    Questo libro ricostruisce la seconda guerra mondiale sul fronte orientale, visto attraverso gli occhi di un soldato tedesco adolescente. In un primo momento un'avventura emozionante, la guerra di giovane Guy Sajer diventa nella vastità gelida dell'Ucraina, una semplice, disperata lotta per la sopravvivenza contro il freddo, la fame, e, soprattutto, l'artiglieria sovietica terrificante. In qualità di membro della divisione d'elite Gross Deutschland, ha combattuto in tutte le grandi battaglie da Kursk a Kharkov. Dal punto di vista del fante tedesco questo diventa un libro di memorie di guerra unico: Christian Science Monitor ha detto che "potrebbe essere il libro sulla Seconda Guerra Mondiale che è stato così a lungo atteso." Il libro contiene le foto di soldati che combattono attraverso la neve, il fango, villaggi bruciati, e le città divenute macerie che raffigurano i disagi e la distruttività della guerra. 

    La Recensione

    Il soldato dimenticato, in originale "Le soldat oublié", è un romanzo di guerra autobiografico del francese Guy Mouminoux, scritto con il nome tedesco (da parte di madre) Guy Sajer, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1976. Ha ricevuto il premio Deux Magots. L'autore come abitante dell'Alsazia a 16 anni viene arruolato nella Wehrmacht. Dal 1943 combatte sul fronte orientale come volontario nella divisione Grossdeutschland. Il libro è stato tradotto in 38 lingue e venduto in circa tre milioni di copie.

    La trama di questa storia ha inizio nel luglio 1942, mentre Guy Sajer non ha ancora diciassette anni. Francese da parte di padre e tedesco da parte di madre, cittadino Alsaziano, si arruola volontario nella Wehrmacht, dove dopo l'addestramento nei pressi di Varsavia si troverà nelle divisioni per la fornitura di truppe sul fronte orientale a Bialystok e Minsk e poi Gomel e Kiev. Nell'inverno del 1942, la progressione verso Romny è resa difficile dagli intensi attacchi di freddo e dai russi; la sua unità non raggiungerà mai Stalingrado. Fermato intorno Kharkov, l'unità ripiegherà al centro di smistamento di Kiev. A partire dal 1943, dopo aver riposato in congedo a Berlino e Magdeburgo, dove ha incontrato Paula, si è offre volontario nella divisione Grossdeutschland, una divisione speciale e così conoscerà il combattimento in prima linea, in particolare a Belgorod, durante la battaglia di Kursk . Costretti a ripiegare dal nemico fino a Dnieper conoscerà le condizioni peggiori, fino ad ammalarsi gravemente. Durante l'inverno del 1943, gli viene assegnato il suo secondo congedo, che non potrà usare per via degli attacchi continui dei sovietici, verrà rimandato in prima linea e a volte combatterà a fianco di unità delle SS. La primavera successiva, incontrerà ancora i suoi compagni sul Dnepr, anche qui incalzati dai russi che dopo molte battaglie, li faranno ripiegare a Reghin, nell'estate del 1944. Da qui sarà un continuo lottare senza speranza e in condizioni pietose lasciando terreno in Polonia, poi in Prussia orientale, fino a Memel, dove aiuterà i civili ad evacuare dalla città. Ci sarà ancora Danzica, Gotenhafen ed Hela, dove riuscirà ad imbarcarsi nell'aprile del 1945 per la Danimarca, fino a Kiel dove in battaglia contro gli anglo-americani si arrese senza combattere, nei pressi di Lauenburg. Sarà fatto prigioniero in Mannheim e rapidamente rilasciato a causa della sua origine francese. Tornerà a casa distrutto e malato gravemente, cercando di abituarsi ad una vita da civile che ormai non comprende neanche più.

    Sicuramente è uno dei più "belli", anche se il termine stona parecchio, racconti di guerra da me letto e se riuscite a reperirlo lo consiglio come una lettura obbligata per comprendere quella che fu la seconda immane tragedia del novecento. E' un libro atroce, lancinante, spaventoso. Di un realismo in molti punti insostenibile: la cronaca asciutta, tragica, essenziale di un ragazzo che si trova coinvolto in una guerra spietata, allucinata, immane. Oltretutto la viviamo da un insolito punto di vista, quello del soldato tedesco, i perdenti. La storia è sempre stata scritta dai vincitori e qui abbiamo l'opportunità di cogliere anche il vissuto da chi è stato dall'altra parte, passaggio fondamentale per comprendere che, come dice l'autore stesso, il dolore non ha nazionalità.

    La sofferenza dei soldati è universale, così come il senso di appartenenza, il cameratismo e il sangue che viene sparso sui terreni di battaglia e che gronda da queste pagine come monito per tutti, che dovrebbe indurci a respingere qualsiasi forma di guerra, di violenza, di massacro. Ma la storia si ripete sempre, perchè gli uomini non riescono a concepire il concetto di pace e di amore universale.

    E' una lettura tragica, straziante in moltissimi tratti, che quasi ti fa vergognare di essere seduto in poltrona mentre il protagonista lotta disperatamente per conservare la sua umanità quando massacri, privazioni e sofferenze atroci lo metteranno ad un passo anche dal considerare il suicidio, strema razio davanti alle insensatezze della guerra.

    La storia dell'uomo passa anche da questi crocevia e sarebbe doveroso far leggere libri come questi nelle scuole insieme ai libri di storia, per comprendere davvero, per evitare che tutto questo possa riaccadere. Per elevare l'uomo al di sopra di miserie come queste.

    Imperdibile.

    Il dolore non ha nazionalità.


    Voto: 5/5

      mercoledì 14 giugno 2017

      L'orda del vento - Alain Damasio


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      I Contenuti

      Questa è la storia di una terra circondata dai ghiacci e spazzata dal vento. Da un vento che cambia sempre forza, intensità e direzione. Ma non smette mai di soffiare. Costante e implacabile. Questa è la storia della 34a Orda, decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. Questa è la storia di ventidue personaggi, ognuno con la propria voce e molto da raccontare. Caracollo, il trovatore, estroverso, misterioso, profondo, sognatore e veggente. Oroshi, l'aeromastra, che dedica tutta se stessa a scoprire la verità. Sov, lo scriba, insicuro e dubbioso, che osserva e giudica. Erg, il guerriero-protettore, coraggioso al limite della follia.… Questa è una storia che comincia a pagina 625 e finisce a pagina 0. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno. Questo e molto altro è L'Orda del vento.


      La Recensione

      L'Orda del vento, in originale "La Horde du Contrevent", è un romanzo fantasy del francese Alain Damasio pubblicato da La Volte nel 2004 e vincitore del Grand Prix de l'Imaginaire nel 2006. Si segnala che uno studio di produzione sta attualmente lavorando alla creazione di un lungometraggio in computer grafica dedicato all'opera. Un paio di curiosità sul libro sono: la numerazione delle pagine che avviene in ordine inverso, infatti il romanzo inizia a pagina 622 per finire nella pagina 0 e che l'autore ha inventato per il romanzo un sistema complesso per la notazione del vento; questo sistema utilizza la punteggiatura per descriverne il ritmo e la variazione.

      La narrazione avviene a più voci: all'inizio di ogni paragrafo un simbolo mostra al lettore il personaggio narrante, ciascuno con il proprio modo di esprimere se stesso e il suo punto di vista sugli eventi. La storia viene narrata da tutti i componenti dell'Orda, in totale 23. Ognuna delle 34 orde partite alla volta dell'Estrema Vetta nei secoli precedenti è composta dallo stesso numero di componenti e ogni personaggio ha un suo ruolo preciso ed un simbolo che lo identifica:

      Ω Golgoth - tracciatore, colui che guida l'orda
      Π Pietro della Rocca - principe
      ) Sov Strochnis - scriba che tiene il resoconto della spedizione
      ¿’ Caracollo - trovatore
      Δ Erg Machaon - guerriero e protettore dei membri dell'orda
      ¬ Talweg Archippe - geomastro
      > Firost de Toroge - pilone
      ^ Astro, l'astoriere - uccellaio-cacciatore
      ‘, Steppa Forcide - fiorone
      )- Arval Redhamaj - esploratore
      ˇ• Darbon, il falconiere - uccellaio-cacciatore
      ∞ Horst e Karst Dubka - due gemelli identici, ali
      χ Oroshi Melicerte - aeromastra
      (•) Alma Capys - guaritrice
      < > Aoi Nan - coglitrice e rabdomante
      ∫ Larco Scarsa - bracconiere del cielo
      ◊ Learca - artigiano del metallo
      ~ Calliroe Deicoon - focaia, cioè colei che ha il compito di accendere i fuochi
      ∂ Boscavo Silamfro - artigiano del legno
      ≈ Coriolis - crocco, ovvero chi trasporta le provviste. Il suo nome è chiaramente ispirato alla forza di Coriolis
      √ Sveziest - crocco
      ]] Barbak - crocco

      L'Orda del Vento ha la seguente trama: in un mondo dominato da venti e correnti fortissime, distruttive, abitato da popolazioni particolari, sopravvissute al caos e adattate loro malgrado alla pessima fauna scolpita dal Vento, un gruppo di uomini e donne appartenenti alla 34ª Orda è decisa a scoprire l'origine del vento. Un'impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. In balia dei Croni, particolari esseri semi senzienti che appaiono dopo il Fuorvento, la manifestazione piu' pericolosa fra quelle conosciute del Vento, questa squadra d'élite, addestrata fin dalla tenera età a compiere quest'impresa colossale e decisi a superare qualsiasi avversità, senza avvalersi di aiuti esterni e contrando senza sosta soltanto per mezzo del corpo e della propria forza di volontà. 

      Tramite un sistema di narrazione a POV alternati, in cui per ciascun personaggio, ad inizio paragrafo, vi è un simbolo identificativo per consentire al lettore di comprendere quale dei membri dell'orda stia parlando in quel frangente, l'autore ci racconta la sua storia che però risente, sebbene di base ci sia un'idea davvero originale e ben congegnata, di troppe parti lente, prolisse, di termini tecnici inventati e di poco senso anche per un libro fantasy. Tutta la parte "mistica" è mal costruita e confusa: il lettore ci si perde facilmente.

      Le prime duecento pagine sono veloci, benchè confuse , perchè si entra direttamente nel vivo della storia e l'ambiente, i personaggi, il mondo stesso, ci sono presentati solo tramite le azioni. Ma è solo l'inizio, purtroppo troppo presto arrivano capitoli prolissi e lenti e la lettura viene ulteriormente appesantita dal fatto che la storia viene narrata in parti più o meno lunghe secondo il punto di vista di ciascuno dei membri dell'Orda. Dopo metà romanzo ho smesso di "controllare" da quale punto di vista mi arrivava la descrizione dei fatti. Inutile infatti andare li' a verificare le "sfumature". Di personaggi ne salvo due: Golgoth e Caracollo. Gli unici veramente costruiti bene e originali.

      Per quasi tutta la trama avviene che: si costruisce lentamente la storia, si arriva al suo evento culminante e lo si fa accadere in due righe senza riprenderlo piu' se non come fatto compiuto e accettato da tutti; si allunga il brodo all'esasperazione con pagine e pagine di descrizioni e racconti antecedenti e personaggi che devono essere aggiornati sui fatti sempre per poi chiudere il tutto con due righe.

      Ma veniamo al finale, perchè malgrado tutto, vuoi sapere anche tu cosa c'è alla fine di tutto, e scopri che lo puoi dividere in tre momenti:

      1. quello che che ti aspetti: scontato.
      2. quello che non ti aspetti: buono ma, come sempre, troppo prolisso.
      3. l'epilogo vero e proprio: vuoi che un qualsiasi vento ti strappi di mano questo libro.

      Alla fine hai usato quasi settecento pagine per arrivare a dire che la vita altro non è che un cerchio, un reiterare continuo degli eventi, e che gli stessi eventi possono essere affrontati solo, e sempre, con la grinta, la rabbia e la forza di volontà. Bravo, di romanzi che me lo hanno detto ne ho letti a centinaia, molto più interessanti di questo; ripeto che secondo me eliminando molte delle parti "mistiche/filosofiche", alcuni personaggi del tutto inutili, concentrando il tutto più sull'azione che sulle seghe mentali, poteva venire fuori un grande Heroic Fantasy, come non se ne leggono da tempo al cui centro poteva starci Golgoth.

      Ma quello che ti rimane in mano alla fine di questo romanzo è solo vento e neanche di quelli pià forti.


      Voto: 2/5

        domenica 11 giugno 2017

        Il cavaliere svedese - Leo Perutz


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        I Contenuti

        Leo Perutz è riconosciuto maestro di una specie particolare del fantastico: quella che si insinua nella realtà come una goccia di veleno, e la trasforma dall’interno in un’avventura demoniaca, senza che ci sia bisogno di ricorrere a troppo evidenti apparati di prodigi. Ma l’effetto è ancora più inquietante. Nel Cavaliere svedese, sullo sfondo fosco di un’Europa di briganti, dragoni e locandieri all’inizio del Settecento, si racconta la storia di un ladro vagabondo che ruba l’identità a un giovane cavaliere svedese, diventando così egli stesso un potente che riesce ad attuare tutti i suoi sogni. Ma la potenza del «barone del malefizio» aleggia, palpabile e imprendibile, su questa vicenda. E il Diavolo sa riapparire sempre, per lo meno quando la partita giocata con lui si avvicina alla fine.


        La Recensione

        "Il cavaliere svedese", in originale "Der schwedische Reiter" è un romanzo d'avventura di Mohamedou Leo Perutz , edito nel 1936. L'autore è stato uno scrittore e drammaturgo ceco naturalizzato austriaco... i grandi narratori d'avventure sono rari e sicuramente Leo Perutz è tra questi, anche se morirà praticamente dimenticato, talmente dimenticato che quando muore, Ladislao Mittner nella prima edizione della sua Storia della letteratura tedesca non lo cita nemmeno nell' indice dei nomi dove invece ben figurava quell' Alexander Lernt-Holenia che di Perutz s'era proclamato allievo ed erede. 

        Tanto per descrivere brevemente l'autore si riporta un anedotto: Perutz è sulla trentina allo scoppio della prima guerra mondiale. Arruolato nell' esercito austro-ungarico, parte tra i primi per il fronte orientale, viene ferito quasi subito e rimpatriato. Gli devono togliere due costole. Rifiuta l' anestesia, stringe qualcosa tra i denti mentre il chirurgo affonda i ferri, e fruga. Quando l' operazione è finita, reclama le ossa e le getta al suo molosso che però, dopo averle annusate, s'allontana senza toccarle... Perutz è contento: "Ora so che il mio cane non è un cannibale", esclama.

        Il cavaliere svedese è mistero, superstizione, avventura, in un'atmosfera oscura, un po' fiabesca, sebbee realistica di una Europa d'inizio settecento: un ladro (soprannominato l'Acchiappagalli) e il giovane Christian Von Tornefeld (svedese, di nobili origini e disertore) in fuga dall'esercito cercano rifugio in un mulino abbandonato. L'edificio gode di dubbia fama a causa della leggenda che circonda il proprietario: un mugnaio suicidatosi per debiti che ora ripiana sorgendo dalla tomba e reclutando nuove braccia per le infernali fucine del suo creditore, il vescovo. Sbafato il cibo trovato sul tavolo del mulino i due fuggiaschi si ritrovano davanti il proprietario vivo e vegeto, ben intenzionato a far pagare ai due intrusi il loro pasto con il lavoro in fonderia. Con l'inganno il ladro riesce ad abbandonare il giovane Christian nelle mani del mugnaio e a sfuggire il suo destino di condannato spacciandosi per il nobile compagno e assumendone il nome. Il libro segue le avventure dell'Acchiappagalli fino alla loro conclusione, una dimostrazione di come non sia possibile ingannare il destino e che i debiti prima o poi vanno ripagati.

        L'autore è capace di costruire con immensa abilità d'artigiano e alta resa drammatica, una storia intorno a dei personaggi e a una trama abilmente calcolata. Sicuramente uno dei protagonisti principali è il ruolo giocato dal destino sullo sviluppo dei fatti e la vita dei personaggi di questo libro. Dunque avventure, misteri, superstizioni, giuramenti mancati e sensi di colpa, amore e odio, 
        vendette e perdoni e dialoghi perfetti. E su tutto il Destino che incombe inesorabile e minaccioso come minacciosi incombono sul paesaggio i forni e le ferriere dell’”ambasciatore del diavolo”. Inesorabile la rovina che, dopo tanta felicità conquistata a durissimo prezzo, si abbatterà sul protagonista trascinandolo nelle eterne tenebre. 

        Davvero bellissimo, uno di quei libri che finiscono troppo presto. Pochi romanzi del Novecento europeo possiedono tanta bellezza e valore esemplare. 

        Imperdibile!

        “...noi non siamo altro che una palla nelle mani della volubile fortuna, che ci lancia in alto per farci ancor più duramente ricadere..."


        Voto: 4/5

          lunedì 27 febbraio 2017

          12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente - Mohamedou Ould Slahi


          12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente

           

          I Contenuti

          Quando, nel 2002, Slahi viene mandato nel famigerato campo di detenzione di Guantánamo, è costretto a sopportare tutto il peggio che un carcere può offrire, compresi mesi di deprivazione sensoriale, tortura, violenze sessuali, minacce di ogni tipo, perfino ai suoi cari. Dopo tre anni di prigionia, ha cominciato a scrivere a mano la sua storia, in inglese, la lingua che ha imparato interagendo con i suoi carcerieri. Nel 2007 l'Fbi, la Cia e l'intelligence americana hanno stabilito che non ci sono elementi per collegare Slahi ad alcun atto di terrorismo. Non è mai stato accusato formalmente di alcun crimine. Nel 2010 un giudice federale ha ordinato la sua scarcerazione. Eppure resta a Guantánamo. Nonostante questa inimmaginabile ingiustizia, Slahi rimane tollerante, razionale, benevolo. La sua è una memoir intima e personale, spaventosa, pervasa da una grazia sorprendente. Il suo manoscritto è stato ora declassificato dal governo americano e le sue parole ispirate, percorse da un umorismo dark, comunque devastanti, sono finalmente a disposizione di tutti. Raccontano una storia scioccante, fondamentale, che ha il potere di modificare la considerazione di ciascuno e rappresenta un documento di immensa importanza storica. Il risultato è una lettura avvincente e rivelatrice, un racconto di perseveranza umana portata al limite, ma mai spezzata.


          La Recensione

          "12 anni a Guantánamo: Incarcerato, torturato, innocente", in originale "Guantánamo Diary" è un romanzo/diario di prigionia di Mohamedou Ould Slahi, edito nel 2015. Slahi ha scritto questo libro di memorie mentre era ancora imprigionato, nel 2005, e noi lo possiamo leggere perché il governo degli Stati Uniti ha recentemente declassificato molto materiale al riguardo ma facendo numerose redazioni e cancellature (parte del libro presenta linee nere su frasi, nomi e paragrafi interi). Le quattrocentosessantasei pagine sono state scritte in inglese, una lingua che Slahi ha imparato a Guantánamo. 

          Il libro ha provocato molte reazioni ed è diventato un bestseller internazionale. Quando sono trapelate queste pagine l'autore si trovava ancora in stato di detenzione e infatti il libro si chiude con ancora il protagonista rinchiuso a Guantánamo. 

          Il libro fornisce i dettagli degli interrogatori subiti dal protagonista: è stato vittima del trattamento speciale riservato ai presunti terroristi e voluto da Donald Rumsfeld negli anni della presidenza Bush; torture sia psicologiche che fisiche, tra cui l'alimentazione forzata anche con acqua di mare, molestie sessuali da parte dei suoi inquisitori donne, sottoposto a una finta esecuzione e ripetutamente picchiato, preso a calci in faccia, privato del sono e costretto a stare in posizioni scomode per giorni interi, segregazioni in celle a bassissima temperatura, privato di tutto, dall'igiene personale, alla preghiera, dal possedere alcunché, alla preghiera... il tutto senza mai essere accusato formalmente di nulla. La vicenda giudiziaria di Slahi inizia nel 2000 quando, dopo aver trascorso oltre un decennio lavorando come ingegnere in Germania e in Canada, Slahi torna in Mauritania. Qui viene arrestato due volte, sotto richiesta degli Usa, e viene interrogato per il suo presunto coinvolgimento nel Millenium Plot, una serie di attentati progettati da Al Qaeda per l’inizio del nuovo millennio. Slahi viene rilasciato una prima volta, per essere poi nuovamente fermato nel settembre 2001 in Mauritania e interrogato dall’Fbi in patria. Viene nuovamente rilasciato, ma a novembre la polizia mauritana lo preleva ancora una volta per un nuovo interrogatorio: Slahi questa volta finisce su un volo segreto della Cia che lo porta in Giordania, dove sarà interrogato per sette mesi. Slahi è vittima di un’extraordinary rendition e nemmeno la famiglia ha più idea di dove si trovi. Non tornerà più a casa. Dalla Giordania, un altro volo segreto della Cia lo porta questa volta in Afghanistan, nella base Usa di Bagram. Siamo a luglio 2002 e i fatti narrati nel diario di Slahi hanno inizio qui, mentre la scrittura del testo ha inizio nel 2005. Ad agosto 2002, Slahi è trasportato in aereo a Guantanamo, a Cuba, da dove non uscirà più. In questi 14 anni a Slahi non sono state formalizzate accuse di alcun tipo: la sua vita è stata rapita e portata al di fuori di ogni legge e buttata nel limbo della lotta al terrorismo dell’America di Bush e Obama, dove i diritti umani possono essere sospesi sulla base di nessuna prova. Il coinvolgimento di Slahi nei fatti che lo hanno visto protagonista involontario sono legati alla sua effettiva affiliazione con i mujaheddin – elemento che Slahi non ha mai negato – nei primi anni ’90 quando Slahi andò in Afghanistan per unirsi alla guerra contro l’Unione sovietica e ricevere addestramento in un campo di Al Qaeda. Le ultime attività di Slahi e il gruppo risalgono però al 1992, periodo in cui Al Qaeda era considerata ancora un alleato dagli Usa nella lotta anti-Urss. Da quel momento, i legami di Slahi con Al Qaeda si interrompono completamente fatto salvo contatti personali con ex-compagni di militanza. Nel frattempo Slahi è in carcere a Cuba da sei anni e solo nel 2008, quando la Corte Suprema degli Usa stabilisce che i detenuti di Guantanamo possono ricorrere contro la loro detenzione, il suo caso viene riaperto per una revisione. Nel marzo 2010 una corte federale ordina la scarcerazione di Slahi per mancanza di prove, per l’effettiva non affiliazione con Al Qaeda al momento dell’arresto e perché alcune confessioni di Slahi erano state ottenuto con la tortura. L’amministrazione Obama ha ricorso in appello contro la decisione. La svolta nella situazione di Slahi è avvenuta la scorsa estate, quando la Periodic Review Board, che ripercorre i casi dei singoli detenuti, ha ribadito come Slahi non rappresentasse alcuna minaccia per gli Usa e andasse di conseguenza liberato. 

          Sappiamo ora che il 14 luglio del 2016 a Slahi è stato approvato il rilascio dalla detenzione e che il 17 ottobre è stato liberato e ha avuto permesso di tornare a casa in Mauritania. In totale quest'uomo è stato rinchiuso, e torturato, senza accusa per quasi 14 anni. 

           La storia del diario è a sua volta incredibile: man mano che Slahi aggiungeva pagine alle sue memorie, queste venivano ritirate e poste sotto segreto: i legali e la famiglia di Slahi ha cercato per anni, senza successo, di ottenere il manoscritto di 466 pagne. Aclu, dopo un’estenuante battaglia legale a colpi di Freedom of Information Act, è riuscita a ottenere la desecretazione del testo, consegnato comunque pesantemente censurato. Il livello di cancellazione è tale che intere pagine del testo sono totalmente oscurate. 

          Credo che questo racconto scritto in prima persona sia un’opera irrinunciabile per comprendere la guerra al terrore di questi anni e i suoi abusi: pochi altri testi hanno una portata documentaristica e storica tale e possono offrire testimonianze dirette su alcune delle pagine più nere della storia recente degli Stati Uniti. 

          La lettura è complicata, difficile (per le molte note a corredo del testo che cercano di focalizzare gli avvenimenti storici a corredo), disturbante e ci vuole parecchio coraggio a leggere di uomini che applicano metodicamente e scientificamente la tortura verso altri uomini. Quello che ne emerge è la resistenza psicologia, più che fisica, di questo innocente che si è ritrovato rinchiuso e seviziato per quattordici anni della sua vita, senza praticamente nessun contatto umano se non quello dei suoi inquisitori e delle guardie che lo detenevano. 

          Due cose su tutte mi hanno profondamente colpito di questo libro: la prima è la grandissima e incrollabile umanità di questa persona e la sue fede che va al di là di qualsiasi punizione fisica e morale nonostante si sia ritrovato in balia e alla completa mercé dei suoi simili e la seconda è come la più grande potenza democratica al mondo possa aver concepito una simile barbarie come Guantánamo. 

          Una testimonianza che va al di là di qualsiasi parola.


          Voto: 3/5